L' "A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI"  IDEALMENTE A FIANCO DELLA MAGISTRATURA  NELL'EDITORIALE SU GUIDA AL DIRITTO E NELLE AGENZIE DI STAMPA NAZIONALI
 
 
 
 
 
Da Guida al Diritto del 17.06.06 n.24 pg 15 http://www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com/
 
L’insediamento di un nuovo Guardasigilli coincide ritualmente con l’amaro bilancio circa gli atavici problemi della  Giustizia italiana. L’A.N.P.A.-Giovani Legali Italiani ritiene che l’ultima legislatura sia stata scandita da proposte di legge presentate sotto i migliori auspici e poi involutesi - sotto il fuoco di schizofrenici emendamenti - in pessime disposizioni normative.Tra queste, si può certamente annoverare la riforma dell’ordinamento giudiziario,sulla quale si erano viepiù attestate le speranze di chi avrebbe voluto vedere  substanziati   quei principi inviolabili della Difesa e del Cittadino di cui  all’art. 111 Cost.L’eventuale separazione delle carriere tra Magistratura giudicante e requirente ,non poteva e non può, tuttavia, prescindere dall’implementazione o perlomeno dalla salvaguardia degli attuali parametri Costituzionali di autonomia ed indipendenza degli Organi Giudiziarî,quale ineliminabile contrappeso alla riforma ordinamentale.Dal dato normativo sembrano emergere, viceversa, apodittici intenti punitivi nei confronti della Magistratura.Non deve stupire pertanto se l’Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati ha inteso aderire - idealmente e pubblicamente - allo sciopero dello scorso Luglio indetto dalla Magistratura Associata a presidio dell’Autonomia e della Libertà degli Organi Giudiziarî che sono sinonimo di Garanzia anche per la Difesa ed i Cittadini.Non vi è alcuno che possa  credere che l’enorme carico di processi pendenti (più di dieci milioni tra civile, penale ed amministrativo) sia stato causato dall’ordinamento giudiziario ad oggi ancora vigente e non invece ,assai più ragionevolmente, dall’ ormai decennale carenza di risorse umane,e, per quanto riguarda ad esempio più specificatamente il sistema penale, da un codice di rito farraginoso ed infarcito di incoerenti  ed occasionali novelle legislative.E’ legittimo altresì chiedersi  cosa ne guadagnerà il Cittadino ,in termini pragmatici dell’auspicabile più rapida definizione dei processi, ad esempio dalla dimidiazione del rapporto del singolo Magistrato con i mass media – la cui attività di informazione dovrebbe essere per converso facilitata - o ancora dalla gerarchizzazione delle Procure.Trattasi ,a nostro parere, di riforme funzionali solo a dar corpo alle pretese paraideologiche di chi ha utilizzato la riforma ordinamentale quasi come una clava da brandire contro gli Organi Giudiziarî.Vari sono infatti i punti che lasciano interdetti:in primo luogo la previsione della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione disciplinare in capo al Procuratore Generale della Cassazione, con il correlato rischio  che la sezione disciplinare del CSM vada in poco tempo letteralmente in tilt ingolfata da centinaia di procedimenti.Sul piano invece della progressione in carriera  dei Magistrati, la stessa appare irrimediabilmente improntata ad un sistema concorsuale – rectius concorsificio - che non sarà per sua natura  capace di scriminare i più capaci, ma magari solo quelli che privilegiano lo studio rispetto all’efficienza in sede lavorativa.Come A.N.P.A abbiamo per converso apprezzato l’apertura all’Avvocatura dei Consigli Giudiziarî,ma soprattutto, e finalmente, la formalizzazione dell’intervento del C.N.F. - nostro Rappresentante Istituzionale - in sede di Inaugurazione dell’Anno Giudiziario.Tutto ciò premesso,sarebbe in ogni caso opportuno quantomeno sospendere l’imminente entrata a regime dei profili più contestati della Legge delega e dei relativi decreti attuativi della riforma ordinamentale.In materia penale persino singoli provvedimenti,ancorchè poco attenzionati, hanno lasciato perplessi sul mero piano delle più elementari garanzie Costituzionali.Ci riferiamo alla legge n. 60 del 22 aprile 2005 che - nel recare assai condivisibili disposizioni urgenti in materia di impugnazione delle sentenze contumaciali e dei decreti di condanna - ha introdotto anche un nuovo sistema di notifiche all’imputato contumace non detenuto quantomeno discutibile.Come Giovani Avvocati dell’A.N.P.A. abbiamo, in prima persona, sollevato eccezioni di incostituzionalità,sulla base del fatto che il nuovo art. 157 comma 8 bis c.p.p. appare contrario in primis agli artt 24 comma 2 e 111 Cost., nonché all’art.6 par. 3 lett c della CEDU, nella parte in cui non prevede che anche le successive notifiche - dopo la prima - all’imputato contumace non detenuto che abbia previamente dichiarato od eletto domicilio presso di sè,debbano continuare ad essere anche ivi eseguite e non esclusivamente  presso il domicilio del proprio difensore. Meritoriamente più di un Organo Giudicante, a tutti i livelli di Giurisdizione, sembra ritenere prevalente la disposizione di cui all’art 161 c.p.p., e non quella di cui all’art. 157 comma 8 bis c.p.p., così garantendo all’imputato contumace il diritto alla “ conoscenza effettiva” statuito più volte anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.Come in un de-crescendo rossiniano,è stata apprestata la famigerata legge ex Cirielli ,che se da una parte concede un evidente sconto prescrizionale a reati di una certa rilevanza economico-sociale, dall’altro canto appare spostare il carico sanzionatorio sulla cosiddetta microcriminalità.Tralasciando per carità di Patria i diversi profili di incostituzionalità più volte emersi in ordine a questa normativa, non possiamo sottacere il nefasto impatto che il nuovo istituto della recidiva avrà  soprattutto su coloro i quali risulteranno ancora di più gravati dal sistema  giudiziario e penitenziario.Se si è dato il via ad una incessante politica legislativa in tema di Giustizia, sul fronte dell’amnistia, altro grande tema che si trascina oramai da troppi anni, si è preferito soprassedere riproponendo il solito refrain afferente l’ auspicio che vengano ricostruiti nuovi luoghi di detenzione.Si auspica che il nuovo Legislatore abbia la forza morale e politica di porre mano ad un improcrastinabile atto di umanità di fronte ad una situazione di emergenza come quella attuale;se non si può concordare con chi affermava che il processo è di per sé già una pena, quasi volendo ritenere la sanzione penale un optional, non si può non esprimere un anelito affinchè la detenzione, troppo spesso trasformata in un inutile supplizio fine a se stesso,venga ricondotta costituzionalmente alla funzione rieducativa.Per quanto riguarda gli altri settori del diritto,a fronte del carico di contenzioso amministrativo che notoriamente si è ridimensionato a seguito della meritoria  legge n.205 del 2000, che ha devoluto la competenza afferente questioni del pubblico impiego al giudice ordinario, la miniriforma del rito civile non sarà certamente parimenti risolutiva come lo sarebbe stata la riforma Vaccarella su cui l’Avvocatura aveva riposto fondate ed unanimi speranze.In ordine ai temi cari alla classe forense, non possiamo non dare voce a chi avverte i troppi oneri burocratici (privacy,sicurezza ed antiriciclaggio), che negli ultimi tempi si sono pesantemente attestati sulla nostra professione.Nel quadro di una comunque improcrastinabile riforma dell’ordinamento forense sarebbe auspicabile introdurre un principio di assoluta esclusività per chi esercita la professione forense, rendendola incompatibile con qualunque tipo di altra attività pubblica e/o privata.Una sentita esigenza dai Giovani Legali Italiani dell’ A.N.P.A. è quella relativa alla rimodulazione dell’esame forense ,attualmente a dir poco iniquo ed insostenibile, sia per quanto riguarda l’oscura procedura di individuazione delle sedi di correzione,sia per quanto afferisce  ai tempi biblici per conoscere i risultati degli scritti.Nondimeno è necessario valorizzare ulteriormente il patrocinio legale ed estendere la difesa d’ufficio in favore dei praticanti abilitati in tutti i Fori Italiani,contrastare  in modo scevro di indulgenze la presenza dei praticanti fittizi nei Registri Speciali,abolire qualunque limite di anzianità professionale per il gratuito patrocinio, nonché infine accantonare qualunque tipo di ipotesi  circa una possibile verifica concorsuale - a carico dei Giovani Avvocati -per accedere al Patrocinio in Cassazione.Per quanto riguarda più in generale la riforma delle libere professioni, l’A.N.P.A.- Giovani Legali Italiani ha sottoscritto,congiuntamente alle associazioni nazionali degli altri Giovani Professionisti (Associazione  Giovani Medici Italiani,Movimento Nazionale Liberi Farmacisti,giovani ingegneri dell’ Associazione Professionisti Europei e Comitato di Difesa degli interessi degli Architetti) un Manifesto unitario che punta -tra le altre cose- ad un sistema tariffario vicino alle nuove leve che permetta loro un più rapido accesso all’attività professionale sotto il profilo sostanziale e non solo sotto quello formale.Troppe volte la politica forense si è impantanata in poco sentite diatribe riguardanti i massimi sistemi (magari di rappresentanza politica),allontanandosi dai problemi veri relativi alla progressiva riduzione del campo di agibilità professionale che gli avvocati stanno subendo  quotidianamente (ad esempio il cd “indennizzo diretto”).Non può essere senza meno negata la necessità, avvertita dalla base della classe forense, affinchè si individui un nuovo criterio meritocratico per la selezione e la ri-qualificazione della magistratura onoraria.L’ ”A.N.P.A. (Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati)- Giovani Legali Italiani”, arricchita statutariamente nel suo acronimo per esteso e rinnovata in alcune  sue cariche sociali biennali,auspica una maggiore coesione da parte di tutte le voci che compongono l’Avvocatura italiana;bisognerebbe ,invero, prendere a modello  l’Associazione Nazionale Magistrati che  è sempre riuscita - pur nell’ essenziale distinzione interna di sensibilità e valutazioni - a trovare al suo interno quell’ unità sostanziale che la fa  assurgere quale unica ed autorevole portavoce della Magistratura Italiana.
 
Gaetano Romano
 
Presidente “A.N.P.A. (Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati) – Giovani Legali Italiani”
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Dall'agenzia di stampa apcom:
 
GIUSTIZIA/ GIOVANI AVVOCATI: GRAVE ERRORE SCIOPERO PENALISTI
"Avvocatura non si trasformi in 'guardiano' riforma"
26-06-2006 13:41
 

Roma, 26 giu. (Apcom) - E' "un grave errore" lo sciopero procolamato per domani dagli avvocati penalisti contro il ddl che punta a sospendere l'efficacia di alcune delle norme della riforma dell'ordinamento giudiziario. I giovani legali dell'Anpa prendono così le distanze dall'iniziativa dell'Unione delle Camere Penali. "Il reiterarsi cdelle astensioni - premettono - determina un depotenziamento dell'istituto del diritto allo sciopero e dei suoi effetti".
"Peraltro - sottolinea ancora il leader dei giovani avvocati Gaetano Romano - il fatto di indire uno sciopero contro il ddl che sospenderà i punti più controversi della riforma dell'ordinamento giudiziario conferisce involontariamente a chi ha proposto l'astensione il poco invidiabile ruolo di 'guardiano' della riforma. Non è possibile - aggiunge - scioperare per tre anni contro una riforma e poi nella successiva legislatura astenersi dalle udienze contro la decisione del nuovo governo di cancellare sostanzialmente la stessa riforma".
I giovani legali italiani rivendicano di continuare "coerentemente" a contrapporsi alla riforma e plaudono all'iniziativa del ministro della Giustizia Clemente Mastella "tesa a porre nel nulla una riforma ordinamentale che era stata avversata da tutti gli operatori della giustizia".