dal quotidiano Repubblica
"Andò a Reggio Calabria solo per superare
l´esame ora il ministro si dimetta" 05-09-2008
I Giovani avvocati: e pensare che attacca
i docenti del Sud. Il Pd: non è più credibile
ROMA - Un trasferimento dalla natia Brescia a Reggio
Calabria. Un breve cambio di residenza nel 2001 al solo
scopo di superare l´esame da avvocato nella regione con
la più alta percentuale di promozioni. L´episodio
ritorna sulle pagine dei giornali, dalla Stampa al
Corriere della Sera al Venerdì. E
sul ministro dell´Istruzione Mariastella Gelmini
infuriano le polemiche, tra critiche per l´escamotage e
richieste di dimissioni. «È nota a tutti l´enorme
difficoltà di diventare avvocati, visto che a livello
nazionale solo il 35,40% dei candidati riesce a
abilitarsi. Tuttavia è davvero incredibile - sostiene il
presidente dei giovani avvocati, Gaetano Romano - che a
utilizzare la scorciatoia del trasferimento sia stata
proprio colei che ha sottolineato la mancanza di
preparazione di una parte degli insegnanti italiani che
si trasferiscono al Nord». Sul fronte politico
Alberto Losacco del Pd accusa il ministro di «predicare
bene e razzolare male» e, come Antonio Borghesi dell´Idv
e Franco Corbelli leader del movimento Diritti Civili,
chiede che si dimetta: «Non ha più credibilità: la
grande fustigatrice che invoca meritocrazia, è la stessa
che per superare l´esame da avvocato è scesa a Reggio
dove, come è noto, l´esame lo superano praticamente
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DA RAINEWS24:
''Il ministro
Gelmini si è trasferita a Reggio Calabria per diventare
avvocato? Si dimetta senza ritardo''. L'Ugai (Unione
giovani avvocati italiani) dopo aver appreso con
''stupore'' da un articolo del Corriere della Sera che
''il ministro si è trasferita da Brescia a Reggio
Calabria per poter diventare avvocato'' ne chiede le
dimissioni.
''E' nota a tutti l'enorme difficoltà di diventare
avvocati in Italia, visto che a livello nazionale ormai
solo il 35,40% dei candidati riesce a abilitarsi.
Tuttavia è davvero incredibile - sostiene il presidente
Gaetano Romano - che a utilizzare la scorciatoia del
trasferimento sia stata proprio colei che ha
sottolineato la mancanza di preparazione di una parte
degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord
Italia''.
I giovani avvocati sono ''ansiosi di verificare'' come
si comporterà Gelmini quando il Consiglio dei ministri
esaminerà la riforma dell'accesso alla professione
forense, che il suo collega Alfano ha annunciato e che
secondo l'Ugai è tesa ''a rafforzare ancor di più la
casta degli avvocati cassazionisti'': ''Non ci
stupiremmo se il ministro Gelmini, dopo essere diventata
avvocato trasferendosi da Brescia a Reggio Calabria
desse il suo benestare al progetto di chiusura
definitiva dell'accesso alla professione forense''.A
chiedere le dimissioni di Gelmini è anche il leader del
movimento Diritti Civili, Franco Corbelli; Antonio
Borghesi, vicecapogruppo dell'Italia dei Valori alla
Camera; nonché alcuni parlamentari del Pd.
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Nella città calabrese l'anno
precedente il record di ammessi con il 93 per cento
Da Brescia a Reggio Calabria
Così la Gelmini diventò avvocato di
Gian Antonio Stella 04 settembre 2008 dal
Corriere della Sera
L'esame di abilitazione all'albo nel 2001.
