Con decisione assembleare l' "A.N.P.A.-GIOVANI LEGALI ITALIANI" si è trasformata in  "UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI".
Continueremo la difesa dei Praticanti, aspiranti e Giovani Avvocati.
C'E UN GRANDE FUTURO NEL NOSTRO PASSATO. 
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COMUNICATO STAMPA

  DALL’ “A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI” ALL’ “UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI” : SI MODERNIZZA L’ASSOCIAZIONE DEI GIOVANI AVVOCATI  PUNTANDO SULLA TUTELA DELLE DONNE, DEI CITTADINI-CONSUMATORI E SUL SUPERAMENTO DEGLI ORDINI PROFESSIONALI

 

 “Dopo più di dieci anni l’ “A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI” cambia denominazione e diventa U.G.A.I. (Unione Giovani Avvocati Italiani) mantenendosi  come l’unica associazione forense italiana aperta ai praticanti ed ai giovani avvocati (che non siano iscritti da più di otto anni all’ albo professionale).

L’ ultima assemblea dei soci ha deliberato una svolta epocale per l’associazione ; l’U.G.A.I. continuerà sulla strada che ha permesso all’ “A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI”  di rendersi così popolare anche nella pubblica opinione. Ricordiamo -limitatamente agli ultimi anni - le battaglie in favore della Legge Bersani e quindi anche dei consumatori e dei Giovani Avvocati , l’avere reso pubblico lo scandalo degli esami forensi del 2007 che ha dato il via ad indagini di varie procure italiane, la collaborazione con le maggiori associazioni dei consumatori fino ad arrivare alla difesa mediatica , anche in una recente puntata di “Domenica In” , del medico del Reality Grande Fratello “attenzionata” dall’ Ordine dei Medici per un presunto comportamento “indecoroso” tenuto in Tv.

Negli scorsi mesi l’associazione ha investito la Commissione Europea “Divisione Concorrenza”  di una questione riguardante la formazione obbligatoria ed a pagamento voluta dal Consiglio Nazionale Forense e che graverà direttamente sulla base dell’avvocatura ed indirettamente sui consumatori.

L’ “U.G.A.I.” nei prossimi anni profonderà il massimo impegno non solo nella direzione della liberalizzazione del settore delle professioni e dell’accesso, nell’avvicinamento degli studi professionali al sistema organizzativo imprenditoriale, ma anche della difesa delle donne all’interno dell’avvocatura. Nel Settembre 2007 abbiamo pubblicamente fatto sorgere il “caso” del Consiglio Nazionale Forense, massimo organo forense italiano, i cui 26 membri sono tutti di genere maschile ;si tratta incredibilmente dell’unico caso in Europa , come  abbiamo dimostrato, di un organo istituzionale Nazionale forense chiuso alle donne. Anche in Turchia esiste una donna avvocato componente dell’organismo nazionale di rappresentanza.

L’ U.G.A.I. ripudia sia ogni forma di contrapposizione con la magistratura, la cui indipendenza ed autonomia reputa una garanzia anche per la Difesa, sia la rappresentazione dell’avvocatura come ostacolo alla difesa della sicurezza dei cittadini; troppe volte ,in nome di assai discutibili ipergaranzie processuali, si è data l’idea di una parte dell’avvocatura che pensa più ai diritti degli indagati-imputati piuttosto che a quelli dei cittadini e della loro sicurezza.

L’ Unione Giovani Avvocati Italiani intende avvicinare la classe forense ai cittadini. Infatti l’ U.G.A.I. si doterà anche di un forum di diritto www.unionegiovaniavvocati.it , luogo informatico di discussione non solo per i giovani avvocati, ma anche per i cittadini che avranno la possibilità di porre delle domande giuridiche cui seguirà un sommario parere gratuito.

Il Nuovo Ufficio di Presidenza dell’ Unione Giovani Avvocati Italiani sarà composto, per il biennio 2008-2010 dal Presidente Nazionale Avv. Gaetano Romano di Messina, dal VicePresidente Nazionale CentroNord Avv. Manuela Mongili di Milano, dal VicePresidente Nazionale CentroSud Avv. Massimo Autieri di Torre Annunziata, e dal Segretario Nazionale Avv. Ivano Lusso di Savona. Presidente della Commissione Proviri il Dott. Ruggero Valori ”  dichiara   Gaetano Romano , Presidente dell’  Unione Giovani Avvocati Italiani ”.                       
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I Giovani Avvocati italiani sono stati intervistati sulla "Guida Monaci 2008" allegata a il settimanale "Il Mondo" sul tema della Giustizia.
 
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SENTENZA GERMANIA
SENTENZA VERGOGNOSA IN GERMANIA:
 
