Nel recente ddl Mastella in materia di professioni intellettuali appaiono ancora forti le sfere di influenza degli ordini professionali con prevedibili
negative ripercussioni sulla concorrenza. Nelle scorse settimane ad esempio il Consiglio nazionale forense ha emanato un regolamento che fa discendere l’attribuzione dei crediti funzionali all’assolvimento della formazione professionale obbligatoria da eventi indicati, promossi, organizzati solo dagli organi forensi o comunque che siano dai medesimi accreditati.
Si prevedono poi non solo agevolazioni – talvolta anche addirittura veri e propri esoneri – ma lo stesso Consiglio nazionale forense potrà incredibilmente decidere in casi specifici nuove altre “ipotesi” di esonero. Contro la prospettiva anticoncorrenziale di un mercato professionale magari lasciato in mano ad una schiera di navigati avvocati agevolati e/o esentati, a detrimento della gran parte dei giovani avvocati alle prese con la «formazione obbligatoria », “l’Anpa-giovani legali italiani” darà il via nelle prossime settimane, anche su
http://www.anpaitalia.it, ad una petizione nazionale contro questo regolamento.
Nondimeno l’Antitrust meritoriamente qualche settimana fa ha aperto un’indagine conoscitiva, dietro denuncia dei singoli professionisti, in merito all’effettivo adeguamento dei codici deontologici professionali alla legge Bersani. Tra i tanti punti quantomeno “dubbi” del riformato codice deontologico forense, che il giornalista Stefano Lepri de La Stampa ha individuato nell’articolo “Avvocati, inchiesta sulle tariffe” del 30 gennaio 2007,ad esempio in tema di società, aggiungiamo ad exempla anche il nuovo patto di quota lite e l’articolo 17 bis in cui tra gli elementi che “possono” essere inseriti a titolo di pubblicità informativa non sono citati incredibilmente il prezzo ed i costi complessivi delle prestazioni. Noi giovani avvocati contribuiremo all’indagine del garante inviando volontariamente un nostro completo dossier. Ha destato sorpresa – non per noi – il sondaggio della Tomorrow Swg pubblicato recentemente dal prestigioso settimanale economico Il Mondo secondo cui il 62,5 per cento dei 1.654 professionisti intervistati è favorevole all’abolizione delle tariffe minime (il cui divieto assoluto di deroga per gli avvocati è stato dichiarato anticoncorrenziale anche dalla Corte di giustizia europea), ed addirittura il 72,5 per cento degli interpellati è favorevole alla pubblicità. Se esiste un problema circa il numero (Censis 2006) di 153mila avvocati italiani (ma in Germania sono poco meno, ovvero 140mila), la nostra proposta è quella di prevedere un pensionamento obbligatorio per gli avvocati ultrasessantacinquenni che tra l’altro gestiscono la gran parte del contenzioso processuale.
Nelle prossime settimane vi saranno le audizioni in commissione giustizia sul ddl Mastella e sarebbe davvero farsesco falsare la realtà professionale non ascoltando anche gli avvocati giovani, ma ascoltando le istituzioni riconosciute (Cnf) e gli organismi associativi di più o meno dubbia rappresentatività (Oua, Ucpi, Aiga etc) che sono tutti indistintamente presieduti da avvocati cassazionisti. Ci chiediamo cosa la maggioranza degli avvocati guadagni dall’iscrizione coattiva a degli organismi istituzionali che hanno posizioni per lo più opposte alle proprie, rispetto alla possibile libera adesione magari ad associazioni di imprese con un peso politico più rilevante con le relative grandi agevolazioni, anche economiche, loro riservate.
*presidente nazionale "ANPA - Giovani Legali Italiani"