Il ministro dell'Istruzione: «Dovevo lavorare subito»
Novantatré per cento di
ammessi agli orali! Come resistere alla tentazione? E
così, tra i furbetti che nel 2001 scesero dal profondo
Nord a fare gli esami da avvocato a Reggio Calabria si
infilò anche Mariastella Gelmini. Ignara delle polemiche
che, nelle vesti di ministro, avrebbe sollevato con i
(giusti) sermoni sulla necessità di ripristinare il
merito e la denuncia delle condizioni in cui versano le
scuole meridionali. Scuole disastrose in tutte le
classifiche «scientifiche» internazionali a dispetto
della generosità con cui a fine anno vengono quasi tutti
promossi.La notizia, stupefacente proprio per lo
strascico di polemiche sulla preparazione, la
permissività, la necessità di corsi di aggiornamento, il
bagaglio culturale dei professori del Mezzogiorno,
polemiche che hanno visto battagliare, sull'uno o
sull'altro fronte, gran parte delle intelligenze
italiane, è stata data nella sua rubrica su laStampa.it
da Flavia Amabile. La reazione degli internauti che
l'hanno intercettata è facile da immaginare. Una per
tutti, quella di Peppino Calabrese: «Un po' di dignità
ministro: si dimetta!!» Direte: possibile che sia tutto
vero? La risposta è nello stesso blog della giornalista.
Dove la Gelmini ammette. E spiega le sue ragioni.Un
passo indietro. È il 2001. Mariastella, astro nascente
di Forza Italia, presidente del consiglio comunale di
Desenzano ma non ancora lanciata come assessore al
Territorio della provincia di Brescia, consigliere
regionale lombarda, coordinatrice azzurra per la
Lombardia, è una giovane e ambiziosa laureata in
giurisprudenza che deve affrontare uno dei passaggi più
delicati: l'esame di Stato.Per diventare avvocati,
infatti, non basta la laurea. Occorre iscriversi
all'albo dei praticanti procuratori, passare due anni
nello studio di un avvocato, «battere» i tribunali per
accumulare esperienza, raccogliere via via su un
libretto i timbri dei cancellieri che accertino
l'effettiva frequenza alle udienze e infine superare
appunto l'esame indetto anno per anno nelle sedi
regionali delle corti d'Appello con una prova scritta
(tre temi: diritto penale, civile e pratica di atti
giudiziari) e una (successiva) prova orale. Un ostacolo
vero. Sul quale si infrangono le speranze, mediamente,
della metà dei concorrenti. La media nazionale, però,
vale e non vale. Tradizionalmente ostico in larga parte
delle sedi settentrionali, con picchi del 94% di
respinti, l'esame è infatti facile o addirittura
facilissimo in alcune sedi meridionali.Un esempio?
Catanzaro. Dove negli anni Novanta l'«esamificio»
diventa via via una industria. I circa 250 posti nei
cinque alberghi cittadini vengono bloccati con mesi
d'anticipo, nascono bed&breakfast per accogliere i
pellegrini giudiziari, riaprono in pieno inverno i
villaggi sulla costa che a volte propongono un pacchetto
«all-included»: camera, colazione, cena e minibus andata
ritorno per la sede dell'esame.Ma proprio alla vigilia
del turno della Gelmini scoppia lo scandalo dell'esame
taroccato nella sede d'Appello catanzarese. Inchiesta
della magistratura: come hanno fatto 2.295 su 2.301
partecipanti, a fare esattamente lo stesso identico
compito perfino, in tantissimi casi, con lo stesso
errore («recisamente» al posto di «precisamente», con la
«p» iniziale cancellata) come se si fosse corretto al
volo chi stava dettando la soluzione? Polemiche roventi.
Commissari in trincea: «I candidati — giura il
presidente della «corte» forense Francesco Granata —
avevano perso qualsiasi autocontrollo, erano come
impazziti». «Come vuole che sia andata? — spiega
anonimamente una dei concorrenti imbroglioni —. Entra un
commissario e fa: "Scrivete". E comincia a dettare il
tema. Bello e fatto. Piano piano. Per dar modo a tutti
di non perdere il filo».Le polemiche si trascinano per
mesi e mesi al punto che il governo Berlusconi non vede
alternative: occorre riformare il sistema con cui si
fanno questi esami. Un paio di anni e nel 2003 verrà
varata, per le sessioni successive, una nuova regola:
gli esami saranno giudicati estraendo a sorte le
commissioni così che i compiti pugliesi possano essere
corretti in Liguria o quelli sardi in Friuli e così via.
