Con decisione assembleare l' "A.N.P.A.-GIOVANI
LEGALI ITALIANI" si è trasformata in "UNIONE GIOVANI
AVVOCATI ITALIANI".
Continueremo la difesa dei
Praticanti, aspiranti e Giovani Avvocati.
C'E UN GRANDE FUTURO
NEL NOSTRO PASSATO.
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DALL’ “A.N.P.A.- GIOVANI
LEGALI ITALIANI” ALL’ “UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI” :
SI MODERNIZZA L’ASSOCIAZIONE DEI GIOVANI AVVOCATI
PUNTANDO SULLA TUTELA DELLE DONNE, DEI
CITTADINI-CONSUMATORI E SUL SUPERAMENTO DEGLI ORDINI
PROFESSIONALI
“Dopo più di dieci anni l’ “A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI
ITALIANI” cambia denominazione e diventa U.G.A.I. (Unione
Giovani Avvocati Italiani) mantenendosi come l’unica
associazione forense italiana aperta ai praticanti ed ai
giovani avvocati (che non siano iscritti da più di otto
anni all’ albo professionale).
L’ ultima assemblea
dei soci ha deliberato una svolta epocale per
l’associazione ; l’U.G.A.I. continuerà sulla strada che ha
permesso all’ “A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI” di
rendersi così popolare anche nella pubblica opinione.
Ricordiamo -limitatamente agli ultimi anni - le battaglie
in favore della Legge Bersani e quindi anche dei
consumatori e dei Giovani Avvocati , l’avere reso pubblico
lo scandalo degli esami forensi del 2007 che ha dato il
via ad indagini di varie procure italiane, la
collaborazione con le maggiori associazioni dei
consumatori fino ad arrivare alla difesa mediatica , anche
in una recente puntata di “Domenica In” , del medico del
Reality Grande Fratello “attenzionata” dall’ Ordine dei
Medici per un presunto comportamento “indecoroso” tenuto
in Tv.
Negli scorsi mesi l’associazione ha investito la
Commissione Europea “Divisione Concorrenza” di una
questione riguardante la formazione obbligatoria ed a
pagamento voluta dal Consiglio Nazionale Forense e che
graverà direttamente sulla base dell’avvocatura ed
indirettamente sui consumatori.
L’ “U.G.A.I.” nei prossimi anni profonderà il massimo
impegno non solo nella direzione della liberalizzazione
del settore delle professioni e dell’accesso,
nell’avvicinamento degli studi professionali al sistema
organizzativo imprenditoriale, ma anche della difesa delle
donne all’interno dell’avvocatura. Nel Settembre 2007
abbiamo pubblicamente fatto sorgere il “caso” del
Consiglio Nazionale Forense, massimo organo forense
italiano, i cui 26 membri sono tutti di genere maschile
;si tratta incredibilmente dell’unico caso in Europa ,
come abbiamo dimostrato, di un organo istituzionale
Nazionale forense chiuso alle donne. Anche in Turchia
esiste una donna avvocato componente dell’organismo
nazionale di rappresentanza.
L’ U.G.A.I. ripudia sia ogni forma di contrapposizione con
la magistratura, la cui indipendenza ed autonomia reputa
una garanzia anche per la Difesa, sia la rappresentazione
dell’avvocatura come ostacolo alla difesa della sicurezza
dei cittadini; troppe volte ,in nome di assai discutibili
ipergaranzie processuali, si è data l’idea di una parte
dell’avvocatura che pensa più ai diritti degli
indagati-imputati piuttosto che a quelli dei cittadini e
della loro sicurezza.
L’ Unione Giovani Avvocati Italiani intende avvicinare la
classe forense ai cittadini. Infatti l’ U.G.A.I. si doterà
anche di un forum di diritto
www.unionegiovaniavvocati.it ,
luogo informatico di discussione non solo per i giovani
avvocati, ma anche per i cittadini che avranno la
possibilità di porre delle domande giuridiche cui seguirà
un sommario parere gratuito.
Il
Nuovo Ufficio di Presidenza dell’ Unione Giovani
Avvocati Italiani sarà composto, per il biennio
2008-2010 dal Presidente Nazionale Avv. Gaetano Romano
di Messina, dal VicePresidente Nazionale CentroNord Avv.
Manuela Mongili di Milano, dal VicePresidente Nazionale
CentroSud Avv. Massimo Autieri di Torre Annunziata, e
dal Segretario Nazionale Avv. Ivano Lusso di Savona.
Presidente della Commissione Proviri il Dott. Ruggero
Valori ” dichiara Gaetano Romano , Presidente
dell’ “Unione Giovani Avvocati Italiani ”.
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I Giovani
Avvocati italiani sono stati intervistati sulla "Guida
Monaci 2008" allegata a il settimanale "Il Mondo" sul tema
della Giustizia.
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SENTENZA GERMANIA
SENTENZA VERGOGNOSA IN GERMANIA:
Articolo de "LA NUOVA
SARDEGNA"
SABATO, 13 OTTOBRE
2007
Pagina 10 -
Sardegna
La sentenza sullo stupro, per il vice di D’Alema il
magistrato pecca di ignoranza
La Farnesina al giudice tedesco: venga in Sardegna
Gavino Ledda contesta il verdetto ma non crede al
matriarcato nell’isola: è una falsità
Danieli: «Disposto a pagargli di tasca una gita per
conoscere la realtà dell’isola»
GIOVANNI BUA
CAGLIARI. Una bella
gita in Sardegna. Per godersi la pensione. E per
farsi un’idea più precisa su una terra che dimostra
di non conoscere. L’invito arriva dal vice ministro
degli affari esteri Franco Danieli, che è disposto a
pagare di tasca il viaggio di istruzione al barone
von Burries Hammerstein.
Il presidente del tribunale di Buckeburg (ora in
pensione), ridente cittadina della bassa Sassonia, è
arrivato agli onori delle cronache per la sentenza
choc nella quale ha concesso a Maurizio Pusceddu,
cameriere cagliaritano di 29 anni colpevole di
violenza carnale nei confronti della ex-fidanzata,
le attenuanti generiche in quanto «sardo» e quindi
etnicamente e culturalmente predisposto alla
violenza nei confronti delle donne. «La concessione
delle attenuanti fondata su fantasiose motivazioni
che riconducono alla diversità etnica del condannato
- commenta Danieli - dimostra la scarsa conoscenza
geografica da parte del magistrato, e la permanenza
di stereotipi superati e inaccettabili. Se tale
decisione non fosse oggettivamente offensiva,
verrebbe da ridere. Mi pare che l’unica soluzione
sia quella di invitare quel magistrato a visitare la
Sardegna, affinchè si faccia un’idea più precisa
rispetto a quella ridicola che ha espresso nella sua
decisione».
E, dopo la levata di scudi di giovedì, con critiche
unanimi da parte del mondo politico e culturale per
una sentenza giudicata offensiva e poco informata su
una cultura come quella sarda, che affonda le sue
radici nel matriarcato e nel rispetto delle donne,
arriva il commento dello scrittore Gavino Ledda, che
precisa: «Matriarcato in Sardegna? Solo un’
invenzione degli intellettuali». L’autore di «Padre
padrone» esprime una dura condanna nei confronti
della sentenza tedesca, che giudica: «Un vero e
proprio insulto contro l’umanità» ma quando sente
parlare di predominio della donna sull’uomo nella
cultura isolana non ci sta. «È una falsità -
sottolinea - certo in casa la donna poteva esprimere
la sua opinione, ma fuori dalle mura domestiche il
predominio assoluto era dell’uomo. In Sardegna, dal
nuraghe in poi, e come nel resto del mondo, c’è
sempre stato il patriarcato». Non che questo
giustifichi la violenza: «Assolutamente - precisa
Ledda - il rispetto per la donna è sempre esisitito,
anche in una società patriarcale come la nostra. Si
poteva ordinare alla propria moglie di svolgere
determinati lavori, certo, ma questa è un’altra cosa
rispetto alla violenza». Condanna senza attenuanti
dunque per la sentenza di Buckeburg: «È un’offesa
contro il mondo intero - chiude Ledda - Nessuna
attenuante può essere assolutamente concessa
basandosi sull’etnia. Mi sarei offeso alla stessa
maniera anche se la sentenza fosse stata applicata a
un senegalese».
Continua intanto la polemica. «Presenterò
un’interrogazione parlamentare perchè il governo si
impegni a portare davanti alla Corte di Giustizia
dell’Ue questo grave caso di ingiustizia sociale e
culturale» attacca Stefano Pedica, deputato di IdV.
«Per noi giovani
avvocati - dichiara Gaetano Romano, presidente
dell’Associazione Nazionale praticanti ed Avvocati -
la sentenza palesa un’inaccettabile mancanza di
attenzione per la tutela giuridica della donna».
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GIOVANI AVVOCATI: “SENTENZA TEDESCA SUL GIOVANE
VIOLENTATORE SARDO DEGNA DEI TRIBUNALI
NAZISTI;DEGRADATA ANCHE LA TUTELA GIURIDICA DELLA
DONNA”
“L’ “A.N.P.A.-GIOVANI
LEGALI ITALIANI” accoglie con sdegno la sentenza del
giudice di Hannover con cui sono state concesse le
“attenuanti etniche e culturali” a Maurizio Pusceddu
che ha violentato e seviziato la sua ex fidanzata.
Trattasi di una decisione ,forse degna solo
dell’ideologia dei tribunali nazisti, che introduce
degli inconcepibili parametri razzisti a danno degli
italiani di Sardegna.Avremmo compreso l’attribuzione
delle attenuanti a cagione del personale possibile
status di degrado mentale e sociale del soggetto, ma
non certo di una intera comunità civile come quella
sarda. Se dovessimo ragionare come il giudice tedesco
dovremmo dire che i genocidi perpetrati dai tedeschi
sono stati originati dall’appartenenza etnica e
culturale del popolo tedesco.
La sentenza ha
palesato altresì poca attenzione per la tutela
giuridica della donna, in quanto al posto di comminare
una sentenza esemplare ai danni del violentatore, il
giudice tedesco ha pensato bene di determinare una
pena troppo lieve (solo sei anni di carcere) per un
reato così odioso come la violenza sessuale, rispetto
alla pena massima prevista per il codice penale
tedesco (15 anni) “
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10.04.2008
A.N.P.A.-
GIOVANI LEGALI ITALIANI: ” NOI, GIOVANI AVVOCATI,
CON VELTRONI ED IL P.D.; UN NUOVO GOVERNO BERLUSCONI
SAREBBE UNA IATTURA PER I GIOVANI PROFESSIONISTI”
“Come Giovani Avvocati
non possiamo che auspicare un successo elettorale
della parte politica che si è mostrata più vicina alle
necessità dei Giovani, della concorrenza e
dell’apertura alle nuove leve professionali.
Il Popolo delle Libertà
sembra rappresentare ancora il conservatorismo più
retrivo espressione delle Corporazioni e delle
Caste nemiche dei Giovani professionisti , ed in
particolare dei Giovani Avvocati.I “Governi
Berlusconi” che si sono succeduti negli ultimi 15 anni
hanno cercato solo di salvaguardare le rendite di
posizione delle Corporazioni ordinistiche che infatti,
com’è noto, sono retaggio di periodi bui come quello
fascista.
Nel Partito Democratico
esponenti come Bersani rappresentano garanzia di
innovazione e di modernizzazione del sistema economico
italiano, ed in primis del mondo professionale.
Con un nuovo “Governo
Berlusconi” si rischierebbe di vedere neutralizzate
le preziosissime riforme del Ministro Bersani in
tema di abolizione delle tariffe minime
professionali, della possibilità di fare pubblicità
e di costituire società multidisciplinari, che
cominciano a dare i frutti per i giovani
professionisti, i consumatori ed il mondo
imprenditoriale dichiara Gaetano Romano ,
Presidente dell’ “Associazione Nazionale
Praticanti ed Avvocati -Giovani Legali Italiani”.
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L'OUA ricorre, ma il TAR
dice no da "IL MONDO"
L'Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA) non può
rivolgersi alla giustizia amministrativa per la tutela
della professione forense.Lo ha stabilito il TAR del
Lazio, dichiarando inammissibile il primo ricorso
formulato dall'associazione nei suoi 13 anni di
storia.AL Tar veniva chiesto l'annullamento del decreto
del ministero della giustizia che ha istituito il
registro dei conciliatori presso le Camere di
Commercio.Ma il tribunale non è entrato nel merito ,
accogliendo l'eccezione preliminare formulata da
UnionCamere e dalla Camera di Commercio di Roma.A
differenza degli ordini provinciali e del Consiglio
Nazionale Forense , l'OUA è un soggetto "al quale le
stesse disposizioni statutarie danno funzioni di
rappresentanza meramente politica e compiti di
attuazione dei deliberati congressuali."La giunta
dell'OUA e la presidentessa Michelina Grillo preparano
il ricorso al Consiglio di Stato.
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I
legali: serve una prova pratica
4/9/2007 Il Sole 24 Ore
Albi & mercato.
L’avvocatura accoglie con parziale favore la
proposta di riforma dell’accesso
[......................]
Per i sindacati dell’avvocatura, la
preannunciata riforma — da parte del
Guardasigilli, Clemente Mastella, sabato, dal
palco della Festa dell’Udeur - di un imminente
disegno di legge per il riordino dell’esame
forense, parte da premesse condivise (si veda
«Il Sole-24 Ore del 2 settembre). I cardini
dovrebbero intervenire sulle modalità di
valutazione: una preselezione informatica per
“scremare” il numero giudicato eccessivo di
circa 10 mila candidati l’anno; il superamento
dell’abbinamento tra due diverse Corti d’appello
sorteggiate per la correzione dei rispettivi
scritti con un invio di tutti gli elaborati a
Roma e una successiva casuale distribuzione
quantitativa nelle sedi di correzione. Infine,
l’inserimento del diritto comunitario tra il
portfolio obbligatorio all’orale.
[......................]
Mentre esprime tutto il
suo disappunto Gaetano Romano, presidente dell’Anpa,
[......................] «Si ammette — conclude
Romano — che in certe parti d’Italia non ci sono
l’etica e il rigore sufficiente per correggere i
propri e i compiti di un’altro distretto. E si
attutisce il danno con assegnazioni anonime. Un
metodo inaccettabile», Laura Cavestri
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DEVE ESSERE PROMOSSO 2 VOLTE PER DIVENTARE
LEGALE
(AGI) - Chiavari (Genova), 16 nov. - Ha dovuto
essere promosso due volte all'esame orale per
diventare avvocato: l'insolita vicenda e'
accaduta ad un trentacinquenne di Chiavari,
patrocinatore legale dal 2001. Il
neo-avvocato, infatti, bocciato alllo scritto
per tre punti, ha presentato ricorso al Tar
che con una sospensiva lo ha ammesso all'esame
orale, con riserva. Alla prova orale il
candidato ha superato la prova andando ben
oltre la sufficienza ed ha quindi chiesto
all'Ordine degli avvocati di Chiavari di
essere iscritto all'Albo, in forza di una
legge nazionale omnibus (n.1/168 del 2005) che
nell'articolo 4 comma 2/bis specificava:
"Qualsiasi professinista ammesso alla prova
orale in via giurisdizionale (con ricorso al
Tar) passando positivamente la prova
acquisisce di diritto l'iscrizione all'Albo
professionale". Ma l'Ordine degli avvocati del
Foro di Chiavari ha respinto la richiesta di
iscrizione spiegando che la professione
dell'avvocato non rientra nella legge, valida
per tutti i professionisti nessuno escluso, e
quindi non ha iscritto all'Albo il collega. Il
trentacinquenne, cosi', ha dovuto sostenere
nuovamente l'esame sia per la parte scritta
sia per quella orale, quest'ultima di fronte
alla Corte d'appello di Genova, passandolo con
una votazione, piu' che sufficiente, ma
inferiore a quella della volta precedente.
(AGI)
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Per
le domiciliazioni inserite la Vostra
offerta e/o richiesta su
http://www.unionegiovaniavvocati.it/viewforum.php?f=24
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Atti stragiudiziali
ai praticanti
3/4/2008 da Il Sole 24 Ore
Avvocati: Per la Cassazione non è
necessaria l’iscrizione all’Albo - Il
contratto con il cliente non va
ritenuto nullo
Confermata la condanna di un
professionista in una causa di
risarcimento
Il praticante legale può svolgere
attività stragiudiziale. E, per
questo, può essere considerato
responsabile per non aver tutelato a
sufficienza gli interessi di un
cliente, per esempio in una ‘classica”
controversia nata da un incidente
stradale. Lo precisa la Corte di
cassazione con la sentenza n. 8445
della Prima sezione civile depositata
il 1° aprile. Il ricorso era stato
proposto da un avvocato che, all’epoca
dello svolgimento dei fatti, era
semplice praticante in uno studio
legale. In questa veste si era
occupato del caso di una cliente alla
quale era stata riconosciuta
un’invalidità permanente in seguito a
incidente stradale. La donna aveva
citato in giudizio il professionista
sostenendo che la sua inerzia (aveva
fatto trascorrere il termine di tre
anni per la prescrizione) le aveva
fatto perdere i 15 milioni che la
compagnia di assicurazioni aveva
offerto per chiudere il contenzioso.
Tra gli argomenti fatti valere dal
professionista ha trovato posto anche
la sottolineatura del fatto che,
essendo all’epoca un semplice
praticante, la sua legittimazione in
giudizio sarebbe stata del tutto
inesistente. La Cassazione non è stata
però di questo avviso. E ha condiviso
in sostanza la tesi sostenuta dalla
sentenza della Corte di appello:
l’iscrizione all’Albo è essenziale per
l’esercizio dell’attività giudiziale,
mentre, per quella stragiudiziale,
come nel caso di una trattativa fuori
dall’aula di tribunale tra i
rappresentanti legali della compagnia
di assicurazione e il danneggiato, la
competenza del praticante è fuori
discussione. In questo senso, osserva
ancorala Corte, non si può ritenere
che il contratto tra praticante e
cliente sia nullo, come invece
riteneva l’avvocato. Da parte del
Procuratore generale si era invece
fatto notare come, in questo caso, si
potesse configurare l’esercizio
abusivo della professione forense. La
sentenza ricorda poi quelli che devono
essere considerati principi ormai
consolidati da parte della stessa
giurisprudenza della Corte di
cassazione in materia. Innanzitutto la
responsabilità nell’esecuzione di
prestazioni per il cui svolgimento è
necessario il titolo di abilitazione
professionale è di natura
rigorosamente personale perché basata
sul rapporto tra professionista e
cliente caratterizzato dal rilievo
dato alle caratteristiche individuali
(e in questo senso a essere esclusa è
anche la responsabilità dello studio
associato in quanto tale). Inoltre,
deve essere considerato nullo, anche
dopo i decreti Bersani e per quanto
riguarda i patti relativi a compensi,
il contatto concluso tra praticante
avvocato e cliente quando l’oggetto è
costituito dal compimento di atti
processuali o anche “solo’ di
prestazioni preparatorie dell’attività
processuale. Giovanni Negri
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Per le prove orali:
Consigliamo: Nozioni di ordinamento e deontologia
forense delle Edizioni Simone.Di basso costo, è il
tradizionale storico manuale per prepararsi per le
domande alle prove orali di deontologia ed ordinamento
forense.
Consigliamo la collana "Strumenti per lo studio del
diritto" de La Tribuna
http://latribuna.corriere.it/dynuni/dyn/Formazione/Speciale%20compendi.jhtml
Ottimi manuali, di basso costo ma
completi.
Sconsigliamo:il
"Corso di deontologia forense" , Edizione 2007 per
l'esame di avvocato" di Cedam.
Sentiamo di sconsigliarne l'acquisito non solo per una
questione di prezzo.Ci saremmo infatti aspettati almeno
un testo dal taglio "giovanile" sulla deontologia,
ovvero un testo "dai giovani per i giovani".Invece a noi
appare sicuramente non il migliore tra i testi per chi
si prepara per l'esame di avvocato.
Sconsigliamo tutti i testi della Collana CEDAM
Alpa-Iudica che,per noi, hanno la stessa impostazione
non soddisfacente del corso di deontologia.
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14 Giugno 2007 - La Corte
Costituzionale dichiara illegittimo l'art. 2 della legge
in favore dell'Onaosi
LA CORTE COSTITUZIONALE
dichiara l'illegittimità
costituzionale dell'art. 2, lettera e), della legge 7
luglio 1901, n. 306 (Provvedimenti pel Collegio-convitto
per gli orfani dei sanitari italiani in Perugia - ONAOSI),
quale sostituito dall'art. 52, comma 23 della legge 27
dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione
del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge
finanziaria del 2003), nella parte in cui prevede che la
misura del contributo obbligatorio di tutti i sanitari
iscritti agli ordini professionali italiani è stabilita
dal consiglio di amministrazione della Fondazione Opera
Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani (ONAOSI),
con regolamenti soggetti ad approvazione dei ministeri
vigilanti, ai sensi dell'art. 3, comma 2, del decreto
legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (Attuazione della
delega conferita dall'art. 1, comma 32 della legge 24
dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in
persone giuridiche private di enti gestori di forme
obbligatorie di previdenza e assistenza).
Così deciso in Roma,
nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della
Consulta, il 5 giugno 2007.
Camera di Consiglio del 4
giugno 2007 - Deposito del 14 giugno 2007
COMMENTO: questa è una
nostra vittoria e senza falsa modestia ce ne appropriamo
il merito. Il merito condiviso con tutti coloro che
hanno lottato per una imposizione ingiusta e
anticostituzionale, con tutti coloro hanno creduto
nell'affermazione del diritto e hanno avanzato ricorso
contro le cartelle esattoriali. Una vittoria ancora non
completa perché ottenuta su uno degli aspetti della
legge in oggetto e non nell'interezza del provvedimento.
Grazie a chi ha creduto nella nostra azione, quando
nessuna voce si alzava, se non tardiva, a contestare il
provvedimento, unica voce, la nostra, tra tutte le
professioni coinvolte. Grazie agli avvocati che hanno
creduto nella causa e all' Associazione Nazionale
Avvocati ed Praticanti, Giovani Legali Italiani che
per prima pose a disposizione la collaborazione dei
propri iscritti, grazie all'impegno del dr. Pellegrino,
grazie ai 10.000 sanitari italiani che firmarono la
petizione promossa dal Movimento Nazionale Liberi
Farmacisti in soli 30 giorni. Grazie alla Giustizia
Italiana!
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Come associazione dei
giovani avvocati italiani abbiamo inviato un telegramma
di cordoglio
Articolo dal titolo "Morto il
presidente Riccardo Scocozza" del20/7/2007 da Il Sole
24 Ore
CASSA FORENSE
È improvvisamente scomparso,
mercoledì sera, il neopresidente della Cassa forense,
Riccardo Scocozza. Salernitano, 78 anni, cassazionista
e decano dell’avvocatura salernitana, Scocozza era
succeduto, 15 marzo scorso, all’ex presidente Maurizio
de Tilla, dopo essere già stato alla guida dell’Ente
di previdenza, per un breve periodo, nel 1993. Questa
mattina, dalle ore 10, sarà allestita una camera
ardente presso il Palazzo di Giustizia di Salerno. I
funerali si svolgeranno, a partire dalle ore 16, nella
Chiesa di S. Francesco, nello stesso capoluogo
campano.
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Rosa eletto al vertice della gestione
17/9/2007 Il Sole 24 Ore
Ci sono
volute cinque votazioni per eleggere il nuovo
presidente della Cassa forense. Alla fine la
maggioranza assoluta dei voti (44 su 80) si è
catalizzata su Paolo Rosa. Vice presidente uscente,
Rosa, trentino di Cles (Val di Non), classe 1958,
stato delegato per dodici anni ed è nel Cda
dell’Ente di previdenza degli avvocati da circa due.
L’elezione di Paolo Rosa segue di sei mesi il voto
che aveva conferito la carica a Riccardo Scocozza,
improvvisamente scomparso lo scorso 18 luglio a
Roma. Come per il suo predecessore, la priorità, per
Rosa, è la necessità di lavorare a una riforma
strutturale della Cassa forense che sia in grado di
assicurare una stabilità di lungo periodo senza
incidere eccessivamente in negativo sulle
prestazioni. E non sarà facile. «All’opera sino a
fine anno — ha spiegato il neo presidente — ci sono
tre gruppi di lavoro su tre differenti proposte; una
maggiormente “parametrica”, una che considera il
passaggio a un contributivo “ammorbidito” e la terza
che valuta la costruzione di un pilastro bis
all’interno della previdenza obbligatoria con il
vantaggio di una defiscalizzazione dei contributi
versati (un sistema simile a quello già in vigore
per i veterinari). Nel 2008 sceglieremo la riforma
che riteniamo più congeniale perché possa entrare a
regime dal 1° gennaio 2009».
dal sito
www.mnlf.it
Movimento Nazionale Liberi Farmacisti Manifestazione
per la liberalizzazione delle professioni, per i
Giovani con l'adesione ideale e con il logo dell'A.N.P.A.-GIOVANI
LEGALI ITALIANI
Roma - "Affrancare l'economia
italiana da rendite di posizioni corporative non è
solo una priorità d'ordine economico, ma un
principio di Libertà irrinunciabile". Inizia così il
documento di presentazione della manifestazione che
il prossimo 18 settembre i farmacisti e i liberi
professionisti favorevoli ad una svolta riformista
del Paese terranno a Roma davanti al Senato. Una
manifestazione in favore della "terza "lenzuolata"
Bersani senza stralci e del libero esercizio della
professione.
http://www.mnlf.it/Presentazione_manifestazione_Roma.pdf
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FINALMENTE PARTE
IL GRANDE FORUM DI DISCUSSIONE CON CUI L' "A.N.P.A.-GIOVANI
LEGALI ITALIANI" HA APERTO UNA COLLABORAZIONE
"FORUM
UNIONE GIOVANI AVVOCATI", PROBABILMENTE
IL PIU' COMPLETO, SENZA ALCUNA FORMA DI
PUBBLICITA', SENZA CENSURE, A VOSTRA
DISPOSIZIONE
ISCRIVETEVI
GRATUITAMENTE AL FORUM PER ESSERE AGGIORNATI E
DISCUTERE IN ANTEPRIMA TUTTI I GIORNI SU TUTTE
LE NOVITA', LE INFORMAZIONI DEL MONDO GIURIDICO,
GIUDIZIARIO,FORENSE,DEI PRATICANTI, DEI GIOVANI
AVVOCATI,
Vi Segnaliamo
in particolare le sezioni del forum per inserire
gratuitamente il link al Vostro Studio Legale,
le iniziative Vostre e/o dei Vostri Studi
Legali,le Vostre offerte e richieste di
collaborazione-domiciliazione.
Tutte le
associazioni ed istituzioni forensi e
giudiziarie hanno lo spazio per inserire e
discutere le notizie delle loro iniziative e
manifestazioni.
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Di
seguito una notizia che non è stata
pubblicata da alcun organo
specializzato ma che ci risulta con
assoluta certezza.
SCONTRO DOPO LA
ELEZIONE DI ALPA:UN EX CONSIGLIERE DEL CNF RICORRE
CONTRO L'ELEZIONE DI UN NUOVO CONSIGLIERE
NAZIONALE
L'ex Consigliere del CNF
Avv. Raffaele Mirigliani di Catanzaro si è visto
accogliere dal Tar Lazio con decreto la sospensiva
sul proprio ricorso contro l'elezione dell'Avv.
Antonio Baffa di Cosenza a nuovo Consigliere del
CNF per la Calabria.
Il merito della controversia era atteso in camera
di consiglio per fine agosto.
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LA PRESIDENTESSA
DELLA SEZIONE DI MILANO AD UN CONVEGNO SUL
PARTITO DEMOCRATICO E SULLE LIBERE
PROFESSIONI
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Unione Giovani Avvocati
forum di discussione forense,
giuridico e giudiziario
Sito ufficiale
Unionegiovaniavvovati.it,
punto di riferimento per la
Giovane Avvocatura Italiana, è
lo spazio web attraverso cui i
giovani professionisti del
diritto possono tenersi
aggiornati sulle notizie del
mondo forense e giuridico,
confrontare e approfondire le
proprie conoscenze. Molto
interessante è il servizio di
consulenza legale offerto ai
cittadini: gli utenti possono
infatti porre quesiti di
natura legale per ricevere,
gratuitamente, una risposta da
parte di un avvocato nelle
materie di diritto civile,
penale, amministrativo,
commerciale, comunitario e
internazionale ma anche
informatica e internet.
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LA (NON)
RADIAZIONE DELL'AVVOCATO
PREVITI
Da "Il Corriere della Sera" di
mercoledì 26 marzo 2008
Tuttifrutti di
Gian Antonio Stella La (non)
radiazione deli` avvocato
Previti areva che domani fosse
la volta buona. E sarebbe
apparso uno scherzo del
destino: nel lontano 27 marzo
1994 aveva fatto irruzione
nella politica italiana come
il braccio destro del
Cavaliere trionfante,
destinato a sfiorare il
ministero della Giustizia (fu
dirottato alla Difesa solo per
le troppe polemiche) e il 27
marzo di quattordici anni dopo
sarebbe stato probabilmente
radiato, salvo sorprese,
dall`Ordine degli Avvocati.
Macché: tutto rinviato.Di
nuovo. Questa volta al 22
aprile, la settimana dopo le
elezioni. Fino ad allora,
Cesare Previti continuerà a
figurare nel sito come
iscritto all`albo di
Roma.Sospeso dall`esercizio
della professione, perché la
magistratura gli allegò questa
pena accessoria. Ma iscritto.
Tredici anni dopo le prime
rivelazioni di Stefania
Ariosto, cinque dopo le
condanne in primo grado per i
casi «Imi-Sir» e «Lodo
Mondadori», tre dopo i
verdetti d`Appello e quasi due
dopo la prima sentenza
definitiva della Cassazione
che il 4 maggio 2006 gli
confermò per la corruzione del
giudice Vittorio Metta la pena
di sei anni di carcere, «Cesarone»
non è infatti ancora stato mai
sanzionato dall`Ordine di
appartenenza. Direte: com`è
possibile? E qualcuno
ricorderà che, stando alla
fascistissima legge del 1938
che è rimasta di fatto il
fulcro del sistema, «coloro
che non siano di spec- chiata
condotta morale e politica non
possono essere iscritti negli
albi professionali, e, se
iscritti, deb- DomanifOrdine
bono esserne cancellati,
osservate per la cancelladel
Lazio doveva zione le norme
stabilite finalmente per i
procedimenti
disciplinari».decidere. Invece
Si Certo, per «specchiata va a
dopo il voto condotta
politica» lì si intendeva
l`obbedienza a Benito
Mussolini. Che oggi, grazie a
Dio, non c`è più.Ma la
«specchiata condotta morale»?
I presidenti di questo e
quell`Ordine, davanti alla
domanda, allargano le braccia.
Dicono che è la legge che
impone loro di aspettare la
sentenza definitiva, in
Cassazione, prima di prendere
qualsiasi provvedimento.
Tranne l`apertura formale di
un procedimento (perché anche
in questi casi, pare
impossibile, dopo cinque anni
scatta la prescrizione) non
possono fare niente. Di più:
una sentenza della Corte
Costituzionale del`99, nel
delirio ipergarantista di
questi anni, ha stabilito che
«le sanzioni destitutive, sia
nel campo del pubblico impiego
che in quello delle
professioni inquadrate in
ordini professionali, non
siano disposte in modo
automatico dalla legge, ma
siano irrogate solo a seguito
di un procedimento
disciplinare che consenta di
adeguare la sanzione al caso
concreto». Traduzione: neppure
una condanna definitiva può
essere automaticamente
riversata in una punizione.
Gli Ordini devono decidere
volta per volta. Con un
processo disciplinare loro.
Processo che Previti, dopo
aver tirato in lungo il più
possibile quello penale, ha
cercato di rallentare di nuovo
più che poteva.«E` stata
un`istruttoria complessa,
molto complessa», spiega
l`avvocato Livia Rossi, la
relatrice. «E` arrivato a
chiederci di ascoltare
centinaia di testimoni»,
sospira Alessandro Cassiani,
il presidente dell`Ordine
capitolino.Resta sempre la
stessa domanda: se
gli Ordini
resistono accanitamente a ogni
critica dichiarandosi
essenziali per garantire la
professionalità e il decoro
dei propri iscritti che però
possono sanzionare (forse)
solo dopo una sentenza di
condanna della Cassazione,
a cosa
servono?
----------------------------------------------------------------
Da "Il
Mondo"
Dottore,
ho
perso
la
fiducia...in
commercialisti
e
giornalisti
PROFESSIONI
gli
italiani
e i
professionisti
i
sorprendenti
risultati
di un
sondaggio
della
doxa:
medici
in
testa
Le
domande
sono
state
poste
in
modo
semplice
per
ottenere
risposte
spontanee
e
senza
troppi
condizionamenti
come
succede
spesso
nei
sondaggi
di
opinione,
magari
a
caldo
rispetto
a
eventi
importanti.
Questa
volta
i
mille
italiani
chiamati
dalla
Doxa
nei
loro
salotti
di
casa,
dopo
essere
stati
scelti
come
campione
rappresentativo
della
popolazione,
hanno
dato
le
pagelle
alle
principali
categorie
di
professionisti
con
una
certa
spontaneità.
Come
si
vede
dai
sorprendenti
risultati
della
ricerca
demoscopica
(grafici
in
queste
pagine),
il
Paese
ha
molta
fiducia
nei
medici
e
poca
nei
commercialisti
e
avvocati;
ritiene
che i
notai
guadagnino
più di
tutti
gli
altri
e che
condividano
con i
camici
bianchi
il
primato
della
preparazione
e dei
privilegi
sociali,
mentre
gli
avvocati
abbiano
la
peggiore
reputazione.
Infine,
la
convinzione
è che
i
giornalisti
abbiano
perso
posizioni
nella
scala
sociale
e
siano
i
peggio
pagati.
È una
fotografia
impietosa
quella
scattata
da
Stefania
Lombardo,
responsabile
delle
ricerche
quantitative
della
Doxa
di
Milano,
con
mille
interviste
telefoniche
a
italiani
maggiorenni.
Ecco
il
dettaglio
per le
cinque
categorie
individuate.
Ippocrate,
il
mito
resiste
Nonostante
i
continui
scandali
della
malasanità,
i
medici
mantengono
una
solida
posizione
in
termini
di
fiducia
e
credibilità
nell'
opinione
pubblica.
Evidentemente
l'
esperienza
personale,
la
diffusione
sempre
maggiore
di una
cultura
sanitaria,
presente
per
esempio
in
tutte
le
trasmissioni
contenitore
in tv,
hanno
contribuito
ad
attribuire
ai
professionsti
della
medicina
i
massimi
punteggi
soprattutto
in
termini
di
reputazione,
con un
voto
medio
di
8,10
(su
una
scala
da 1 a
10),
con un
forte
distacco
dal
voto
attribuito
ai
notai
(6,86)
e alle
altre
categorie,
tutte
allineate
sulla
sufficienza
abbondante.
In
termini
di
privilegio
sociale,
invece,
le
distanze
si
accorciano
e i
notai
(voto
medio
8,19)
incalzano
i
medici
(primi
con
8,26).
Anche
in
fatto
di
preparazione
culturale
e
professionale,
resiste
la
convinzione
che i
camici
bianchi
leghino
le
loro
capacità
a una
rigorosa
formazione:
voto
medio
8,40
davanti
ai
notai
(7,86).
Nonostante
tutti
questi
primati,
però,
i
medici
non
avrebbero
ricavi
professionali
proporzionali
ma
guadagnerebbero
meno
dei
notai
e
avvocati.
Il
sigillo
del
rigore
Appare
inossidabile
la
credibilità
nell'
opinione
pubblica
del
notaio,
il
professionista
che è
primo
per
guadagni
e
secondo
solo
ai
medici
per
reputazione,
privilegio
sociale,
preparazione
culturale
e
professionale.
Nel
sondaggio
è la
categoria
con il
voto
medio
più
alto
nei
quattro
criteri
presi
in
considerazione
e
questo
sembra
dovuto
alla
tradizione
(il
campione
ha
rivelato
di
riconoscere
il
ruolo
di
pubblico
ufficiale)
ma
anche
alla
reattività
dimostrata
di
fronte
ai
pericoli
di un
ridimesionamento
del
ruolo
e
delle
competenze
emerso
recentemente
in
alcune
proposte
legislative
di
riforma.
Ed è
proprio
nell'
ambito
della
nuova
politica
di
rapporto
con
gli
utenti
decisa
dal
Consiglio
del
notariato
che è
stato
commissionato
il
sondaggio
alla
Doxa:
lo
scopo
è di
comprendere
come
la
categoria
viene
percepita
dagli
italiani
e come
intervenire
successivamente.
interfaccia
da
fisco
Sono
percepiti
soprattutto
come i
maghi
della
cosiddetta
ottimizzazione
fiscale
con la
delega
a
gestire
i
rapporti
con l'
amministrazione
finanziaria
di
aziende
e
famiglie,
oltre
che
come
consulenti
amministrativi.
Eppure,
i
dottori
commercialisti
e i
ragionieri
liberi
professionisti
sono
considerati
all'
ultimo
posto
per
preparazione
culturale
e
professionale
e per
reputazione
(assieme
agli
avvocati:
voto
medio
6,50
6,49)
e al
penultimo
come
privilegio
sociale
e
reddito.
difesa
d'
ufficio
Secondo
gli
italiani,
gli
avvocati
hanno
il
voto
peggiore
in
reputazione
(solo
il 32%
del
panel
attribuisce
un
giudizio
alto)
nonostante
raccolgano
una
certa
attenzione
in
fatto
di
privilegio
sociale
(voto
7,72),
di
preparazione
culturale
e
professionale
(7,65)
e
soprattutto
di
reddito,
al
secondo
posto
dopo i
notai
con
voto
alto
da
parte
di tre
interpellati
su
quattro.
valori
di
carta
I
giornalisti
hanno
l'
immagine
di
professionisti
con
una
certa
reputazione
(al
terzo
posto
dopo
medici
e
notai)
ma
poco
preparati
sotto
il
profilo
culturale
e
tecnico
e
soprattutto
all'
ultimo
posto
per
privilegio
sociale
(una
vera
svolta
rispetto
alle
opinioni
diffuse
in
passato)
e per
reddito;
aspetto
quest'
ultimo
confermato
dalle
difficoltà
per il
rinnovo
del
contratto
nazionale
di
lavoro.
E.T.
*****
le
mille
pagelle
di un
test
anonimo
"I
cittadini
si
sentono
lontani
dalle
istituzioni":
è
questa
la
sensazione
di
Stefania
Lombardo
(nella
foto)
della
Doxa
di
Milano,
che ha
interrogato
un
campione
di
mille
italiani
sulla
credibilità
dei
professionisti
(grafici
in
basso)
e sul
livello
di
fiducia
a
confronto
con le
principali
istituzioni
(grafico
a
sinistra).
Dove
si
conferma
il
primato
dei
medici
e dove
emergono
al
secondo
posto
le
forze
dell'
ordine
e l'
esercito,
quindi
con
forte
sensibilità
diffusa
verso
i
problemi
della
sicurezza
("Ma
se il
sondaggio
fosse
condotto
oggi
il
voto
sarebbe
più
basso
dopo
il
caso
del
tifoso
ucciso
ad
Arezzo",
precisa
la
ricercatrice
demoscopica).
Mentre
i
notai
battono
scuole
e
università.
E i
commercialisti
superano
di
sette
punti
magistratura
e
pubblica
amministrazione.
All'
ultimo
posto
sindacati,
governo
e
Parlamento.
----------------------------------------------------------------
Avvocati
e
dottori,
la
grande
fuga
9/1/2008
da
Il
Corriere
della
Sera
BANCHE
D'AFFARI
E
INTERNET
METTONO
A
DURA
PROVA
IL
FASCINO
DELLE
PROFESSIONI
LIBERALI
Negli
Stati
Uniti
la
depressione
diventa
una
malattia
professionale.
E
scoppia
una
vera
crisi
di
vocazioni
NEW
YORK
-
L’avvocato?
Il
dottore?
Professioni
vecchie,
polverose,
per
nulla
seducenti,
decisamente
malviste
dai
giovani.
Almeno
negli
Stati
Uniti.
Tempi
duri
soprattutto
per
gli
avvocati.
Ben
pagati,
stimati,
coccolati
e
contesi
(da
studi
legale
e
aspiranti
mogli).
Ma
anche
terribilmente
depressi
-
una
piaga
che
affligge
almeno
un
professionista
su
cinque
-
e
perciò
profondamente
infelici.
Ecco
perché,
negli
Stati
Uniti,
nessuno
vuole
più
fare
intraprendere
la
carriera.CRISI
DI
VOCAZIONE
-
Gli
aspiranti
uomini
di
legge,
si
legge
in
un
lungo
articolo
del
New
York
Times,
sono
sempre
più
una
rarità:
nelle
scuole
americane
di
specializzazione
gli
iscritti
nel
2006
sono
scesi
a
83.500
dai
quasi
centomila
del
2004
(con
un
calo
del
6,7%
tra
2006
e
2005
e
del
5,2%
l’anno
precedente).
E
anche
negli
istituti
di
medicina
il
calo
di
iscrizioni
è
palese,
appena
meno
evidente.
LA
GRANDE
FUGA
-
La
clamorosa
fuga
dalle
professioni
liberali
tradizionalmente
più
apprezzate
è
cominciata
ormai
da
anno.
Tra
i
medici
il
morale
è
bassissimo:
secondo
il
quotidiano
della
Grande
Mela
addirittura
il
60%
dei
dottori
appare
«assolutamente
sfiduciato»
e
medita
di
abbandonare
la
professione.
E
sono
sempre
più
numerosi
gli
azzeccagarbugli,
stressati
da
anni
di
lavoro
ossessivo,
che
semplicemente
decidono
di
cambiare
vita
e
di
rinunciare
a
emolumenti
da
primato.
Un
professionista
affermato,
che
lavora
in
uno
dei
primi
cento
studi
legali
americani
guadagna
in
media
oltre
un
milione
di
dollari
all’anno.
Eppure,
un
numero
sempre
più
alto
di
avvocati
si
accontenta
di
una
esistenza
meno
glamour
pur
di
tornare
a
ritmi
di
vita
più
sostenibili.
PROFITTI
A
RISCHIO
-
La
tendenza,
ovviamente,
preoccupa
e
sconcerta
i
grandi
studi
legali:
gli
altissimi
tassi
di
abbandono
(in
media
superiori
al
20%,
con
punte
che
arrivano
al
30%
da
un
anno
all’altro)
mettono
a
rischio
i
profitti
record
delle
firm.
Ma
i
manager
non
sanno
più
come
trattenere
le
galline
delle
uova
d’oro.
Non
bastano,
secondo
quanto
racconta
il
New
York
Times,
premi
di
produttività
raddoppiati
(anche
centomila
dollari
all'anno)
e
un
ambiente
più
rilassato
e
cordiale
(da
grandi
sorrisi
e
pacche
sulle
spalle
fino
a
tisane
rilassanti):
l’emorragia
è
difficile
da
arrestare.
SENZA
FASCINO
–
Allora,
cosa
succede
alle
professioni
più
prestigiose?
«Il
problema
non
sono
i
soldi,
ma
il
riconoscimento
sociale»,
sostiene
l’economista
americano
Richard
Florida,
l’autore
del
best
seller
The
Flight
of
the
Creative
Class,
un
inno
alla
creatività
delle
nuove
professioni,
intervistato
dal
Nyt.
In
pratica,
lo
stipendio
soddisfacente
non
basta:
ciò
che
manca
è
la
sensazione
di
vivere
al
centro
della
società
americana,
di
incarnare
l’idea
stessa
del
successo.
La
guerra
per
lo
status
sociale
più
ambito,
spiega
Florida,
è
stata
vinta
dalle
nuove
professioni,
estremamente
creative,
nate
dopo
il
boom
hi-tech
degli
anni
Novanta:
legioni
di
giovanissimi
che
hanno
abbandonato
il
college
ben
prima
della
conclusione,
diventati
ricchissimi
con
un’idea
innovativa,
un
progetto
su
Internet,
un
software
azzeccato.
FLESSIBILITA’
E
CREATIVITA’
-
Insomma,
il
successo
arriva
mettendo
in
pratica
principi
estremi
di
flessibilità
e
creatività.
Per
definizione
lontanissimi
dalle
antiche
professioni
liberali.
In
più
banche
d’investimento
e
aziende
di
consulenza
fanno
a
gara,
sin
dai
primi
giorni
di
college,
ad
accaparrarsi
i
migliori
cervelli,
anche
a
costo
di
sborsare
stipendi
molto
robusti
sin
dai
primi
anni
di
carriera
(mentre
per
legali
e
medici
la
progressione
è
decisamente
più
lenta).
E
in
questo
modo
assottigliano
l’esercito
di
potenziali
reclute.
Queste
storie
hanno
cambiato
gli
standard
di
quella
che
viene
percepita
come
una
carriera
prestigiosa,
è
la
tesi
degli
addetti
ai
lavori.
Ecco
perché
avvocati
e
dottori
si
sentono
perduti.
Paolo
Ligammari
----------------------------------------------------------------
CORRIERE
DELLA
SERA
-
Cronache
:
Il
disordine
che
fa
comodo
agli
Ordini
02.01.2008
Corriere
della
Sera
di
GIAN
ANTONIO
STELLA
(AUTORE
DE
"LA
CASTA")
A
cosa
servono
gli
Ordini
se
non
tengono
ordine
tra
i
loro
iscritti,
pretendendo
il
rispetto
delle
regole
deontologiche?
Era
una
domanda
lecita
dopo
la
scelta
dell'Ordine
degli
Avvocati
di
non
muover
foglia
contro
i
neo-colleghi
imputati
della
truffa
all'esame
di
Catanzaro,
quando
copiarono
in
2.295
su
2.301
lo
stesso
tema.
E
legittima
dopo
la
scoperta
che
l'Ordine
dei
Medici
non
si
era
mai
accorto
(in
venti
anni!)
che
Girolamo
Sirchia
aveva
al
Policlinico
una
segretaria
pagata
non
dall'ospedale
ma
da
un'industria
farmaceutica
fornitrice.
Ma
è
una
domanda
obbligata
oggi
dopo
la
lettura
di
La
zona
grigia
/
Professionisti
al
servizio
della
mafi,a
edizioni
«La
Zisa».
In
cui
Nino
Amadore,
deSl
ole
24
Ore,
ricostruisce
le
ambiguità
e
i
silenzi
dei
vari
Ordini
nei
confronti
degli
associati
coinvolti
in
faccende
di
mafia,
camorra,
'ndrangheta.
Colletti
bianchi
che,
a
sentire
il
presidente
di
Cassazione
Gaetano
Nicastro,
sono
indispensabili
ai
criminali:
«Cosa
Nostra
gode
purtroppo
di
una
vasta
rete
di
fiancheggiatori
nell'ambito
di
una
certa
borghesia
mafiosa,
fatta
di
tecnici,
di
professionisti,
di
imprenditori,
di
esponenti
politici
e
della
burocrazia».
Come
potrebbero
certi
padrini
potentissimi
ma
semi-
analfabeti
investire
nell'edilizia
in
Lussemburgo,
nell'acquisto
di
un
pacchetto
azionario
alle
Cayman
o
nell'acquisto
di
12
miliardi
di
metri
cubi
di
gas
dall'azienda
ucraina
Revne
per
«un
valore
di
mercato
di
tre
miliardi
di
euro»
senza
«un'accorta
analisi
fatta
da
gente
preparata,
che
conosce
i
mercati
»?
Come
potrebbero
appropriarsi
degli
appalti
pubblici
senza
la
complicità
di
architetti,
ingegneri,
commercialisti,
funzionari
regionali
e
comunali
ben
decisi
a
regolarsi
sul
loro
lavoro
come
le
tre
scimmiette
che
non
vedono,
non
sentono,
non
parlano?
Amadore
ricorda,
tra
gli
altri,
il
caso
del
tributarista
coinvolto
nell'«operazione
Occidente
»
che
vide
l'arresto
di
46
persone
appartenenti
in
parte
al
giro
di
Salvatore
Lo
Piccolo.
«Accusato
di
aver
riciclato
il
denaro
delle
10
famiglie
mafiose
si
è
difeso:
"Ho
solo
fatto
il
mio
lavoro
di
consulente,
di
certo
non
vado
a
chiedere
la
fedina
penale
di
tutti
i
miei
clienti".
»
Tema:
i
suoi
«probiviri»
non
han
niente
da
dire?
Sempre
lì
torniamo:
«quando»
un
Ordine
può
intervenire?
Nel
caso
del
processo
per
il
riciclaggio
del
«tesoro
»
(stima:
150
milioni
di
euro)
di
Vito
Ciancimino,
il
libro
segnala
come
i
professionisti
condannati
siano
stati
due:
il
tributarista
palermitano
Gianni
Lapis
e
l'avvocato
internazionalista
romano
Giorgio
Ghiron.
Cinque
anni
e
4
mesi
a
testa.
Ma
se
Lapis
è
stato
subito
sospeso
dall'Ordine
di
Palermo,
Ghiron
risulta,
molti
mesi
dopo
la
sentenza,
ancora
al
suo
posto.
O
così
dice
il
sito
dell'Ordine
di
Roma.
Come
mai?
Il
destino
personale
dell'uomo,
va
da
sé,
non
c'entra:
se
è
innocente
lo
dimostrerà
in
Appello.
Auguri.
Ma
resta
il
tema:
perché,
come
sostiene
il
presidente
dell'Ordine
dei
Medici
Annibale
Bianco,
un
Ordine
dovrebbe
attendere
la
sentenza
in
Cassazione
per
censurare
un
iscritto?
Che
ce
ne
facciamo
di
una
sanzione
supplementare
se
c'è
già
una
sentenza
che
magari
espelle
il
condannato
dalla
professione?
Se
un
Ordine
non
serve
a
tenere
ordine
«al
di
là»
degli
iter
giudiziari,
a
cosa
serve?
A
organizzare
belle
cene
in
compagnia?
di
Gian
Antonio
Stella
----------------------------------------------------------------
Per scaricare
il fac simile
della
Petizione
nazionale
organizzata
dall' "A.N.P.A.-GIOVANI
LEGALI
ITALIANI" ,e
che è in
atto a
disposizione
di tutti gli
avvocati per
la stampa e la
diffusione
presso i Fori
italiani per
l'abolizione
immediata
dell'obbligo
di formazione
continuo ed a
pagamento,
andare su
----------------------------------------------------------------
Contributi e
pensioni
penalizzano i
giovani
6/11/2007 da Il
Sole 24 Ore
Previdenza. Il
conto dare-avere
per
commercialisti e
avvocati in base
all’età
Le nuove leve
versano il
doppio e
riceveranno la
metà
Sono tutti
destinati a
pagare di più e
a ricevere meno
dei padri.