Articolo de "LA NUOVA SARDEGNA"
SABATO, 13 OTTOBRE 2007
 Pagina 10 - Sardegna 
La sentenza sullo stupro, per il vice di D’Alema il magistrato pecca di ignoranza  
La Farnesina al giudice tedesco: venga in Sardegna  
Gavino Ledda contesta il verdetto ma non crede al matriarcato nell’isola: è una falsità  
Danieli: «Disposto a pagargli di tasca una gita per conoscere la realtà dell’isola»  
GIOVANNI BUA 
CAGLIARI. Una bella gita in Sardegna. Per godersi la pensione. E per farsi un’idea più precisa su una terra che dimostra di non conoscere. L’invito arriva dal vice ministro degli affari esteri Franco Danieli, che è disposto a pagare di tasca il viaggio di istruzione al barone von Burries Hammerstein.
 Il presidente del tribunale di Buckeburg (ora in pensione), ridente cittadina della bassa Sassonia, è arrivato agli onori delle cronache per la sentenza choc nella quale ha concesso a Maurizio Pusceddu, cameriere cagliaritano di 29 anni colpevole di violenza carnale nei confronti della ex-fidanzata, le attenuanti generiche in quanto «sardo» e quindi etnicamente e culturalmente predisposto alla violenza nei confronti delle donne. «La concessione delle attenuanti fondata su fantasiose motivazioni che riconducono alla diversità etnica del condannato - commenta Danieli - dimostra la scarsa conoscenza geografica da parte del magistrato, e la permanenza di stereotipi superati e inaccettabili. Se tale decisione non fosse oggettivamente offensiva, verrebbe da ridere. Mi pare che l’unica soluzione sia quella di invitare quel magistrato a visitare la Sardegna, affinchè si faccia un’idea più precisa rispetto a quella ridicola che ha espresso nella sua decisione».
 E, dopo la levata di scudi di giovedì, con critiche unanimi da parte del mondo politico e culturale per una sentenza giudicata offensiva e poco informata su una cultura come quella sarda, che affonda le sue radici nel matriarcato e nel rispetto delle donne, arriva il commento dello scrittore Gavino Ledda, che precisa: «Matriarcato in Sardegna? Solo un’ invenzione degli intellettuali». L’autore di «Padre padrone» esprime una dura condanna nei confronti della sentenza tedesca, che giudica: «Un vero e proprio insulto contro l’umanità» ma quando sente parlare di predominio della donna sull’uomo nella cultura isolana non ci sta. «È una falsità - sottolinea - certo in casa la donna poteva esprimere la sua opinione, ma fuori dalle mura domestiche il predominio assoluto era dell’uomo. In Sardegna, dal nuraghe in poi, e come nel resto del mondo, c’è sempre stato il patriarcato». Non che questo giustifichi la violenza: «Assolutamente - precisa Ledda - il rispetto per la donna è sempre esisitito, anche in una società patriarcale come la nostra. Si poteva ordinare alla propria moglie di svolgere determinati lavori, certo, ma questa è un’altra cosa rispetto alla violenza». Condanna senza attenuanti dunque per la sentenza di Buckeburg: «È un’offesa contro il mondo intero - chiude Ledda - Nessuna attenuante può essere assolutamente concessa basandosi sull’etnia. Mi sarei offeso alla stessa maniera anche se la sentenza fosse stata applicata a un senegalese».
 Continua intanto la polemica. «Presenterò un’interrogazione parlamentare perchè il governo si impegni a portare davanti alla Corte di Giustizia dell’Ue questo grave caso di ingiustizia sociale e culturale» attacca Stefano Pedica, deputato di IdV.
«Per noi giovani avvocati - dichiara Gaetano Romano, presidente dell’Associazione Nazionale praticanti ed Avvocati - la sentenza palesa un’inaccettabile mancanza di attenzione per la tutela giuridica della donna».

 
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COMUNICATO STAMPA

      GIOVANI AVVOCATI: “SENTENZA TEDESCA SUL GIOVANE VIOLENTATORE SARDO DEGNA DEI TRIBUNALI NAZISTI;DEGRADATA ANCHE LA TUTELA GIURIDICA DELLA DONNA

 “L’ “A.N.P.A.-GIOVANI LEGALI ITALIANI”  accoglie con sdegno la sentenza del  giudice di Hannover con cui sono state concesse le “attenuanti etniche e culturali” a Maurizio Pusceddu che ha violentato e seviziato la sua ex fidanzata.

Trattasi di una decisione ,forse degna solo dell’ideologia dei tribunali nazisti, che introduce degli inconcepibili parametri razzisti a danno degli italiani di Sardegna.Avremmo compreso l’attribuzione delle attenuanti a cagione del personale possibile status di degrado mentale e sociale del soggetto, ma non certo di una intera comunità civile come quella sarda. Se dovessimo ragionare come il giudice tedesco dovremmo dire che i genocidi perpetrati dai tedeschi sono stati originati dall’appartenenza etnica e culturale del popolo tedesco.

La sentenza ha palesato altresì poca attenzione per la tutela giuridica della donna, in quanto al posto di comminare una sentenza esemplare ai danni del violentatore, il giudice tedesco ha pensato bene di determinare una pena troppo lieve (solo sei anni di carcere) per un reato così odioso come la violenza sessuale, rispetto alla pena massima prevista per il codice penale tedesco (15 anni) “
 

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10.04.2008

COMUNICATO STAMPA

 A.N.P.A.- GIOVANI LEGALI ITALIANI: ” NOI, GIOVANI AVVOCATI, CON VELTRONI ED IL P.D.; UN NUOVO GOVERNO BERLUSCONI SAREBBE UNA IATTURA PER I GIOVANI PROFESSIONISTI”

 

 “Come Giovani Avvocati non possiamo che auspicare un successo elettorale della parte politica che si è mostrata più vicina alle necessità dei Giovani, della concorrenza e dell’apertura alle nuove leve professionali.

Il Popolo delle Libertà sembra rappresentare ancora il conservatorismo più retrivo    espressione delle Corporazioni e delle Caste nemiche dei Giovani professionisti , ed in particolare dei Giovani Avvocati.I “Governi Berlusconi” che si sono succeduti negli ultimi 15 anni hanno cercato solo di salvaguardare le rendite di posizione delle Corporazioni ordinistiche che infatti, com’è noto, sono retaggio di periodi bui come quello fascista.

Nel Partito Democratico esponenti come Bersani rappresentano garanzia di innovazione e di modernizzazione del sistema economico italiano, ed in primis del mondo professionale.

Con un nuovo “Governo Berlusconi” si rischierebbe di vedere neutralizzate le preziosissime riforme del Ministro Bersani in tema di abolizione delle tariffe minime professionali, della possibilità di fare pubblicità e di costituire società multidisciplinari,  che cominciano a dare i frutti per i giovani professionisti, i consumatori ed il mondo imprenditoriale dichiara   Gaetano Romano , Presidente dell’  Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati -Giovani Legali Italiani”.   
 
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L'OUA ricorre, ma il TAR dice no da "IL MONDO"

L'Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA) non può rivolgersi alla giustizia amministrativa per la tutela della professione forense.Lo ha stabilito il TAR del Lazio, dichiarando inammissibile il primo ricorso formulato dall'associazione nei suoi 13 anni di storia.AL Tar veniva chiesto l'annullamento del decreto del ministero della giustizia che ha istituito il registro dei conciliatori presso le Camere di Commercio.Ma il tribunale non è entrato nel merito , accogliendo l'eccezione preliminare formulata da UnionCamere e dalla Camera di Commercio di Roma.A differenza degli ordini provinciali e del Consiglio Nazionale Forense , l'OUA è un soggetto "al quale le stesse disposizioni statutarie danno funzioni di rappresentanza meramente politica e compiti di attuazione dei deliberati congressuali."La giunta dell'OUA e la presidentessa Michelina Grillo preparano il ricorso al Consiglio di Stato.
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I legali: serve una prova pratica 
4/9/2007 Il Sole 24 Ore
Albi & mercato. L’avvocatura accoglie con parziale favore la proposta di riforma dell’accesso
 
