L'
"A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI"
IDEALMENTE A FIANCO DELLA MAGISTRATURA NELL'EDITORIALE
SU GUIDA AL DIRITTO E NELLE AGENZIE DI STAMPA NAZIONALI
L’insediamento di un nuovo
Guardasigilli coincide ritualmente con l’amaro bilancio
circa gli atavici problemi della Giustizia italiana.
L’A.N.P.A.-Giovani Legali Italiani ritiene che l’ultima
legislatura sia stata scandita da proposte di legge
presentate sotto i migliori auspici e poi involutesi - sotto
il fuoco di schizofrenici emendamenti - in pessime
disposizioni normative.Tra queste, si può certamente
annoverare la riforma dell’ordinamento giudiziario,sulla
quale si erano viepiù attestate le speranze di chi avrebbe
voluto vedere substanziati quei principi
inviolabili della Difesa e del Cittadino di cui
all’art. 111 Cost.L’eventuale separazione delle carriere
tra Magistratura giudicante e requirente ,non poteva e non
può, tuttavia, prescindere dall’implementazione o
perlomeno dalla salvaguardia degli attuali parametri
Costituzionali di autonomia ed indipendenza degli Organi
Giudiziarî,quale ineliminabile contrappeso alla riforma
ordinamentale.Dal dato normativo sembrano emergere,
viceversa, apodittici intenti punitivi nei confronti della
Magistratura.Non deve stupire pertanto se l’Associazione
Nazionale Praticanti ed Avvocati ha inteso aderire -
idealmente e pubblicamente - allo sciopero dello scorso
Luglio indetto dalla Magistratura Associata a presidio
dell’Autonomia e della Libertà degli Organi Giudiziarî
che sono sinonimo di Garanzia anche per la Difesa ed i
Cittadini.Non vi è alcuno che possa credere che
l’enorme carico di processi pendenti (più di dieci
milioni tra civile, penale ed amministrativo) sia stato
causato dall’ordinamento giudiziario ad oggi ancora
vigente e non invece ,assai più ragionevolmente, dall’
ormai decennale carenza di risorse umane,e, per quanto
riguarda ad esempio più specificatamente il sistema penale,
da un codice di rito farraginoso ed infarcito di incoerenti
ed occasionali novelle legislative.E’ legittimo altresì
chiedersi cosa ne guadagnerà il Cittadino ,in termini
pragmatici dell’auspicabile più rapida definizione dei
processi, ad esempio dalla dimidiazione del rapporto del
singolo Magistrato con i mass media – la cui attività di
informazione dovrebbe essere per converso facilitata - o
ancora dalla gerarchizzazione delle Procure.Trattasi ,a
nostro parere, di riforme funzionali solo a dar corpo alle
pretese paraideologiche di chi ha utilizzato la riforma
ordinamentale quasi come una clava da brandire contro gli
Organi Giudiziarî.Vari sono infatti i punti che lasciano
interdetti:in primo luogo la previsione della obbligatorietà
dell’esercizio dell’azione disciplinare in capo al
Procuratore Generale della Cassazione, con il correlato
rischio che la sezione disciplinare del CSM vada in
poco tempo letteralmente in tilt ingolfata da centinaia di
procedimenti.Sul piano invece della progressione in carriera
dei Magistrati, la stessa appare irrimediabilmente
improntata ad un sistema concorsuale – rectius
concorsificio - che non sarà per sua natura capace di
scriminare i più capaci, ma magari solo quelli che
privilegiano lo studio rispetto all’efficienza in sede
lavorativa.Come A.N.P.A abbiamo per converso apprezzato
l’apertura all’Avvocatura dei Consigli Giudiziarî,ma
soprattutto, e finalmente, la formalizzazione
dell’intervento del C.N.F. - nostro Rappresentante
Istituzionale - in sede di Inaugurazione dell’Anno
Giudiziario.Tutto ciò premesso,sarebbe in ogni caso
opportuno quantomeno sospendere l’imminente entrata a
regime dei profili più contestati della Legge delega e dei
relativi decreti attuativi della riforma ordinamentale.In
materia penale persino singoli provvedimenti,ancorchè poco
attenzionati, hanno lasciato perplessi sul mero piano delle
più elementari garanzie Costituzionali.Ci riferiamo alla
legge n. 60 del 22 aprile 2005 che - nel recare assai
condivisibili disposizioni urgenti in materia di
impugnazione delle sentenze contumaciali e dei decreti di
condanna - ha introdotto anche un nuovo sistema di notifiche
all’imputato contumace non detenuto quantomeno
discutibile.Come Giovani Avvocati dell’A.N.P.A. abbiamo,
in prima persona, sollevato eccezioni di incostituzionalità,sulla
base del fatto che il nuovo art. 157 comma 8 bis c.p.p.
