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L'A.N.P.A. SU GUIDA AL DIRITTO n. 01/2006 SU TARIFFE FORENSI E CONCORRENZA A DIFESA DEI PRATICANTI E DEI GIOVANI AVVOCATI ITALIANI

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Qui di seguito l' Editoriale del Presidente Nazionale A.N.P.A.

 

Lo scorso 13 Luglio la Commissione Europea ha attivato una procedura d’ infrazione per quanto riguarda l’inderogabilità dei tariffari stragiudiziali forensi.A questa si è aggiunta recentemente una supplementare lettera di messa in mora, sempre da parte del commissario europeo al Mercato interno Charlie McCreevy, allargata questa volta anche alle tariffe giudiziali per violazione dei principi comunitari in tema di libertà di prestazione dei servizi e libertà di stabilimento (rispettivamente artt. 49 e 43 dei Trattati UE).Un altro forte impulso comunitario è stato dato dalla proposta di direttiva sulla creazione di un mercato unico dei servizi (cd “Bolkstein”) approvata in prima lettura dalla Commissione per il Mercato Interno e per la Protezione dei consumatori del Parlamento Europeo.In attesa di essere posto all’attenzione della prossima sessione plenaria del Parlamento europeo, il testo emendato ha salvaguardato il principio ispiratore secondo cui chi presta un servizio professionale deve osservare le regole del paese d'origine pur temperandolo con la possibile supervisione del paese di destinazione su alcune materie di interesse pubblico.In questo contesto, a livello nazionale l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – dopo che nell’ultimo biennio erano stati ben sei i moniti rimasti inascoltati - ha segnalato ancora una volta l’ eccessiva regolamentazione dei servizi professionali in particolare per quanto riguarda le aree critiche individuate nei codici deontologici,nelle società di capitale,nella pubblicità,nelle tariffe  e nell’ accesso.Se per le prime tre aree citate in verità potremmo condividere la difesa della specificità della professione forense,in ordine agli ultimi due temi assai contrastanti sono le sensibilità e le esigenze delle diverse sfere generazionali dell’avvocatura italiana.Mai come in questo momento infatti la frattura interprofessionale tra giovani avvocati e Colleghi più esperti è dettata da opposti, ma non per questo inconciliabili, interessi.Non vi è più alcuno che ragionevolmente creda al mito di una categoria forense coesa - soprattutto sotto il profilo politico-elettorale - a difesa dell’esistente  (si veda il recente articolo di Franco Stafanoni apparso sul settimanale “Il Mondo” dal titolo: “Tutti insieme ma contro tutti:le grande guerre tra gli avvocati”).Un esempio emblematico dell’assoluto disinteresse dell’avvocato comune per i temi in discussione è la tanto decantata mobilitazione nazionale dell’avvocatura contro i paventati  attacchi esterni all’attuale struttura ordinistica.Se i 160.000 avvocati italiani, ma soprattutto le decine di migliaia di iscritti all’albo forense romano, avessero davvero a cuore ad esempio l’inderogabilità delle tariffe forensi, gli organizzatori avrebbero potuto contare su una forza numerica tale da apprestare una imponente manifestazione di piazza, senza dovere ripiegare su un cinema romano. L’A.N.P.A. ha ritenuto di schierarsi comunque dalla parte dei giovani e quindi non parteciparvi.Non è chi non veda come il mantenimento degli attuali vincoli tariffari possa essere guardato con favore da chi appartiene alla cosiddetta categoria degli insider, ovvero da chi negli anni si è già affermato nell’attività forense, rispetto agli outsider, ovvero i giovani avvocati che naturalmente cercano di ritagliarsi un proprio spazio nel mercato professionale.A chi ,come noi, chiedeva una maggiore attenzione verso i giovani avvocati in materia previdenziale  è stato giustamente fatto presente che il maggiore gettito alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense  proviene dai contributi dei Colleghi più esperti; è tuttavia legittimo chiedersi se non sia ragionevole creare i presupposti strutturali per garantire alle nuove leve più eque opportunità professionali.E’ ovvio infatti che l’ipotetico cliente ,a parità di tariffa praticata dal professionista, si affidi al Collega più navigato.D’altro canto i parametri professionali che potrebbero sicuramente far pendere la bilancia per i servizi legali offerti dai giovani avvocati ( frequenza di master, maggiore conoscenza delle lingue straniere e dei sistemi informatici) di solito rimangono colpevolmente sconosciuti all’utenza.La classe forense - alla stessa stregua delle altre libere professioni - mostra le inevitabili crepe tra chi difende, a torto o ragione, lo status quo e chi invece ha interesse a rendere più elastico l’accesso alla professione sia sotto il profilo formale (esame di abilitazione), sia sotto quello sostanziale (acquisizione di un proprio “pacchetto clienti”). Una coraggiosa apertura al cambiamento eviterebbe l’inevitabile imposizione della deregulation del sistema ordinistico sia da parte dell’U.E., sia dall’Autorità Garante per la Concorrenza