Riforma sacrosanta. Che già al primo anno rovescerà
tradizioni consolidate: gli aspiranti avvocati lombardi
ad esempio, valutati da commissari d'esame napoletani,
vedranno la loro quota di idonei raddoppiare dal 30 al
69%.Per contro, i messinesi esaminati a Brescia saranno
falciati del 34% o i reggini ad Ancona del 37%. Quanto a
Catanzaro, dopo certi record arrivati al 94% di
promossi, ecco il crollo: un quinto degli ammessi
precedenti.In quei mesi di tormenti a cavallo tra il
2000 e il 2001 la Gelmini si trova dunque a scegliere,
spiegherà a Flavia Amabile: «La mia famiglia non poteva
permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi, mio
padre era un agricoltore. Dovevo iniziare a lavorare e
quindi dovevo superare l'esame per ottenere
l'abilitazione alla professione». Quindi? «La sensazione
era che esistesse un tetto del 30% che comprendeva i
figli di avvocati e altri pochi fortunati che riuscivano
ogni anno a superare l'esame. Per gli altri, nulla.
C'era una logica di casta, per fortuna poi modificata
perché il sistema è stato completamente rivisto». E
così, «insieme con altri 30-40 amici molto demotivati da
questa situazione, abbiamo deciso di andare a fare
l'esame a Reggio Calabria».I risultati della sessione
del 2000, del resto, erano incoraggianti. Nonostante lo
scoppio dello scandalo, nel capoluogo calabrese c'era
stato il primato italiano di ammessi agli orali: 93,4%.
Il triplo che nella Brescia della Gelmini (31,7) o a
Milano (28,1), il quadruplo che ad Ancona. Idonei
finali: 87% degli iscritti iniziali. Contro il 28% di
Brescia, il 23,1% di Milano, il 17% di Firenze. Totale:
806 idonei. Cinque volte e mezzo quelli di Brescia: 144.
Quanti Marche, Umbria, Basilicata, Trentino, Abruzzo,
Sardegna e Friuli Venezia Giulia messi insieme.Insomma,
la tentazione era forte. Spiega il ministro
dell'Istruzione: «Molti ragazzi andavano lì e abbiamo
deciso di farlo anche noi». Del resto, aggiunge, lei ha
«una lunga consuetudine con il Sud. Una parte della mia
famiglia ha parenti in Cilento». Certo, è a quasi
cinquecento chilometri da Reggio. Ma sempre Mezzogiorno
è. E l'esame? Com'è stato l'esame? «Assolutamente
regolare». Non severissimo, diciamo, neppure in quella
sessione. Quasi 57% di ammessi agli orali. Il doppio che
a Roma o a Milano. Quasi il triplo che a Brescia. Dietro
soltanto la solita Catanzaro, Caltanissetta, Salerno.
Così facevan tutti, dice Mariastella Gelmini. Da oggi,
dopo la scoperta che anche lei si è infilata tra i
furbetti che cercavano l'esame facile, le sarà però un
po' più difficile invocare il ripristino del merito,
della severità, dell'importanza educativa di una scuola
che sappia farsi rispettare. Tutte battaglie giuste.
Giustissime. Ma anche chi condivide le scelte sul
grembiule, sul sette in condotta, sull'imposizione
dell'educazione civica e perfino sulla necessità di
mettere mano con coraggio alla scuola a partire da
quella meridionale, non può che chiedersi: non sarebbero
battaglie meno difficili se perfino chi le ingaggia non
avesse cercato la scorciatoia facile?