appare contrario in primis agli artt 24 comma 2 e 111 Cost.,
nonché all’art.6 par. 3 lett c della CEDU, nella parte in
cui non prevede che anche le successive notifiche - dopo la
prima - all’imputato contumace non detenuto che abbia
previamente dichiarato od eletto domicilio presso di sè,debbano
continuare ad essere anche ivi eseguite e non esclusivamente
presso il domicilio del proprio difensore. Meritoriamente più
di un Organo Giudicante, a tutti i livelli di Giurisdizione,
sembra ritenere prevalente la disposizione di cui all’art
161 c.p.p., e non quella di cui all’art. 157 comma 8 bis
c.p.p., così garantendo all’imputato contumace il diritto
alla “ conoscenza effettiva” statuito più volte anche
dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di
Strasburgo.Come in un de-crescendo rossiniano,è stata
apprestata la famigerata legge ex Cirielli ,che se da una
parte concede un evidente sconto prescrizionale a reati di
una certa rilevanza economico-sociale, dall’altro canto
appare spostare il carico sanzionatorio sulla cosiddetta
microcriminalità.Tralasciando per carità di Patria i
diversi profili di incostituzionalità più volte emersi in
ordine a questa normativa, non possiamo sottacere il nefasto
impatto che il nuovo istituto della recidiva avrà
soprattutto su coloro i quali risulteranno ancora di più
gravati dal sistema giudiziario e penitenziario.Se si
è dato il via ad una incessante politica legislativa in
tema di Giustizia, sul fronte dell’amnistia, altro grande
tema che si trascina oramai da troppi anni, si è preferito
soprassedere riproponendo il solito refrain afferente l’
auspicio che vengano ricostruiti nuovi luoghi di
detenzione.Si auspica che il nuovo Legislatore abbia la
forza morale e politica di porre mano ad un
improcrastinabile atto di umanità di fronte ad una
situazione di emergenza come quella attuale;se non si può
concordare con chi affermava che il processo è di per sé
già una pena, quasi volendo ritenere la sanzione penale un
optional, non si può non esprimere un anelito affinchè la
detenzione, troppo spesso trasformata in un inutile
supplizio fine a se stesso,venga ricondotta
costituzionalmente alla funzione rieducativa.Per quanto
riguarda gli altri settori del diritto,a fronte del carico
di contenzioso amministrativo che notoriamente si è
ridimensionato a seguito della meritoria legge n.205
del 2000, che ha devoluto la competenza afferente questioni
del pubblico impiego al giudice ordinario, la miniriforma
del rito civile non sarà certamente parimenti risolutiva
come lo sarebbe stata la riforma Vaccarella su cui
l’Avvocatura aveva riposto fondate ed unanimi speranze.In
ordine ai temi cari alla classe forense, non possiamo non
dare voce a chi avverte i troppi oneri burocratici
(privacy,sicurezza ed antiriciclaggio), che negli ultimi
tempi si sono pesantemente attestati sulla nostra
professione.Nel quadro di una comunque improcrastinabile
riforma dell’ordinamento forense sarebbe auspicabile
introdurre un principio di assoluta esclusività per chi
esercita la professione forense, rendendola incompatibile
con qualunque tipo di altra attività pubblica e/o
privata.Una sentita esigenza dai Giovani Legali Italiani
dell’ A.N.P.A. è quella relativa alla rimodulazione
dell’esame forense ,attualmente a dir poco iniquo ed
insostenibile, sia per quanto riguarda l’oscura procedura
di individuazione delle sedi di correzione,sia per quanto
afferisce ai tempi biblici per conoscere i risultati
degli scritti.Nondimeno è necessario valorizzare
ulteriormente il patrocinio legale ed estendere la difesa
d’ufficio in favore dei praticanti abilitati in tutti i
Fori Italiani,contrastare in modo scevro di indulgenze