[......................]  Per i sindacati dell’avvocatura, la preannunciata riforma — da parte del Guardasigilli, Clemente Mastella, sabato, dal palco della Festa dell’Udeur - di un imminente disegno di legge per il riordino dell’esame forense, parte da premesse condivise (si veda «Il Sole-24 Ore del 2 settembre). I cardini dovrebbero intervenire sulle modalità di valutazione: una preselezione informatica per “scremare” il numero giudicato eccessivo di circa 10 mila candidati l’anno; il superamento dell’abbinamento tra due diverse Corti d’appello sorteggiate per la correzione dei rispettivi scritti con un invio di tutti gli elaborati a Roma e una successiva casuale distribuzione quantitativa nelle sedi di correzione. Infine, l’inserimento del diritto comunitario tra il portfolio obbligatorio all’orale. [......................]
Mentre esprime tutto il suo disappunto Gaetano Romano, presidente dell’Anpa, [......................]  «Si ammette — conclude Romano — che in certe parti d’Italia non ci sono l’etica e il rigore sufficiente per correggere i propri e i compiti di un’altro distretto. E si attutisce il danno con assegnazioni anonime. Un metodo inaccettabile», Laura Cavestri
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DEVE ESSERE PROMOSSO 2 VOLTE PER DIVENTARE LEGALE
(AGI) - Chiavari (Genova), 16 nov. - Ha dovuto essere promosso due volte all'esame orale per diventare avvocato: l'insolita vicenda e' accaduta ad un trentacinquenne di Chiavari, patrocinatore legale dal 2001. Il neo-avvocato, infatti, bocciato alllo scritto per tre punti, ha presentato ricorso al Tar che con una sospensiva lo ha ammesso all'esame orale, con riserva. Alla prova orale il candidato ha superato la prova andando ben oltre la sufficienza ed ha quindi chiesto all'Ordine degli avvocati di Chiavari di essere iscritto all'Albo, in forza di una legge nazionale omnibus (n.1/168 del 2005) che nell'articolo 4 comma 2/bis specificava: "Qualsiasi professinista ammesso alla prova orale in via giurisdizionale (con ricorso al Tar) passando positivamente la prova acquisisce di diritto l'iscrizione all'Albo professionale". Ma l'Ordine degli avvocati del Foro di Chiavari ha respinto la richiesta di iscrizione spiegando che la professione dell'avvocato non rientra nella legge, valida per tutti i professionisti nessuno escluso, e quindi non ha iscritto all'Albo il collega. Il trentacinquenne, cosi', ha dovuto sostenere nuovamente l'esame sia per la parte scritta sia per quella orale, quest'ultima di fronte alla Corte d'appello di Genova, passandolo con una votazione, piu' che sufficiente, ma inferiore a quella della volta precedente. (AGI)
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Per le domiciliazioni inserite la Vostra offerta e/o richiesta su http://www.unionegiovaniavvocati.it/viewforum.php?f=24
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Atti stragiudiziali ai praticanti
3/4/2008 da Il Sole 24 Ore

Avvocati: Per la Cassazione non è necessaria l’iscrizione all’Albo - Il contratto con il cliente non va ritenuto nullo

Confermata la condanna di un professionista in una causa di risarcimento

Il praticante legale può svolgere attività stragiudiziale. E, per questo, può essere considerato responsabile per non aver tutelato a sufficienza gli interessi di un cliente, per esempio in una ‘classica” controversia nata da un incidente stradale. Lo precisa la Corte di cassazione con la sentenza n. 8445 della Prima sezione civile depositata il 1° aprile. Il ricorso era stato proposto da un avvocato che, all’epoca dello svolgimento dei fatti, era semplice praticante in uno studio legale. In questa veste si era occupato del caso di una cliente alla quale era stata riconosciuta un’invalidità permanente in seguito a incidente stradale. La donna aveva citato in giudizio il professionista sostenendo che la sua inerzia (aveva fatto trascorrere il termine di tre anni per la prescrizione) le aveva fatto perdere i 15 milioni che la compagnia di assicurazioni aveva offerto per chiudere il contenzioso. Tra gli argomenti fatti valere dal professionista ha trovato posto anche la sottolineatura del fatto che, essendo all’epoca un semplice praticante, la sua legittimazione in giudizio sarebbe stata del tutto inesistente. La Cassazione non è stata però di questo avviso. E ha condiviso in sostanza la tesi sostenuta dalla sentenza della Corte di appello: l’iscrizione all’Albo è essenziale per l’esercizio dell’attività giudiziale, mentre, per quella stragiudiziale, come nel caso di una trattativa fuori dall’aula di tribunale tra i rappresentanti legali della compagnia di assicurazione e il danneggiato, la competenza del praticante è fuori discussione. In questo senso, osserva ancorala Corte, non si può ritenere che il contratto tra praticante e cliente sia nullo, come invece riteneva l’avvocato. Da parte del Procuratore generale si era invece fatto notare come, in questo caso, si potesse configurare l’esercizio abusivo della professione forense. La sentenza ricorda poi quelli che devono essere considerati principi ormai consolidati da parte della stessa giurisprudenza della Corte di cassazione in materia. Innanzitutto la responsabilità nell’esecuzione di prestazioni per il cui svolgimento è necessario il titolo di abilitazione professionale è di natura rigorosamente personale perché basata sul rapporto tra professionista e cliente caratterizzato dal rilievo dato alle caratteristiche individuali (e in questo senso a essere esclusa è anche la responsabilità dello studio associato in quanto tale). Inoltre, deve essere considerato nullo, anche dopo i decreti Bersani e per quanto riguarda i patti relativi a compensi, il contatto concluso tra praticante avvocato e cliente quando l’oggetto è costituito dal compimento di atti processuali o anche “solo’ di prestazioni preparatorie dell’attività processuale. Giovanni Negri
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Per le prove orali:
Consigliamo: Nozioni di ordinamento e deontologia forense delle Edizioni Simone.Di basso costo, è il tradizionale storico manuale per prepararsi per le domande alle prove orali di deontologia ed ordinamento forense.
Consigliamo la collana "Strumenti per lo studio del diritto" de La Tribuna 
http://latribuna.corriere.it/dynuni/dyn/Formazione/Speciale%20compendi.jhtml
Ottimi manuali, di basso costo ma completi.
 