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Gelmini: «In tre anni 87mila tagli» E i sindacati
mobilitano i docenti di Maria Sorbi
Sa benissimo che la scuola non è
un’azienda. Ma il ministro all’Istruzione Mariastella
Gelmini sa anche che quando c’è da far quadrare i
bilanci qualche decisione a denti stretti va presa. E
sia. Dietro le cattedre ci saranno tagli per 87mila
posti in tre anni: il 7 per cento della spesa. «Occorre
reinvestire - spiega la Gelmini - ma se non ci sono le
risorse, come si può? Come si fa a investire nel merito
se il 97 per cento delle risorse è bloccato negli
stipendi?». E allora via con l’accetta, si torna al
maestro unico. Per svecchiare quel piccolo mondo antico
che rischia di diventare la scuola e per sbaraccare il
«carrozzone» in nome di un modello più snello e più
utile.Apriti cielo. I sindacati esplodono in un
polverone di polemiche. Anche se non verranno toccati i
posti degli insegnanti di sostegno. Anche se il ministro
promette in tutte le salse che non solo manterrà intatto
il tempo pieno a scuola ma che addirittura lo potenzierà
con i soldi risparmiati negli stipendi. Le nuove norme
entreranno in vigore dal 2009 e quindi ci sarà tutto il
tempo di confrontarsi. Nel frattempo però i Cobas hanno
già proclamato uno sciopero per il 17 ottobre e
giudicano «inverosimile» il ritorno maestro unico,
«tuttologo che non farebbe che immiserire la
scuola».«Giù le mani dalle elementari - insorge il
segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima
-. Hanno un tale livello di qualità che non farebbero
arrossire alcun ministro della pubblica istruzione, se
fosse fatta una verifica internazionale degli standard
educativi».La Gelmini resta ferma nelle sue posizioni e
nel suo piano-risparmio per ridisegnare la scuola: «Non
si capisce perché il contribuente debba pagare tre
insegnanti per una scuola primaria che funziona
benissimo anche con uno solo». Insomma, il ministro ha
un obiettivo preciso: «La scuola deve tornare un luogo
in cui i ragazzi si sentono protagonisti. Nel tempo
invece è diventata sempre meno un’istituzione che forma,
che educa, e sempre più un luogo dove erogare stipendi.
Una forma di ammortizzatore sociale». E ovviamente un
discorso del genere non può che surriscaldare gli animi
della sinistra.Il ministro finisce nel mirino
anche per un’altra polemica. Che di istruzione però
riguarda proprio la sua. La Gelmini infatti è stata
accusata di essersi trasferita, nel 2001, da Brescia a
Catanzaro per sostenere l’esame di Stato per diventare
avvocato, visto che, fino a un po’ di anni fa, in
Calabria la percentuale di ammessi all’orale era del
93,4 per cento. Per riparare all’«escamotage», c’è
addirittura chi le chiede di rassegnare le dimissioni. «È
incredibile - sostiene Gaetano Romano, presidente
dell’Unione giovani avvocati italiani - pensare che a
usare la scorciatoia sia stata proprio colei che ha
sottolineato la mancanza di preparazione di una parte
degli insegnanti». Secca lei: «Dovevo iniziare a
lavorare e quindi dovevo ottenere l’abilitazione. La mia
famiglia non poteva permettersi di mantenermi agli studi
troppo a lungo, mio padre era un agricoltore».
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Gelmini a Reggio Calabria per passare esame avvocato, è
polemica
Unione Giovani Avvocati Italiani: ministro si dimetta
agenzia APCOM
Roma, 4 set. (Apcom) - Riflettori puntati su Maria
Stella Gelmini, ministro dell'Istruzione, già al centro
del dibattito mediatico per il 'pacchetto' sulla scuola
che tra voto in condotta, maestro unico e altre
'piccolezze' promette di rivoluzionare il 'piccolo mondo
antico' della scuola nostrana e ora al centro di un
'caso personale' dopo l'articolo di Gian Antonio Stella
sul Corriere della Sera. Secondo quanto scritto da
Stella, che a sua volta cita Flavia Amabile, la Gelmini
nel 2001 si sarebbe trasferita da Brescia a Reggio
Calabria per avere la quasi matematica certezza di
passare l'esame di Stato per diventare avvocato, visto
che nel capoluogo calabrese la percentuale di ammessi
agli orali era del 93,4%, il triplo che nella Brescia
della Gelmini (31,7%).A chiedere le dimissioni del
ministro è, per primo, Gaetano Romano presidente
dell'Unione Giovani Avvocati Italiani: "E' nota a tutti
l'enorme difficoltà di diventare avvocati in Italia -
dice - dove a livello nazionale ormai solo il 35,40% dei
candidati riesce ad abilitarsi, tuttavia è davvero
incredibile che ad utilizzare la scorciatoia del
trasferimento sia stata proprio colei che ha
sottolineato la mancanza di preparazione di una parte
degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord
Italia". "E' bene che il Ministro si dimetta senza
ritardo anche perchè, se non lo farà, i giovani avvocati
italiani sono ansiosi di verificare come si comporterà
ad uno dei prossimi consigli dei ministri dove il
ministro della Giustizia Alfano ha già anticipato che
porterà all'interno della riforma della Giustizia la
riforma dell'accesso forense che a nostro parere è tesa
a rinforzare ancora di più la casta degli avvocati
cassazionisti".
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Da IL MESSAGGERO.IT
Unione giovani avvocati:
il ministro si dimetta
ROMA (4 settembre) - «Il ministro Gelmini si è
trasferita a Reggio Calabria per diventare avvocato? Si
dimetta senza ritardo». A chiedere alla titolare
dell'Istruzione di farsi da parte è l'Ugai (Unione
giovani avvocati italiani) dopo aver appreso con
«stupore» che «il ministro si è trasferita da Brescia a
Reggio Calabria per poter diventare avvocato». «È nota a
tutti l'enorme difficoltà di diventare avvocati in
Italia, visto che a livello nazionale ormai solo il
35,40% dei candidati riesce a abilitarsi. Tuttavia è
davvero incredibile - sostiene il presidente Gaetano
Romano - che a utilizzare la scorciatoia del
trasferimento sia stata proprio colei che ha
sottolineato la mancanza di preparazione di una parte
degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord
Italia». I giovani avvocati sono «ansiosi di verificare»
come si comporterà Gelmini quando il Consiglio dei
ministri esaminerà la riforma dell'accesso alla
professione forense, che il suo collega Alfano ha
annunciato e che secondo l'Ugai è tesa «a rafforzare
ancor di più la casta degli avvocati cassazionisti»:
«Non ci stupiremmo se il ministro Gelmini, dopo essere
diventata avvocato trasferendosi da Brescia a Reggio
Calabria desse il suo benestare al progetto di chiusura
definitiva dell'accesso alla professione forense».
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Giovedì
04.09.2008 dalle ore 19.45 su Radio 24 trasmissione "La
Zanzara" diretta da Giuseppre Cruciani è stato
intervistato il Presidente U.G.A.I sulla vicenda
"Gelmini"
Dal quotidiano spagnolo
La Vanguardia
POLÍTICOS DEL MUNDO
La ministra espabilada
MARÍA-PAZ LÓPEZ | 07/09/2008
| Actualizada a las 03:31h
Comienza la escuela en Italia después de un verano en
que la nueva ministra de Educación, Mariastella Gelmini,
ha acicateado un debate también conocido en España: la
necesidad de inculcar a los alumnos la cultura del
esfuerzo, y la nostalgia por una cierta severidad
profesoral que cercene el desmadre en las aulas.Seguir
leyendo noticia Gelmini, abogada de 35 años, una de las
cuatro ministras del Gobierno de centroderecha de Silvio
Berlusconi, ha evocado las bondades de la bata escolar (aconsejada),
de los exámenes de recuperación, de la puntuación en
conducta, de las notas en cifras en la escuela primaria
y de premiar el mérito. En general, sus razones han
tenido buena acogida, hastiada la sociedad de oír datos
alarmantes sobre la escuela pública italiana. Sin
embargo, la propia biografía académica de la ministra ha
infligido un duro golpe a la prédica. La edición digital
del diario turinés La Stampa ha desvelado esta semana
que Gelmini incurrió en una costumbre muy en boga
durante los años noventa entre estudiantes de Derecho
del norte del país: ir a hacer el examen de Estado,
indispensable para ejercer como abogado, a alguna ciudad
del sur, donde aprobar era más fácil. Entre el 2000 y el
2001, Mariastella Gelmini, nacida en Leno (región
norteña de Lombardía), licenciada en Derecho por la
Universidad de Brescia, tenía 27 años, urgencia por
trabajar, y debía afrontar ese difícil examen, sin el
cual no es posible ejercer la abogacía. Aún no era
coordinadora regional de Lombardía de Forza Italia - el
partido de Berlusconi-, pero ya militaba en política. El
examen de Estado se realiza anualmente en sedes
regionales de los tribunales de apelación y consta de
tres pruebas escritas (derecho penal, derecho civil y
práctica jurídica) y una oral. Se trata de un escollo
que la mitad de los aspirantes no logra superar. Sin
embargo, en esos años los porcentajes de aprobados
variaban mucho según la sede del examen. Así, según el
Corriere della Sera, en la convocatoria del 2000, en
Reggio Calabria (sur), aprobaron el oral el 93,4% de los
examinandos, el triple que en Brescia (31,7%) y Milán
(28,1%). Por eso, Mariastella y una treintena de
compañeros fueron a Reggio Calabria a hacer el examen en
el 2001. La futura ministra aprobó; todo legal, por
supuesto, pero más fácil. "Mi familia no podía
permitirse mantenerme mucho tiempo como estudiante, mi
padre era un agricultor - arguye la ministra en la web
de La Stampa-.En mi ciudad había la sensación de que
existía un techo del 30% que incluía a hijos de abogados
y a otros pocos afortunados, que cada año aprobaban. Era
una lógica de casta, que por fortuna ha acabado porque
el sistema ha sido revisado." Así fue, después de que en
Catanzaro, otra ciudad sureña, la magistratura pillara
exámenes amañados. El anterior Ejecutivo de Berlusconi
cambió el sistema y, desde el 2003, las pruebas de
Estado de abogacía realizadas en un tribunal son
corregidas en otro tribunal.