Versando sino al
doppio con la
prospettiva di
incassare,
quando toccherà
a loro, la metà
o meno. Vale per
il sistema di
calcolo
contributivo
(“tanto pago,
tanto prendo»).
Ma in parte
anche con il
retributivo,
legato ai
livelli di
reddito e
sganciato dai
versamenti. La
tendenza investe
non solo la
previdenza
pubblica ma —
come dimostrano
le simulazioni
chieste dal
Sole-24 Ore alle
Casse di
previdenza di
avvocati e
dottori
commercialisti—
anche quella
professionale.
Che chiede ai
figli, in nome
delle
solidarietà tra
le generazioni,
di contribuire a
pagare il conto
di una promessa
previdenziale
generosa fatta
ai padri. La
simulazione che
presentiamo in
questa pagina è
costruita
ipotizzando
professionisti
appartenenti a
tre fasce di età
—36 anni, 50 e
60 — e
altrettanti
livelli di
reddito medio,
25mila euro, 50
mila e 80 mila.
Con queste
variabili
l’obiettivo è
determinare
l’importo della
pensione di
vecchiaia di
“ipotetici”
iscritti alle
Casse degli
avvocati e dei
dottori
commercialisti
(tuttavia,
l’anzianità di
iscrizione agli
enti non
coincide). La
prestazione dei
legali,
calcolata
applicando il
sistema
retributivo, è
costituita da
più quote quella
sino al 31
dicembre 2001
sui migliori
dieci anni di
reddito; quella
sino al 2007 che
considera i più
redditizi 20
anni su
venticinque. E,
infine, quella
che dal i
gennaio impegna
tutta la vita
lavorativa. Per
i dottori
commercialisti,
invece,
all’importo
stimato si
applica il
principio del
pro-rata: una
prima quota di
anzianità su
base retributiva
sino a131
dicembre 2003 e
una successiva
con il solo
criterio
contributivo.
Per i dottori
commercialisti
si è ipotizzata
un’aliquota
contributiva,
dal 0 gennaio
2004, del u per
cento. Per gli
avvocati questa
misura è stata
presa a
riferimento per
i versamenti dal
i’ gennaio 2008.
Per entrambi gli
Enti, lo
sviluppo è in
assenza di
inflazione e a
un tasso annuo
reale di
rivalutazione
dell’1,5 per
cento. Con
queste basi,
anche se si
semplificano
molte variabili
del mercato, il
quadro risulta
inequivocabile.
Per un giovane
dottore
commercialista
di 36 anni
iscritto nel
2002 e con un
reddito di
25mula euro
(costanti) i
versamenti per
arrivare alla
pensione (nel
2039) ammontano
a 126.728 euro.
Contro i 54.283
euro versati dal
padre 6oenne,
iscritto nel
1977, che
riceverà, dal
2015, una
pensione annua
di 24.800 euro
circa. Invece,
il figlio,
quando andrà in
pensione,
percepirà 12.500
annui. Il
divario tra
giovani e
anziani si
ritrova anche
considerando 45
mila euro di
reddito: i primi
si ritroveranno
a pagare
contributi doppi
rispetto ai
padri e
riceveranno
assegni ridotti
della metà. La
forbice è un po’
meno ampia se
riferita a
professionisti
con 80 mila euro
di reddito. «I
dati — spiega il
presidente della
Cassa dei
dottori
commercialisti,
Antonio Pastore
— confermano che
il sistema non
poteva più
reggere una
promessa
previdenziale
irragionevolmente
generosa. Per i
giovani la
penalizzazione è
così evidente
perché la
pensione è
frutto del solo
calcolo
contributivo.
Dunque occorre
affiancare un
robusto pilastro
complementare.
Per chi si
avvicina alla
pensione,
l’assegno
riflette i
diritti
acquisiti e il
pro-rata». Lo
squilibrio nel
monte contributi
si spiega anche
con il fatto che
i dottori
commercialisti
più anziani
hanno versato,
fino a metà
degli anni 80,
una
contribuzione
molto modesta.
((Fino al 1983
versavano tutti
84 mila lire
l’anno — ha
spiegato ancora
Pastore — poi su
tre anni si era
alzata la quota
a 960 mila lire.
Solo dal 1987,
con la legge
21/86, il
versamento è
stato
parametrato al
reddito».
Nonostante
questo
vantaggio, però,
una parte dei
pensionati,
vecchi iscritti,
sta difendendo i
diritti
acquisiti con
l’opposizione,
davanti ai
giudici, al
contributo di
solidarietà (dal
2 al 7%
dell’assegno
calcolato con il
retributivo).
Anche la Cassa
forense fa i
conti con
assegni
pensionistici in
progressivo
calo. La sfida,
per la Cassa, è
la sostenibilità
di lungo periodo
e la dignità
delle future
pensioni a
fronte di un
progressivo
impoverimento
dei redditi dei
giovani legali,
che stanno
diventando
sempre di più. I
15 mila euro di
pensione
retributiva che
potrebbero
spettare ai
legali under 40
di oggi rispetto
ai quasi 2omila
dei padri con
reddito pari a
25 mila euro, -
nell’ipotesi di
un passaggio
della Cassa al
contributivo
finirebbero per
dimezzarsi a
7.129 euro
annui. Per un
cinquantenne,
grazie al pro
rata, l’assegno
sarebbe invece
di 13.809 euro,
contro una
pensione
retributiva
determinata in
17.186 euro. Gli
importi degli
assegni
contributivi
sarebbero più
che dimezzati
anche per gli
under 40 pi
“ricchi”, con
redditi annui di
45 mila o 80
mila euro.
«Entro l’anno la
Cassa forense
dovrà scegliere
tra due strade»,
ha spiegato il
presidente Paolo
Rosa. «O
mantenere il
retributivo
raffreddando
molto le
prestazioni e
aumentando sia
l’anzianità
contributiva che
l’età
pensionabile.
Oppure passare,
in modo
graduale, al
contributivo,
elevando le
aliquote e
puntando alla
complementare.
Tuttavia, il
problema vero è
che la giovane
avvocatura si
impoverisce
mentre la
‘riserva”
previdenziale
richiederà più
cospicui
investimenti».
Laura Cavestri
129.359 Avvocati
in attività
Sono gli
avvocati attivi
della Cassa
forense in base
ai dati 2006
22.997 Avvocati
pensionati
Sono gli
avvocati che
ricevono una
pensione dalla
Cassa forense.
Il rapporto tra
attivi e
pensionati è del
5,15
45,353 «Dottori»
in attività
Sono i dottori
commercialisti
attivi alla
Cassa di
categoria
4.634
Commercialisti
pensionati
----------------------------------------------------------------
A quanto pare il
Consiglio
Nazionale
Forense, anche
se non viene
comunicato, appare
ancora
incompleto.
Mancherebbe
ancora a
distanza
di mesi il
rappresentante
del
distretto
dell'Ordine
di Roma.
Ricordiamo
che non si
è saputo
neppure
del fatto
che un ex
consigliere
del CNF ha
correttamente
impugnato,
innanzi al
TAR
Lazio, le
elezioni
del
Consigliere
per la
Calabria
del CNF;Siamo
stati solo
noi a
livello
nazionale
a
rivelarlo
in questa
newsletter
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