Sconsigliamo:il "Corso di deontologia forense" , Edizione 2007 per l'esame di avvocato" di Cedam.
Sentiamo di sconsigliarne l'acquisito non solo per una questione di prezzo.Ci saremmo infatti aspettati almeno un testo dal taglio "giovanile" sulla deontologia, ovvero un testo "dai giovani per i giovani".Invece a noi appare sicuramente non il migliore tra i testi per chi si prepara per l'esame di avvocato.
Sconsigliamo tutti i testi della Collana CEDAM Alpa-Iudica che,per noi, hanno la stessa impostazione non soddisfacente del corso di deontologia.
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14 Giugno 2007 - La Corte Costituzionale dichiara illegittimo l'art. 2 della legge in favore dell'Onaosi
LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, lettera e), della legge 7 luglio 1901, n. 306 (Provvedimenti pel Collegio-convitto per gli orfani dei sanitari italiani in Perugia - ONAOSI), quale sostituito dall'art. 52, comma 23 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria del 2003), nella parte in cui prevede che la misura del contributo obbligatorio di tutti i sanitari iscritti agli ordini professionali italiani è stabilita dal consiglio di amministrazione della Fondazione Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani (ONAOSI), con regolamenti soggetti ad approvazione dei ministeri vigilanti, ai sensi dell'art. 3, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509 (Attuazione della delega conferita dall'art. 1, comma 32 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza).
 
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2007.
 
Camera di Consiglio del 4 giugno 2007 - Deposito del 14 giugno 2007
 
 
COMMENTO: questa è una nostra vittoria e senza falsa modestia ce ne appropriamo il merito. Il merito condiviso con tutti coloro che hanno lottato per una imposizione ingiusta e anticostituzionale, con tutti coloro hanno creduto nell'affermazione del diritto e hanno avanzato ricorso contro le cartelle esattoriali. Una vittoria ancora non completa perché ottenuta su uno degli aspetti della legge in oggetto e non nell'interezza del provvedimento. Grazie a chi ha creduto nella nostra azione, quando nessuna voce si alzava, se non tardiva, a contestare il provvedimento, unica voce, la nostra, tra tutte le professioni coinvolte. Grazie agli avvocati che hanno creduto nella causa e all' Associazione Nazionale Avvocati ed Praticanti, Giovani Legali Italiani che per prima pose a disposizione la collaborazione dei propri iscritti, grazie all'impegno del dr. Pellegrino, grazie ai 10.000 sanitari italiani che firmarono la petizione promossa dal Movimento Nazionale Liberi Farmacisti in soli 30 giorni. Grazie alla Giustizia Italiana!
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Come associazione dei giovani avvocati italiani abbiamo inviato un telegramma di cordoglio
 
Articolo dal titolo "Morto il presidente Riccardo Scocozza"  del20/7/2007 da Il Sole 24 Ore
 
CASSA FORENSE
 
È improvvisamente scomparso, mercoledì sera, il neopresidente della Cassa forense, Riccardo Scocozza. Salernitano, 78 anni, cassazionista e decano dell’avvocatura salernitana, Scocozza era succeduto, 15 marzo scorso, all’ex presidente Maurizio de Tilla, dopo essere già stato alla guida dell’Ente di previdenza, per un breve periodo, nel 1993. Questa mattina, dalle ore 10, sarà allestita una camera ardente presso il Palazzo di Giustizia di Salerno. I funerali si svolgeranno, a partire dalle ore 16, nella Chiesa di S. Francesco, nello stesso capoluogo campano.
 
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Rosa eletto al vertice della gestione 
17/9/2007 Il Sole 24 Ore
 
Ci sono volute cinque votazioni per eleggere il nuovo presidente della Cassa forense. Alla fine la maggioranza assoluta dei voti (44 su 80) si è catalizzata su Paolo Rosa. Vice presidente uscente, Rosa, trentino di Cles (Val di Non), classe 1958, stato delegato per dodici anni ed è nel Cda dell’Ente di previdenza degli avvocati da circa due. L’elezione di Paolo Rosa segue di sei mesi il voto che aveva conferito la carica a Riccardo Scocozza, improvvisamente scomparso lo scorso 18 luglio a Roma. Come per il suo predecessore, la priorità, per Rosa, è la necessità di lavorare a una riforma strutturale della Cassa forense che sia in grado di assicurare una stabilità di lungo periodo senza incidere eccessivamente in negativo sulle prestazioni. E non sarà facile. «All’opera sino a fine anno — ha spiegato il neo presidente — ci sono tre gruppi di lavoro su tre differenti proposte; una maggiormente “parametrica”, una che considera il passaggio a un contributivo “ammorbidito” e la terza che valuta la costruzione di un pilastro bis all’interno della previdenza obbligatoria con il vantaggio di una defiscalizzazione dei contributi versati (un sistema simile a quello già in vigore per i veterinari). Nel 2008 sceglieremo la riforma che riteniamo più congeniale perché possa entrare a regime dal 1° gennaio 2009».
 
dal sito www.mnlf.it Movimento Nazionale Liberi Farmacisti Manifestazione per la liberalizzazione delle professioni, per i Giovani con l'adesione ideale e con il logo dell'A.N.P.A.-GIOVANI LEGALI ITALIANI
Roma -  "Affrancare l'economia italiana da rendite di posizioni corporative non è solo una priorità d'ordine economico, ma un principio di Libertà irrinunciabile". Inizia così il documento di presentazione della manifestazione che il prossimo 18 settembre  i farmacisti e i liberi professionisti favorevoli ad una svolta riformista del Paese terranno a Roma davanti al Senato. Una manifestazione in favore della "terza "lenzuolata" Bersani senza stralci e del libero esercizio della professione.
http://www.mnlf.it/Presentazione_manifestazione_Roma.pdf
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FINALMENTE PARTE IL GRANDE FORUM DI DISCUSSIONE CON CUI L' "A.N.P.A.-GIOVANI LEGALI ITALIANI" HA APERTO UNA COLLABORAZIONE
"FORUM UNIONE GIOVANI AVVOCATI", PROBABILMENTE IL PIU' COMPLETO, SENZA ALCUNA FORMA DI PUBBLICITA', SENZA CENSURE,  A VOSTRA DISPOSIZIONE
 
ISCRIVETEVI GRATUITAMENTE AL FORUM PER ESSERE AGGIORNATI E DISCUTERE IN ANTEPRIMA TUTTI I GIORNI SU TUTTE LE NOVITA', LE INFORMAZIONI DEL MONDO GIURIDICO, GIUDIZIARIO,FORENSE,DEI PRATICANTI, DEI GIOVANI AVVOCATI,
 