e Mercato attraverso la minacciata disapplicazione delle norme interne contrarie a quelle di cui ai Trattati Comunitari.A nostro modesto parere è lapalissiano come siano destituiti di fondamento gli assunti a difesa del vincolo tariffario secondo i quali lo stesso permetterebbe di tutelare il cliente da onorari incontrollati. E’ noto infatti come il cliente non solo possa agire innanzi al Consiglio dell’Ordine di riferimento avverso tariffe abusive, ma sia tutelato dal rischio di prestazioni di bassa qualità praticate dal professionista intellettuale attraverso la previsione di rigorose  norme in tema di accesso e di responsabilità professionale.Se ciò non rispondesse a verità che senso avrebbe, al di là dei pur fondamentali dettami costituzionali, mantenere un esame di Stato attesa l’asserita inadeguatezza del medesimo a scriminare i professionisti idonei ad offrire una prestazione di accettabile qualità, da quelli che non sono parimenti affidabili? A meno di volere smentire il noto principio del “tertium non datur” di cui alla “Metafisica” di Aristotele,o l’uno o l’altro:o l’esame di abilitazione è il filtro essenziale per evitare la cd concorrenza selvaggia, oppure non rappresenta un mezzo adeguato per qualificare l’idoneità di un candidato ad esercitare la professione forense.Continuare a ripetere che la fissazione ex ante dei tariffari minimi è la garanzia per evitare servizi professionali di basso livello, significa dare ampia eco a chi - non certo noi - propugna l’abolizione tout court dell’esame di Stato.Ritenere altresì che slegare l’ avvocato dai vincoli tariffari possa portare ad un decadimento qualitativo dei servizi legali resi, equivale a negare il principio ,inverato nei decenni, per cui la libera concorrenza ha sempre portato all’innalzamento del profilo qualitativo dei beni offerti (intellettuali o materiali che siano).E’ necessario quindi che la variabile “tariffa” possa e debba crescere ex post in modo direttamente proporzionale alla variabile “qualità della prestazione”. Appare quantomeno incongruo peraltro utilizzare la comune dizione “liberalizzazione selvaggia” che discenderebbe dall’equiparazione tra professionista intellettuale ed imprenditore.Pur volendo sorvolare sull’evidente ossimoro “liberalizzazione selvaggia”, atteso che quando vi è liberalizzazione  non esistono monopoli od oligopoli (essi sì selvaggi), nondimeno queste sono le medesime ragioni - riciclate per l’occasione - che venivano portate a supporto contro gli asseriti “pericoli” delle liberalizzazioni in tema di monopoli pubblici delle telecomunicazioni o dell’energia.Nel libro Lobby d’Italia il Professor Giavazzi, nel parlare espressamente di “tappi” all’espansione della concorrenza da parte delle lobbies corporative che sarebbero secondo lui rappresentate dagli Ordini Professionali, ripropone la necessità di una riscoperta dell’adrenalina della concorrenza.Ciò che per l’A.N.P.A. è indispensabile fare è adoperarsi per la riforma delle libere professioni senza la quale, come giustamente sottolineato dal Presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo all’Assemblea Generale del 26.05.2005, “si rafforza la convinzione che l’Italia sia il regno delle corporazioni intoccabili”.E’ sicuramente encomiabile chi all’interno della classe forense disquisisce sulla natura imprenditoriale o meno dell’attività professionale svolta, ma tale esercizio meramente dialettico rischia di diventare purtroppo ,non solo inutile, ma antistorico quando già a livello europeo è stata sancita l’identità tra libera professione ed impresa ed il mercato italiano dei servizi legali nei prossimi anni rischia di essere preda dei grandi e strutturati studi professionali stranieri.A nostro modesto parere si pecca di poco pragmatismo quando ci si arrocca nel “fortino” a difesa dello status quo favorendo così nei fatti l’accellerazione del pressing politico, sociale ed economico sugli Ordini Professionali che così rischiano di scomparire per la loro incapacità di autoriformarsi.Salvo poche posizioni oltranziste che vorrebbero l’abolizione del sistema ordinistico, i Giovani Legali, come espressamente confermato dall’A.N.P.A. agli inviati per il recente servizio giornalistico sulle libere professioni di Ballarò su Rai Tre,  propendono per un possibile alleggerimento delle competenze degli Ordini Professionali tese al controllo della deontologia e dell’aggiornamento degli avvocati.Ribadiamo l’orgoglio e la necessità di appartenere e difendere un Ordine Professionale, ma ciò non vuol dire che la professione forense non debba trovare in sé la forza per rinnovarsi a favore di noi Giovani.Se l’alternativa è abolire gli Ordini o riformarli, l’ Associazione Nazionale che riunisce  Praticanti e Giovani Avvocati propende per la seconda opzione. Chi difende pervicacemente l’esistente, anche se in modo inconsapevole, paradossalmente agevola lo smantellamento degli Ordini professionali. 
                                                             Gaetano Romano

Presidente Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati