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EDITORIALE DELLA VICEPRESIDENTESSA NAZIONALE AVV. GUALDINI SULLE RIFORME DELLA GIUSTIZIA DEL GOVERNO
 
 
 

Qui di seguito l' Editoriale sulle riforme sulla Giustizia del VicePresidente Nazionale A.N.P.A. Avv. Maria Gualdini

Prima pagina di "Quotidiano Professionisti" del 10.01.2006
www.quotidianoprofessionisti.it

Titolo:

A.N.P.A.:Governo miope in tema di giustizia

Parlare di giustizia o meglio di riforma della giustizia appare, almeno negli ultimi tempi, come una sorta di beffardo eufemismo, posto che anche le proposte di legge presentate con i migliori intenti si sono rivelate poi, a furia di emendamenti e di correzioni più o meno opportunistiche ( a volte semplicemente dettate per placare una determinata platea politica), in realtà portatrici di un ingiusto giustizialismo.Tra queste sicuramente la riforma dell’ordinamento giudiziario,a cui l’A.N.P.A aveva creduto, nella speranza di veder concretizzati quei principi inviolabili della difesa cristallizzati nella nostra Carta Costituzionale all’art. 111.Proprio in virtù del principio della parità tra accusa e difesa dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale auspicavamo la separazione della carriere tra funzione giudicante e requirente.Portavamo innanzi questa battaglia convinti che l’unico processo giusto potesse essere, posto la fallibilità dello scibile umano, quello che rispondesse al principio di legalità, garantendo ad ogni essere umano da una parte la presenza di un giudice scevro da ogni pregiudizio e dall’altra un pubblico ministero forte, capace di rispondere alla elevata funzione a cui è chiamato: assicurare la giustizia, garantendo la raccolta di tutti gli elementi probatori non solo a carico ma anche a favore dell’indagato/imputato. Per tale ragione, i Giovani Avvocati dell’A.N.P.A, quando si sono accorti che il testo della riforma, più che ovviare a tali storture legislative, era diretto a compromettere il vulnus della magistratura ossia il principio di imparzialità e indipendenza, e che nel DDL di riforma si ravvisavano intenti punitivi nei confronti degli organi giudiziari, sconfessava tale testo e si univa idealmente all’Associazione Nazionale Magistrati ed allo sciopero di protesta allora proclamato per il 14.07.05.Nel comunicato stampa ripreso dalle agenzie di stampe nazionali confermavamo che soprattutto per noi Giovani Legali Italiani l’Autonomia e la Libertà della Magistratura sono sinonimo di Garanzia anche per la Difesa e per i Cittadini.Non si è pensato a rendere più celere il processo penale attraverso le improcrastinabili modifiche al codice di procedure penale, ma si è pensato erroneamente che la colpa dell’enorme carico di processi pendenti fossero causa dell’attuale sistema giudiziario.Cosa ne guadagnerà il processo penale a seguito della limitazione del rapporto del singolo magistrato con gli organi di informazione o ancora della gerarchizzazione delle procure? Vari sono infatti i punti che preoccupano principalmente:innanzitutto la previsione sostanziale della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale solo nelle mani del procuratore capo, con il rischio di una gerarchizzazione della procura, la qual cosa minerebbe l’indipendenza di ogni singolo sostituto procuratore relegandolo alla stregua di un mero esecutore di direttive.Nondimeno c’è il concreto rischio che alcuni reati vengano perseguiti ed altri possano cadere “inesorabilmente” in prescrizione.Sul piano invece della progressione di carriera dei magistrati, la stessa appare irrimediabilmente improntata ad un sistema concorsuale che non è sempre capace di scriminare i più capaci ma magari solo quelli che hanno privilegiato lo studio rispetto alla efficienza in sede lavorativa. Molte perplessità si attestano altresì in ordine all’introduzione del colloquio psicologico: qualora infatti venisse utilizzato come mero strumento di selezione si potrebbere prestare ad abusi non potendosi ritenere la psicologia una scienza esatta. Inoltre crediamo che la psicologia possa essere un valido strumento qualora venisse impiegata nel contesto lavorativo, sia per favorire le sinergie con gli altri, sia per affrontare le ansie e le paure a cui spesso i garanti della giustizia (penso a magistrati impegnati in indagini delicate e soventi pericolose) sono lasciati in balia di loro stessi. Positiva è invece la previsione dell’obbligatorieta della formazione che vorremo a breve istituita anche per gli avvocati ( onere già peraltro previsto nei rispettivi statuti costituitivi di alcune associazioni di professionisti quali quella dei consulenti tributari). Abbiamo altresì apprezzato la stigmatizzazione degli illeciti disciplinari, a cui si è giunti attingendo, per par condicio, dalla giurisprudenza disciplinare del CSM e da quella forense delle Sezioni Unite della Cassazione nonché dal codice etico approntato dalla Associazione Nazionale Magistrati e l’apertura all’avvocatura dei Consigli Giudiziari, nonché la figura del dirigente per una migliore ottimizzazione dei carichi di lavori e delle risorse umane nella maggiori procure.
La (mancata vera) riforma dell’ordinamento giudiziario non è stata l’unica deformazione legislativa che il legislatore ha partorito nel corrente quinquennio.Come appendice di una politica in tema di giustizia miope ed a senso unico è stata apprestata la famigerata legge ex Cirielli, legge ingiusta che se da una parte concede un evidente sconto prescrizionale a reati di una certa rilevanza economico-sociale, quali i reati societari, bancari,etc, dall’altro canto pare inasprire il peso sanzionatorio sulla cosidetta microcriminalità, portando tra l’altro il termine prescrizionale da cinque a sei gli anni per i delitti e da due a quattro per le contravvenzioni. Non sfuggono alcune evidenti incoerenze legislative come ad esempio la previsione di un termine di prescrizione doppio rispetto al massimo della pena prevista cosicché in alcuni reati come quello di sequestro a scopo di estorsione, vi sarebbe un termine di prescrizione di sessant’anni.Ancora più clamorosa l’ incostituzionalità della normativa laddove prevede l’applicazione della presente legge anche ad ipotesi di reato verificatosi precedentemente, con buona pace del principio di irretroattività della legge penale e dell’art. 25, 2 comma, della Costituzione che sancisce che “ nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. Senza parlare del nuovo istituto della recidiva che colpisce senza distinguo tutti ivi comprese anche le persone più deboli e schiacciate dal sistema giudiziario e penitenzario equiparate ai deliquenti professionali, abituali o per tendenza. Per carità di Patria evitiamo di rilevare l’altra eccezione di anticostituzionalità laddove si è disciplinato la prescrizione esclusivamente per i procedimenti in primo grado, ed all’interno di questa fase processuale, solo per quelli la cui apertura, alla entrata in vigore della legge Cirielli, del dibattimento non sia stata celebrata. Ci duole affermare che piuttosto che partorire leggi siffatte, prodotte della fretta e del pressapochissmo quando non dalle convenienze del momento, sarebbe stato meglio non averne alcuna. Se da una parte si è dato il via ad una incessante politica legislativa in tema di giustizia schizofrenica ed incoerente, sul fronte dell’amnistia, altro grande tema che attanaglia il clima giudiziario, si è preferito soprassedere riproponendo la preferenza per la costruzioni di nuovi luoghi di detenzione che non vedranno la luce, e qualora davvero vedano la luce, non certo nell’immediato.L’amnistia deve presiedere, a parere dell’Associazione Nazionale dei Praticanti e dei Giovani Avvocati, ad un atto di umanità di fronte ad una situazione di resipiscenza del condannato detenuto e non ad una scelta indistinta di massa; allora meglio utilizzare l’indulto. Certamente non può essere ancora tollerata una situazione come quella attuale:se non si può concordare con chi afferma che il processo di per sé è già una pena, quasi volendo ritenere la pena un optional, si rende necessario che la detenzione venga resa funzionale alla rieducazione e non ad un inutile supplizio fine a se stesso.L’A.N.P.A. auspica infine in questo clima di grave disorientamento che sta vivendo tutto il settore giustizia una maggiore responsabilità e coesione da parte di tutte le voci che compongono l’avvocatura italiana; bisognerebbe prendere insegnamento dall’Associazione Nazionale Magistrati che è sempre riuscita, pur nella essenziale distinzione interna di sensibilità e valutazioni, a trovare sempre al suo interno quella unità sostanziale che la fa assurgere quale unica ed indiscussa portavoce della Magistratura Italiana.

Avv. Maria Gualdini
VicePresidentessa Nazionale Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati.