LA COMMISSIONE EUROPEA APRE UN PROCEDIMENTO NEI CONFRONTI DELL'ITALIA ANCHE SULLE TARIFFE FORENSI MASSIME;ANCORA UNA VOLTA ACCOLTE LE PROPOSTE IN TEMA DELL' "A.N.P.A.-GIOVANI LEGALI ITALIANI";
LE PROPOSTE DI "SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI" DI CONFINDUSTRIA IN AUDIZIONE NELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI;
SONDAGGIO DEL MENSILE TOPLEGAL SULL' EVENTUALITA' ANCHE PER GLI AVVOCATI DI ISCRIVERSI A CONFINDUSTRIA
 
 
 
 
 
Il Sole 24 Ore ha dato in anticipo (ed in esclusiva) rispetto a tutti gli altri organi di informazione la notizia di una  procedura di infrazione da parte della Commissione Europea contro l'Italia per la presenza di tariffe massime obbligatorie.
Era anche questa una richiesta (abolizione dell'obbligo di tariffe massime) consolidata da anni da parte dell' "A.N.P.A.-Giovani Legali Italiani"

Avvocati, la Ue avvia la procedura di infrazione sulle tariffe massime 
23/3/2007 da: Il Sole 24 Ore www.ilsole24ore.com
 
Nuovo affondo della Commissione europea nei confronti dei tariffari degli avvocati italiani. Il commissario al Mercato interno, Charlie McCreevy ha aperto una procedura di infrazione a carico dell'Italia per l'esistenza di tariffe forensi massime obbligatorie e per il fatto che la normativa italiana non permette di remunerare adeguatamente, in sede di giudizio, i costi sostenuti da un avvocato straniero. Con una lettera di messa in mora di 20 pagine —non ancora resa pubblica da Bruxelles ma ottenuta dal Sole24Ore — McCreevy ha contestato al Governo italiano la violazione degli articoli 43 e 49 dei Trattati europei che tutelano la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi. L'Italia avrà ora due mesi di tempo per presentare le proprie osservazioni a Bruxelles, altrimenti scatterà il parere motivato che formalizzerà gli addebiti,prima di un eventuale deferimento alla Corte di Giustizia europea.È la terza volta che la Commissione europea invia una lettera di messa in mora a Roma, riguardante le tariffe degli avvocati. Un prima fu inviata nel luglio 2005 e mise sotto accusa i tariffari italiani sulle attività stragiudiziali, e una seconda (o prima lettera complementare) partì nel dicembre 2005 e fece entrare nel mirino anche i tariffari giudiziali. McCreevy prende atto che, da allora,alcuni elementi di rigidità sono caduti, grazie all'entrata in vigore del decreto Bersani, (decreto legge 223/2006,convertito nella legge 248/ 2006), che ha abolito il rispetto delle tariffe obbligatorie minime per le professioni regolamentate. «Gli avvocati che forniscono servizi in Italia non sono ormai più tenuti al rispetto di tariffe fisse e minime», ammette l'attuale lettera di messa in mora. Però Bruxelles censura il fatto che non sia stata contestualmente prevista alcuna misura per abolire le tariffe massime.
«Un avvocato non può derogare dagli onorari massimi fissati dalle tariffe forensi», osserva il nuovo "atto di accusa" di McCrrevy, stigmatizzando anche il fatto che nella normativa italiana non sia «prevista una disposizione specifica che permetta di tener stabilito in un altro Stato membro, quando il giudice liquida le spese». Proprio questi due fattori costituiscono, per Bruxelles, un ostacolo all'arrivo di avvocati stranieri. Il professionista di un altro Paese europeo, anche se preferito ad altri da un cliente italiano, non può infatti imporre tariffe superiori a quelle massime nazionali, nemmeno per tenere conto delle spese di viaggio e traduzione. Né può contare su un'adeguata liquidazione da parte del giudice, quando agisca in tandem con un avvocato italiano, esercitando una prestazione temporanea. Il documento di McCreevy scandaglia anche le motivazioni che potrebbero giustificare la presenza di un tetto alle tariffe forensi. E giunge alla conclusione che sono ammissibili solo nel campo della difesa di diritti fondamentali della persona, e cioè del diritto penale e di famiglia. Ma che sono sproporzionate se si pongono il fine di proteggere il consumatore in controversie civili, commerciali, amministrative o tributarie. Da una parte — osserva Bruxelles— nell'ordinamento italiano esiste infatti il diritto di patrocinio gratuito, in grado di garantire «che anche i meno abbienti possano veder tutelati i loro diritti davanti al giudice». D'altro canto, «l'imposizione di limiti massimi per gli onorari non permette di evitare il rischio di fatturazioni eccessive o di servizi mediocri». La qualità della prestazione dovrebbe invece essere sottoposta alla possibilità di verifica esterna, per proteggere adeguatamente il consumatore. Salvo i casi in cui siano in gioco i diritti fondamentali della persona, pertanto, per McCreevy, nel rapporto tra cliente e avvocato, «dovrebbe prevalere la libertà contrattuale, accompagnata dalla possibilità di contestare gli onorari ritenuti eccessivi di fronte al Consiglio dell'Ordine o a un altro organo competente ». Secondo Bruxelles, infatti, qualsiasi abuso dovrebbe poter essere sanzionato dalle autorità competenti o costituire oggetto di un ricorso da parte dei consumatori insoddisfatti. Forme di tutela molto più efficaci delle tariffe massime. La lettera ammette anche che l'esistenza di onorari massimi può agevolare il giudice, in quanto fornisce una base per determinare gli importi massimi dei rimborsi a carico della parte soccombente. Ma la Commissione bolla i tetti massimi come sproporzionati anche per questo scopo, in quanto «basterebbe mettere a disposizione dei giudice un elenco indicativo che gli consenta di stimare e determinare su tale base l'importo dei rimborsi». Enrico Brivio 
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20/4/2007 da: Il Sole 24 Ore
Professioni. Confindustria, Ordini contabili e Associazioni in audizione alta Camera sulla riforma
 
Mantini chiede proposte coraggiose per superare il nodo
 
Una “sfida”, rivolta agli Ordini e alla minoranza di Centro- destra, a proporre un criterio giuridicamente efficace per introdurre attività riservate agli Albi in assenza di un regime di esclusiva. A lanciarla è stato il relatore alla Camera per la riforma delle professioni, Pierluigi Mantini (Margherita), al termine dell’appuntamento settimanale dedicato alle audizioni — in sede congiunta Giustizia-Attività produttive — in relazione al riordino proposto dal disegno di legge Mastella. Il riferimento è al nodo della contestata equiparazione degli Ordini alle associazioni che svolgono attività “sovrapponibili” a quelle degli abilitati, come emerso con vigore nella sessione dedicata ai Consigli nazionali di dottori commercialisti, ragionieri, consulenti del lavoro, Forum delle professioni del Nord e confederazioni delle libere associazioni (Colap e Confindustria-Servizi innovativi). «O si individua un criterio giuridico per creare un perimetro di attività riservate che adesso non esiste, oppure non si può affermare una riserva generale, fingendo che tale non sia, semplicemente per non riconoscere profili professionali già sul mercato. Gli Ordini e il Centro-destra—ha detto Mantini—facciano proposte innovative, coerenti e senza ipocrisie, non ostruzionismo».«Non è con la proposta Ma- stella che si tutelano gli utenti» ha affermato il presidente dei dottori commercialisti, Antonio Tamborrino, anche perché «il legislatore sembra fare non poca confusione sui concetti di “diritti costituzionalmente garantiti”, “meritevoli di specifica tutela” e “interessi pubblici”», consentendo (all’articolo 8, comma i del testo) «che possa- no esistere associazioni che incidono su interessi costituzionalmente garantiti». Si dicono «fermamente contrari a ogni ipotesi di riconoscimento delle associazioni professionali e di loro equiparazione agli Ordini» i vertici dei ragionieri, i quali, in vista dell’entrata in vigore della riforma dell’Albo con i dottori, dal 1° gennaio 2008, hanno chiesto di stralciare le professioni economiche- contabili dal Ddl Mastella. Mira a una delega più “ristretta” — «meglio dar vita a una legge quadro» — il presidente dei consulenti del lavoro, Marina Calderone. Mentre Giuseppe Capocchin, del Forum delle professioni intellettuali, ha sottolineato la necessità di «una politica economica delle professioni», con incentivi per la formazione e l’attività di studio. Ha chiesto invece di stringere i tempi delle audizioni e di approvare rapidamente una riforma Giuseppe Lupoi, presidente delle associazioni riunite nel Coiap. Lupoi ha auspicato che questo «prolungato giro di consultazioni non sia un modo per rimandare i nodi strutturali, come il rapporto Ordini-associazioni». Alla domanda di Giancarlo Laurini (Fi), ha proseguito Lupoi, «su una eventuale nostra disponibilità a “stralciare” dal Ddl il riconoscimento delle associazioni che svolgono attività “tipiche”, abbiamo risposto un secco e incondizionato “no”».
Il testo Mastella «è una base valida» per Ennio Lucarelli (Confindustria-Servizi innovativi), «anche se va precisato meglio, ad esempio, se la riduzione degli Ordini significherà più associazioni». Secondo Lucarelli bisogna poi certificare prima le professioni e poi le associazioni, ed è necessario ampliare la libertà dei professionisti di fare società multidisciplinari. Le audizioni riprenderanno giovedì 3 maggio, con la convocazione degli Albi tecnici e di Assoprofessioni. Laura Cavestri
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http://www.confindustriasi.it/_nuovositov1.0/index_.php?idcont=65&cont=News
COMUNICATI >> RIFORMA PROFESSIONI: RIDURRE NUMERO DI ORDINI, SOCIETA' DI CAPITALI PER LE PROFESSIONI TECNICHE
 
CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI
 
Roma 19/4/2007 - “I servizi professionali rivestono un ruolo fondamentale di apripista per l’internazionalizzazione dell’economia. Ciò è avvenuto per paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Germania e dovrà accadere anche per l’Italia, se vogliamo rafforzare le nostre capacità competitive. Così com’è oggi, il sistema professionale italiano ha grandi difficoltà ad accettare questa sfida e cogliere le opportunità di sviluppo che gli si offrono perché, come denunciato più volte dalla stessa Commissione Europea, è imbrigliato in un eccesso di regolamentazione obsoleta. Da tale punto di vista, Confindustria Servizi Innovativi Tecnologici auspica che la riforma delle professioni venga affrontata da questo Parlamento con l’urgenza che merita e con l’impegno di dover attuare non un semplice intervento normativo, ma uno dei cambiamenti strutturali che devono concorrere a innovare profondamente il nostro Paese” è stato questo l’esordio di Ennio Lucarelli che, in qualità di vicepresidente della federazione confindustriale, è stato ascoltato dalle Commissioni riunite Giustizia e Attività produttive della Camera dei Deputati, nel corso dell’indagine conoscitiva sulle professioni.Entrando nel merito dei progetti di legge in esame, Lucarelli ha detto di condividere l’impostazione generale del disegno di legge Mastella poiché “rispetto alle altre proposte in esame, rappresenta il testo che più risponde ai principi di concorrenza e liberalizzazione”. Si è poi soffermato su alcuni punti, auspicando innanzitutto una riorganizzazione degli Ordini che non ne aumenti il numero attuale, ma anzi tenda a ridurlo, limitando l’esistenza di albi e collegi obbligatori alle professioni per le quali si giustificano attività riservate in funzione di tutela di specifici interessi pubblici costituzionalmente garantiti. Insistendo poi sulla necessità di procedere al riconoscimento delle nuove professioni: “per le quali è opportuna un’attività di monitoraggio e classificazione sulla quale potrebbe essere coinvolto il Cnel, mentre desta perplessità l’ipotesi di riconoscimento pubblico delle libere associazioni che potrebbe appesantire inutilmente il sistema, dato che diritto di organizzarsi in associazioni è già sancito dalla Costituzione”. Infine sulle società , il vicepresidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici ha chiesto estrema chiarezza rivendicando, innanzitutto, il principio che tutte le professioni, regolamentate e non, dovrebbero poter esercitare in forma societaria, in conformità al codice civile. Ma in particolare ha chiesto che tale principio venga sancito definitivamente “per le professioni tecnico-economiche, in materia di ingegneria, informatica, progettazione di sistemi, consulenza aziendale, comunicazione e marketing e per altre professioni che non incidano su diritti costituzionalmente garantiti, alle quali deve essere garantito di poter esercitare nelle forme di società come più si addice al miglior interesse dei professionisti interessati”.
 
CONFINDUSTRIA SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI
Anna Borioni
Responsabile Ufficio Stampa
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Molto interessante questo articolo e sondaggio di TOPLEGAL.
 
In effetti è sempre maggiore la richiesta di possibile iscrizione anche ad associazioni anche di imprese che garantiscono effettivamente ai soci una copertura sindacale
maggiore, più incisiva e prestigiosa.Ci chiediamo perchè gli studi professionali non possono godere dei vantaggi (fiscali etc).che hanno le imprese
 
 
E GLI STUDI SI ISCRISSERO A CONFINDUSTRIA
 
Nel suo complesso, l’industria dei servizi legali in Italia ha raggiunto il valore record di oltre 11 miliardi di euro. La stima, elaborata dal centro studi di TopLegal, dà la misura di quanto strategico sia diventato questo settore. Gli avvocati, non sono più semplicemente una categoria professionale. Sono diventati a pieno titolo una categoria
produttiva tra le principali del Sistema Italia. Non sorprende se all’interno del mondo delle associazioni che raggruppano i legali italiani comincia a circolare la richiesta di poter iscrivere gli studi legali a Confindustria. Le ragioni sarebbero diverse: oltre alla considerazione dell’attitudine imprenditoriale che sottende l’apertura e la gestione di uno studio, ci sono da considerare i benefici finanziari e le forme di sostegno a cui anche gli studi avrebbero accesso e soprattutto una forte capacità di interlocuzione con gli organi di governo del Paese.
TopLegal vorrebbe sapere dai suoi lettori cosa pensano in proposito: vi piacerebbe potervi iscrivere a Confindustria?
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