Vi Segnaliamo in particolare le sezioni del forum per inserire gratuitamente il link al Vostro Studio Legale, le iniziative Vostre e/o dei Vostri Studi Legali,le Vostre offerte e richieste di collaborazione-domiciliazione.
Tutte le associazioni ed istituzioni forensi e giudiziarie hanno lo spazio per inserire e discutere le notizie delle loro iniziative e manifestazioni.
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Di seguito una notizia che non è stata pubblicata da alcun organo specializzato ma che ci risulta con assoluta certezza.
SCONTRO DOPO LA ELEZIONE DI ALPA:UN EX CONSIGLIERE DEL CNF RICORRE CONTRO L'ELEZIONE DI UN NUOVO CONSIGLIERE NAZIONALE
 
L'ex Consigliere del CNF Avv. Raffaele Mirigliani di Catanzaro si è visto accogliere dal Tar Lazio con decreto la sospensiva sul proprio ricorso contro l'elezione dell'Avv. Antonio Baffa di Cosenza a nuovo Consigliere del CNF per la Calabria.
Il merito della controversia era atteso in camera di consiglio per fine agosto.
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LA PRESIDENTESSA DELLA SEZIONE DI MILANO AD UN CONVEGNO SUL PARTITO DEMOCRATICO E SULLE LIBERE PROFESSIONI
 
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RAI (international) http://www.italica.rai.it/multimedia/navigando/index.htm  SEGNALA IL FORUM WWW.UNIONEGIOVANIAVVOCATI.IT COME SITO DELLA SETTIMANA
 
Unione Giovani Avvocati
forum di discussione forense, giuridico e giudiziario
Sito ufficiale
Unionegiovaniavvovati.it, punto di riferimento per la Giovane Avvocatura Italiana, è lo spazio web attraverso cui i giovani professionisti del diritto possono tenersi aggiornati sulle notizie del mondo forense e giuridico, confrontare e approfondire le proprie conoscenze. Molto interessante è il servizio di consulenza legale offerto ai cittadini: gli utenti possono infatti porre quesiti di natura legale per ricevere, gratuitamente, una risposta da parte di un avvocato nelle materie di diritto civile, penale, amministrativo, commerciale, comunitario e internazionale ma anche informatica e internet.
 
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LA (NON) RADIAZIONE DELL'AVVOCATO PREVITI
Da "Il Corriere della Sera" di mercoledì 26 marzo 2008

Tuttifrutti di Gian Antonio Stella La (non) radiazione deli` avvocato Previti areva che domani fosse la volta buona. E sarebbe apparso uno scherzo del destino: nel lontano 27 marzo 1994 aveva fatto irruzione nella politica italiana come il braccio destro del Cavaliere trionfante, destinato a sfiorare il ministero della Giustizia (fu dirottato alla Difesa solo per le troppe polemiche) e il 27 marzo di quattordici anni dopo sarebbe stato probabilmente radiato, salvo sorprese, dall`Ordine degli Avvocati. Macché: tutto rinviato.Di nuovo. Questa volta al 22 aprile, la settimana dopo le elezioni. Fino ad allora, Cesare Previti continuerà a figurare nel sito come iscritto all`albo di Roma.Sospeso dall`esercizio della professione, perché la magistratura gli allegò questa pena accessoria. Ma iscritto. Tredici anni dopo le prime rivelazioni di Stefania Ariosto, cinque dopo le condanne in primo grado per i casi «Imi-Sir» e «Lodo Mondadori», tre dopo i verdetti d`Appello e quasi due dopo la prima sentenza definitiva della Cassazione che il 4 maggio 2006 gli confermò per la corruzione del giudice Vittorio Metta la pena di sei anni di carcere, «Cesarone» non è infatti ancora stato mai sanzionato dall`Ordine di appartenenza. Direte: com`è possibile? E qualcuno ricorderà che, stando alla fascistissima legge del 1938 che è rimasta di fatto il fulcro del sistema, «coloro che non siano di spec- chiata condotta morale e politica non possono essere iscritti negli albi professionali, e, se iscritti, deb- DomanifOrdine bono esserne cancellati, osservate per la cancelladel Lazio doveva zione le norme stabilite finalmente per i procedimenti disciplinari».decidere. Invece Si Certo, per «specchiata va a dopo il voto condotta politica» lì si intendeva l`obbedienza a Benito Mussolini. Che oggi, grazie a Dio, non c`è più.Ma la «specchiata condotta morale»? I presidenti di questo e quell`Ordine, davanti alla domanda, allargano le braccia. Dicono che è la legge che impone loro di aspettare la sentenza definitiva, in Cassazione, prima di prendere qualsiasi provvedimento. Tranne l`apertura formale di un procedimento (perché anche in questi casi, pare impossibile, dopo cinque anni scatta la prescrizione) non possono fare niente. Di più: una sentenza della Corte Costituzionale del`99, nel delirio ipergarantista di questi anni, ha stabilito che «le sanzioni destitutive, sia nel campo del pubblico impiego che in quello delle professioni inquadrate in ordini professionali, non siano disposte in modo automatico dalla legge, ma siano irrogate solo a seguito di un procedimento disciplinare che consenta di adeguare la sanzione al caso concreto». Traduzione: neppure una condanna definitiva può essere automaticamente riversata in una punizione. Gli Ordini devono decidere volta per volta. Con un processo disciplinare loro. Processo che Previti, dopo aver tirato in lungo il più possibile quello penale, ha cercato di rallentare di nuovo più che poteva.«E` stata un`istruttoria complessa, molto complessa», spiega l`avvocato Livia Rossi, la relatrice. «E` arrivato a chiederci di ascoltare centinaia di testimoni», sospira Alessandro Cassiani, il presidente dell`Ordine capitolino.Resta sempre la stessa domanda: se gli Ordini resistono accanitamente a ogni critica dichiarandosi essenziali per garantire la professionalità e il decoro dei propri iscritti che però possono sanzionare (forse) solo dopo una sentenza di condanna della Cassazione, a cosa servono?
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Da "Il Mondo"
Dottore, ho perso la fiducia...in commercialisti e giornalisti
PROFESSIONI gli italiani e i professionisti i sorprendenti risultati di un sondaggio della doxa: medici in testa

Le domande sono state poste in modo semplice per ottenere risposte spontanee e senza troppi condizionamenti come succede spesso nei sondaggi di opinione, magari a caldo rispetto a eventi importanti. Questa volta i mille italiani chiamati dalla Doxa nei loro salotti di casa, dopo essere stati scelti come campione rappresentativo della popolazione, hanno dato le pagelle alle principali categorie di professionisti con una certa spontaneità. Come si vede dai sorprendenti risultati della ricerca demoscopica (grafici in queste pagine), il Paese ha molta fiducia nei medici e poca nei commercialisti e avvocati; ritiene che i notai guadagnino più di tutti gli altri e che condividano con i camici bianchi il primato della preparazione e dei privilegi sociali, mentre gli avvocati abbiano la peggiore reputazione. Infine, la convinzione è che i giornalisti abbiano perso posizioni nella scala sociale e siano i peggio pagati. È una fotografia impietosa quella scattata da Stefania Lombardo, responsabile delle ricerche quantitative della Doxa di Milano, con mille interviste telefoniche a italiani maggiorenni. Ecco il dettaglio per le cinque categorie individuate. Ippocrate, il mito resiste Nonostante i continui scandali della malasanità, i medici mantengono una solida posizione in termini di fiducia e credibilità nell' opinione pubblica. Evidentemente l' esperienza personale, la diffusione sempre maggiore di una cultura sanitaria, presente per esempio in tutte le trasmissioni contenitore in tv, hanno contribuito ad attribuire ai professionsti della medicina i massimi punteggi soprattutto in termini di reputazione, con un voto medio di 8,10 (su una scala da 1 a 10), con un forte distacco dal voto attribuito ai notai (6,86) e alle altre categorie, tutte allineate sulla sufficienza abbondante. In termini di privilegio sociale, invece, le distanze si accorciano e i notai (voto medio 8,19) incalzano i medici (primi con 8,26). Anche in fatto di preparazione culturale e professionale, resiste la convinzione che i camici bianchi leghino le loro capacità a una rigorosa formazione: voto medio 8,40 davanti ai notai (7,86). Nonostante tutti questi primati, però, i medici non avrebbero ricavi professionali proporzionali ma guadagnerebbero meno dei notai e avvocati. Il sigillo del rigore Appare inossidabile la credibilità nell' opinione pubblica del notaio, il professionista che è primo per guadagni e secondo solo ai medici per reputazione, privilegio sociale, preparazione culturale e professionale. Nel sondaggio è la categoria con il voto medio più alto nei quattro criteri presi in considerazione e questo sembra dovuto alla tradizione (il campione ha rivelato di riconoscere il ruolo di pubblico ufficiale) ma anche alla reattività dimostrata di fronte ai pericoli di un ridimesionamento del ruolo e delle competenze emerso recentemente in alcune proposte legislative di riforma. Ed è proprio nell' ambito della nuova politica di rapporto con gli utenti decisa dal Consiglio del notariato che è stato commissionato il sondaggio alla Doxa: lo scopo è di comprendere come la categoria viene percepita dagli italiani e come intervenire successivamente. interfaccia da fisco Sono percepiti soprattutto come i maghi della cosiddetta ottimizzazione fiscale con la delega a gestire i rapporti con l' amministrazione finanziaria di aziende e famiglie, oltre che come consulenti amministrativi. Eppure, i dottori commercialisti e i ragionieri liberi professionisti sono considerati all' ultimo posto per preparazione culturale e professionale e per reputazione (assieme agli avvocati: voto medio 6,50 6,49) e al penultimo come privilegio sociale e reddito. difesa d' ufficio Secondo gli italiani, gli avvocati hanno il voto peggiore in reputazione (solo il 32% del panel attribuisce un giudizio alto) nonostante raccolgano una certa attenzione in fatto di privilegio sociale (voto 7,72), di preparazione culturale e professionale (7,65) e soprattutto di reddito, al secondo posto dopo i notai con voto alto da parte di tre interpellati su quattro. valori di carta I giornalisti hanno l' immagine di professionisti con una certa reputazione (al terzo posto dopo medici e notai) ma poco preparati sotto il profilo culturale e tecnico e soprattutto all' ultimo posto per privilegio sociale (una vera svolta rispetto alle opinioni diffuse in passato) e per reddito; aspetto quest' ultimo confermato dalle difficoltà per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. E.T. ***** le mille pagelle di un test anonimo "I cittadini si sentono lontani dalle istituzioni": è questa la sensazione di Stefania Lombardo (nella foto) della Doxa di Milano, che ha interrogato un campione di mille italiani sulla credibilità dei professionisti (grafici in basso) e sul livello di fiducia a confronto con le principali istituzioni (grafico a sinistra). Dove si conferma il primato dei medici e dove emergono al secondo posto le forze dell' ordine e l' esercito, quindi con forte sensibilità diffusa verso i problemi della sicurezza ("Ma se il sondaggio fosse condotto oggi il voto sarebbe più basso dopo il caso del tifoso ucciso ad Arezzo", precisa la ricercatrice demoscopica). Mentre i notai battono scuole e università. E i commercialisti superano di sette punti magistratura e pubblica amministrazione. All' ultimo posto sindacati, governo e Parlamento.
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Avvocati e dottori, la grande fuga
9/1/2008 da Il Corriere della Sera
BANCHE D'AFFARI E INTERNET METTONO A DURA PROVA IL FASCINO DELLE PROFESSIONI LIBERALI
Negli Stati Uniti la depressione diventa una malattia professionale. E scoppia una vera crisi di vocazioni

NEW YORK - L’avvocato? Il dottore? Professioni vecchie, polverose, per nulla seducenti, decisamente malviste dai giovani. Almeno negli Stati Uniti. Tempi duri soprattutto per gli avvocati. Ben pagati, stimati, coccolati e contesi (da studi legale e aspiranti mogli). Ma anche terribilmente depressi - una piaga che affligge almeno un professionista su cinque - e perciò profondamente infelici. Ecco perché, negli Stati Uniti, nessuno vuole più fare intraprendere la carriera.CRISI DI VOCAZIONE - Gli aspiranti uomini di legge, si legge in un lungo articolo del New York Times, sono sempre più una rarità: nelle scuole americane di specializzazione gli iscritti nel 2006 sono scesi a 83.500 dai quasi centomila del 2004 (con un calo del 6,7% tra 2006 e 2005 e del 5,2% l’anno precedente). E anche negli istituti di medicina il calo di iscrizioni è palese, appena meno evidente. LA GRANDE FUGA - La clamorosa fuga dalle professioni liberali tradizionalmente più apprezzate è cominciata ormai da anno. Tra i medici il morale è bassissimo: secondo il quotidiano della Grande Mela addirittura il 60% dei dottori appare «assolutamente sfiduciato» e medita di abbandonare la professione. E sono sempre più numerosi gli azzeccagarbugli, stressati da anni di lavoro ossessivo, che semplicemente decidono di cambiare vita e di rinunciare a emolumenti da primato. Un professionista affermato, che lavora in uno dei primi cento studi legali americani guadagna in media oltre un milione di dollari all’anno. Eppure, un numero sempre più alto di avvocati si accontenta di una esistenza meno glamour pur di tornare a ritmi di vita più sostenibili. PROFITTI A RISCHIO - La tendenza, ovviamente, preoccupa e sconcerta i grandi studi legali: gli altissimi tassi di abbandono (in media superiori al 20%, con punte che arrivano al 30% da un anno all’altro) mettono a rischio i profitti record delle firm. Ma i manager non sanno più come trattenere le galline delle uova d’oro. Non bastano, secondo quanto racconta il New York Times, premi di produttività raddoppiati (anche centomila dollari all'anno) e un ambiente più rilassato e cordiale (da grandi sorrisi e pacche sulle spalle fino a tisane rilassanti): l’emorragia è difficile da arrestare. SENZA FASCINO – Allora, cosa succede alle professioni più prestigiose? «Il problema non sono i soldi, ma il riconoscimento sociale», sostiene l’economista americano Richard Florida, l’autore del best seller The Flight of the Creative Class, un inno alla creatività delle nuove professioni, intervistato dal Nyt. In pratica, lo stipendio soddisfacente non basta: ciò che manca è la sensazione di vivere al centro della società americana, di incarnare l’idea stessa del successo. La guerra per lo status sociale più ambito, spiega Florida, è stata vinta dalle nuove professioni, estremamente creative, nate dopo il boom hi-tech degli anni Novanta: legioni di giovanissimi che hanno abbandonato il college ben prima della conclusione, diventati ricchissimi con un’idea innovativa, un progetto su Internet, un software azzeccato. FLESSIBILITA’ E CREATIVITA’ - Insomma, il successo arriva mettendo in pratica principi estremi di flessibilità e creatività. Per definizione lontanissimi dalle antiche professioni liberali. In più banche d’investimento e aziende di consulenza fanno a gara, sin dai primi giorni di college, ad accaparrarsi i migliori cervelli, anche a costo di sborsare stipendi molto robusti sin dai primi anni di carriera (mentre per legali e medici la progressione è decisamente più lenta). E in questo modo assottigliano l’esercito di potenziali reclute. Queste storie hanno cambiato gli standard di quella che viene percepita come una carriera prestigiosa, è la tesi degli addetti ai lavori. Ecco perché avvocati e dottori si sentono perduti. Paolo Ligammari
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CORRIERE DELLA SERA - Cronache : Il disordine che fa comodo agli Ordini
02.01.2008 Corriere della Sera di GIAN ANTONIO STELLA (AUTORE DE "LA CASTA")
A cosa servono gli Ordini se non tengono ordine tra i loro iscritti, pretendendo il rispetto delle regole deontologiche? Era una domanda lecita dopo la scelta dell'Ordine degli Avvocati di non muover foglia contro i neo-colleghi imputati della truffa all'esame di Catanzaro, quando copiarono in 2.295 su 2.301 lo stesso tema. E legittima dopo la scoperta che l'Ordine dei Medici non si era mai accorto (in venti anni!) che Girolamo Sirchia aveva al Policlinico una segretaria pagata non dall'ospedale ma da un'industria farmaceutica fornitrice. Ma è una domanda obbligata oggi dopo la lettura di La zona grigia / Professionisti al servizio della mafi,a edizioni «La Zisa». In cui Nino Amadore, deSl ole 24 Ore, ricostruisce le ambiguità e i silenzi dei vari Ordini nei confronti degli associati coinvolti in faccende di mafia, camorra, 'ndrangheta. Colletti bianchi che, a sentire il presidente di Cassazione Gaetano Nicastro, sono indispensabili ai criminali: «Cosa Nostra gode purtroppo di una vasta rete di fiancheggiatori nell'ambito di una certa borghesia mafiosa, fatta di tecnici, di professionisti, di imprenditori, di esponenti politici e della burocrazia». Come potrebbero certi padrini potentissimi ma semi- analfabeti investire nell'edilizia in Lussemburgo, nell'acquisto di un pacchetto azionario alle Cayman o nell'acquisto di 12 miliardi di metri cubi di gas dall'azienda ucraina Revne per «un valore di mercato di tre miliardi di euro» senza «un'accorta analisi fatta da gente preparata, che conosce i mercati »? Come potrebbero appropriarsi degli appalti pubblici senza la complicità di architetti, ingegneri, commercialisti, funzionari regionali e comunali ben decisi a regolarsi sul loro lavoro come le tre scimmiette che non vedono, non sentono, non parlano? Amadore ricorda, tra gli altri, il caso del tributarista coinvolto nell'«operazione Occidente » che vide l'arresto di 46 persone appartenenti in parte al giro di Salvatore Lo Piccolo. «Accusato di aver riciclato il denaro delle 10 famiglie mafiose si è difeso: "Ho solo fatto il mio lavoro di consulente, di certo non vado a chiedere la fedina penale di tutti i miei clienti". » Tema: i suoi «probiviri» non han niente da dire? Sempre lì torniamo: «quando» un Ordine può intervenire? Nel caso del processo per il riciclaggio del «tesoro » (stima: 150 milioni di euro) di Vito Ciancimino, il libro segnala come i professionisti condannati siano stati due: il tributarista palermitano Gianni Lapis e l'avvocato internazionalista romano Giorgio Ghiron. Cinque anni e 4 mesi a testa. Ma se Lapis è stato subito sospeso dall'Ordine di Palermo, Ghiron risulta, molti mesi dopo la sentenza, ancora al suo posto. O così dice il sito dell'Ordine di Roma. Come mai? Il destino personale dell'uomo, va da sé, non c'entra: se è innocente lo dimostrerà in Appello. Auguri. Ma resta il tema: perché, come sostiene il presidente dell'Ordine dei Medici Annibale Bianco, un Ordine dovrebbe attendere la sentenza in Cassazione per censurare un iscritto? Che ce ne facciamo di una sanzione supplementare se c'è già una sentenza che magari espelle il condannato dalla professione? Se un Ordine non serve a tenere ordine «al di là» degli iter giudiziari, a cosa serve? A organizzare belle cene in compagnia? di Gian Antonio Stella
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Per scaricare il fac simile della Petizione nazionale organizzata dall' "A.N.P.A.-GIOVANI LEGALI ITALIANI" ,e che è in atto a disposizione di tutti gli avvocati per la stampa e la diffusione presso i Fori italiani per l'abolizione immediata dell'obbligo di formazione continuo ed a pagamento, andare su
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Contributi e pensioni penalizzano i giovani
6/11/2007 da Il Sole 24 Ore
Previdenza. Il conto dare-avere per commercialisti e avvocati in base all’età
Le nuove leve versano il doppio e riceveranno la metà

Sono tutti destinati a pagare di più e a ricevere meno dei padri. Versando sino al doppio con la prospettiva di incassare, quando toccherà a loro, la metà o meno. Vale per il sistema di calcolo contributivo (“tanto pago, tanto prendo»). Ma in parte anche con il retributivo, legato ai livelli di reddito e sganciato dai versamenti. La tendenza investe non solo la previdenza pubblica ma — come dimostrano le simulazioni chieste dal Sole-24 Ore alle Casse di previdenza di avvocati e dottori commercialisti— anche quella professionale. Che chiede ai figli, in nome delle solidarietà tra le generazioni, di contribuire a pagare il conto di una promessa previdenziale generosa fatta ai padri. La simulazione che presentiamo in questa pagina è costruita ipotizzando professionisti appartenenti a tre fasce di età —36 anni, 50 e 60 — e altrettanti livelli di reddito medio, 25mila euro, 50 mila e 80 mila. Con queste variabili l’obiettivo è determinare l’importo della pensione di vecchiaia di “ipotetici” iscritti alle Casse degli avvocati e dei dottori commercialisti (tuttavia, l’anzianità di iscrizione agli enti non coincide). La prestazione dei legali, calcolata applicando il sistema retributivo, è costituita da più quote quella sino al 31 dicembre 2001 sui migliori dieci anni di reddito; quella sino al 2007 che considera i più redditizi 20 anni su venticinque. E, infine, quella che dal i gennaio impegna tutta la vita lavorativa. Per i dottori commercialisti, invece, all’importo stimato si applica il principio del pro-rata: una prima quota di anzianità su base retributiva sino a131 dicembre 2003 e una successiva con il solo criterio contributivo. Per i dottori commercialisti si è ipotizzata un’aliquota contributiva, dal 0 gennaio 2004, del u per cento. Per gli avvocati questa misura è stata presa a riferimento per i versamenti dal i’ gennaio 2008. Per entrambi gli Enti, lo sviluppo è in assenza di inflazione e a un tasso annuo reale di rivalutazione dell’1,5 per cento. Con queste basi, anche se si semplificano molte variabili del mercato, il quadro risulta inequivocabile. Per un giovane dottore commercialista di 36 anni iscritto nel 2002 e con un reddito di 25mula euro (costanti) i versamenti per arrivare alla pensione (nel 2039) ammontano a 126.728 euro. Contro i 54.283 euro versati dal padre 6oenne, iscritto nel 1977, che riceverà, dal 2015, una pensione annua di 24.800 euro circa. Invece, il figlio, quando andrà in pensione, percepirà 12.500 annui. Il divario tra giovani e anziani si ritrova anche considerando 45 mila euro di reddito: i primi si ritroveranno a pagare contributi doppi rispetto ai padri e riceveranno assegni ridotti della metà. La forbice è un po’ meno ampia se riferita a professionisti con 80 mila euro di reddito. «I dati — spiega il presidente della Cassa dei dottori commercialisti, Antonio Pastore — confermano che il sistema non poteva più reggere una promessa previdenziale irragionevolmente generosa. Per i giovani la penalizzazione è così evidente perché la pensione è frutto del solo calcolo contributivo. Dunque occorre affiancare un robusto pilastro complementare. Per chi si avvicina alla pensione, l’assegno riflette i diritti acquisiti e il pro-rata». Lo squilibrio nel monte contributi si spiega anche con il fatto che i dottori commercialisti più anziani hanno versato, fino a metà degli anni 80, una contribuzione molto modesta. ((Fino al 1983 versavano tutti 84 mila lire l’anno — ha spiegato ancora Pastore — poi su tre anni si era alzata la quota a 960 mila lire. Solo dal 1987, con la legge 21/86, il versamento è stato parametrato al reddito». Nonostante questo vantaggio, però, una parte dei pensionati, vecchi iscritti, sta difendendo i diritti acquisiti con l’opposizione, davanti ai giudici, al contributo di solidarietà (dal 2 al 7% dell’assegno calcolato con il retributivo). Anche la Cassa forense fa i conti con assegni pensionistici in progressivo calo. La sfida, per la Cassa, è la sostenibilità di lungo periodo e la dignità delle future pensioni a fronte di un progressivo impoverimento dei redditi dei giovani legali, che stanno diventando sempre di più. I 15 mila euro di pensione retributiva che potrebbero spettare ai legali under 40 di oggi rispetto ai quasi 2omila dei padri con reddito pari a 25 mila euro, - nell’ipotesi di un passaggio della Cassa al contributivo finirebbero per dimezzarsi a 7.129 euro annui. Per un cinquantenne, grazie al pro rata, l’assegno sarebbe invece di 13.809 euro, contro una pensione retributiva determinata in 17.186 euro. Gli importi degli assegni contributivi sarebbero più che dimezzati anche per gli under 40 pi “ricchi”, con redditi annui di 45 mila o 80 mila euro. «Entro l’anno la Cassa forense dovrà scegliere tra due strade», ha spiegato il presidente Paolo Rosa. «O mantenere il retributivo raffreddando molto le prestazioni e aumentando sia l’anzianità contributiva che l’età pensionabile. Oppure passare, in modo graduale, al contributivo, elevando le aliquote e puntando alla complementare. Tuttavia, il problema vero è che la giovane avvocatura si impoverisce mentre la ‘riserva” previdenziale richiederà più cospicui investimenti». Laura Cavestri

129.359 Avvocati in attività
Sono gli avvocati attivi della Cassa forense in base ai dati 2006
22.997 Avvocati pensionati
Sono gli avvocati che ricevono una pensione dalla Cassa forense. Il rapporto tra attivi e pensionati è del 5,15
45,353 «Dottori» in attività
Sono i dottori commercialisti attivi alla Cassa di categoria
4.634
Commercialisti pensionati
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A quanto pare il Consiglio Nazionale Forense, anche se non viene comunicato, appare ancora incompleto.

Mancherebbe ancora a distanza di mesi il rappresentante del distretto dell'Ordine di Roma.
Ricordiamo che non si è saputo neppure del fatto che un ex consigliere del CNF ha correttamente impugnato, innanzi al TAR Lazio, le elezioni del Consigliere per la Calabria del CNF;Siamo stati solo noi a livello nazionale a rivelarlo in questa newsletter 
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