la presenza dei praticanti fittizi nei Registri
Speciali,abolire qualunque limite di anzianità
professionale per il gratuito patrocinio, nonché infine
accantonare qualunque tipo di ipotesi circa una
possibile verifica concorsuale - a carico dei Giovani
Avvocati -per accedere al Patrocinio in Cassazione.Per
quanto riguarda più in generale la riforma delle libere
professioni, l’A.N.P.A.- Giovani Legali Italiani ha
sottoscritto,congiuntamente alle associazioni nazionali
degli altri Giovani Professionisti (Associazione
Giovani Medici Italiani,Movimento Nazionale Liberi
Farmacisti,giovani ingegneri dell’ Associazione
Professionisti Europei e Comitato di Difesa degli interessi
degli Architetti) un Manifesto unitario che punta -tra le
altre cose- ad un sistema tariffario vicino alle nuove leve
che permetta loro un più rapido accesso all’attività
professionale sotto il profilo sostanziale e non solo sotto
quello formale.Troppe volte la politica forense si è
impantanata in poco sentite diatribe riguardanti i massimi
sistemi (magari di rappresentanza politica),allontanandosi
dai problemi veri relativi alla progressiva riduzione del
campo di agibilità professionale che gli avvocati stanno
subendo quotidianamente (ad esempio il cd
“indennizzo diretto”).Non può essere senza meno negata
la necessità, avvertita dalla base della classe forense,
affinchè si individui un nuovo criterio meritocratico per
la selezione e la ri-qualificazione della magistratura
onoraria.L’ ”A.N.P.A. (Associazione Nazionale Praticanti
ed Avvocati)- Giovani Legali Italiani”, arricchita
statutariamente nel suo acronimo per esteso e rinnovata in
alcune sue cariche sociali biennali,auspica una
maggiore coesione da parte di tutte le voci che compongono
l’Avvocatura italiana;bisognerebbe ,invero, prendere a
modello l’Associazione Nazionale Magistrati che
è sempre riuscita - pur nell’ essenziale distinzione
interna di sensibilità e valutazioni - a trovare al suo
interno quell’ unità sostanziale che la fa
assurgere quale unica ed autorevole portavoce della
Magistratura Italiana.
Gaetano Romano
Presidente “A.N.P.A.
(Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati) – Giovani
Legali Italiani”
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Dall'agenzia di stampa apcom:
GIUSTIZIA/ GIOVANI AVVOCATI:
GRAVE ERRORE SCIOPERO PENALISTI
"Avvocatura non si trasformi in 'guardiano'
riforma"
26-06-2006 13:41
Roma, 26 giu. (Apcom) - E' "un grave errore" lo
sciopero procolamato per domani dagli avvocati penalisti
contro il ddl che punta a sospendere l'efficacia di alcune
delle norme della riforma dell'ordinamento giudiziario. I
giovani legali dell'Anpa prendono così le distanze
dall'iniziativa dell'Unione delle Camere Penali. "Il
reiterarsi cdelle astensioni - premettono - determina un
depotenziamento dell'istituto del diritto allo sciopero e
dei suoi effetti".
"Peraltro - sottolinea ancora il leader dei giovani
avvocati Gaetano Romano - il fatto di indire uno sciopero
contro il ddl che sospenderà i punti più controversi della
riforma dell'ordinamento giudiziario conferisce
involontariamente a chi ha proposto l'astensione il poco
invidiabile ruolo di 'guardiano' della riforma. Non è
possibile - aggiunge - scioperare per tre anni contro una
riforma e poi nella successiva legislatura astenersi dalle
udienze contro la decisione del nuovo governo di cancellare
sostanzialmente la stessa riforma".
I giovani legali italiani rivendicano di continuare
"coerentemente" a contrapporsi alla riforma e
plaudono all'iniziativa del ministro della Giustizia
Clemente Mastella "tesa a porre nel nulla una riforma
ordinamentale che era stata avversata da tutti gli operatori
della giustizia".