Ahora, la Unión de Jóvenes
Abogados Italianos acusa a la ministra de doble
moral. Y muchos italianos se sonríen
cuando Gelmini dice que su modelo de maestro es el de
Corazón - el libro de Edmundo de Amicis que fue durante
decenios lectura obligatoria en la escuela italiana-, un
maestro probo que nunca habría optado por el examen
fácil.
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LA POLEMICA
Gelmini, avvocato con la prova 'facile'
Da più parti l'invito a dimettersi
Dopo l'articolo del Corriere della Sera
che rivelava come il ministro dell'Istruzione si era
trasferita a Reggio Calabria per avere la quasi
matematica certezza di passare l'esame di Stato per
diventare avvocato
Roma, 4 settembre 2008 - Riflettori
puntati su Maria Stella Gelmini, ministro
dell'Istruzione, già al centro del dibattito mediatico
per il 'pacchetto' sulla scuola che tra voto in
condotta, maestro unico e altre 'piccolezze' promette
di rivoluzionare il 'piccolo mondo antico' della
scuola nostrana e ora al centro di un 'caso personale'
dopo l'articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere
della Sera.Secondo quanto scritto da Stella, che a sua
volta cita Flavia Amabile, la Gelmini nel 2001 si
sarebbe trasferita da Brescia a Reggio Calabria per
avere la quasi matematica certezza di passare l'esame
di Stato per diventare avvocato, visto che nel
capoluogo calabrese la percentuale di ammessi agli
orali era del 93,4%, il triplo che nella Brescia della
Gelmini (31,7%).
A chiedere le dimissioni
del ministro è, per primo, Gaetano Romano presidente
dell'Unione Giovani Avvocati Italiani: "E' nota a
tutti l'enorme difficoltà di diventare avvocati in
Italia - dice - dove a livello nazionale ormai solo il
35,40% dei candidati riesce ad abilitarsi, tuttavia è
davvero incredibile che ad utilizzare la scorciatoia
del trasferimento sia stata proprio colei che ha
sottolineato la mancanza di preparazione di una parte
degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord
Italia"."E' bene che il Ministro si dimetta senza
ritardo anche perché, se non lo farà, i giovani
avvocati italiani sono ansiosi di verificare come si
comporterà ad uno dei prossimi consigli dei ministri
dove il ministro della Giustizia Alfano ha già
anticipato che porterà all'interno della riforma della
Giustizia la riforma dell'accesso forense che a nostro
parere è tesa a rinforzare ancora di più la casta
degli avvocati cassazionisti".
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Agenzia APCOM
Scuola/ Giovani avvocati:
abilitazione Gelmini?Indaghi magistratura
"E' ora di superare le corporazioni
professionali"
Roma, 8 set. (Apcom) - "Se il Codacons Calabria,
presenterà, come annunciato, un esposto in procura per
verificare l'effettività del trasferimento per sei
mesi della residenza in Calabria - obbligatorio per
sostenere lì l'esame - da parte del Ministro Gelmini,
è necessario che ovviamente si lasci alla magistratura
il compito di indagare nei modi e nei tempi che
riterrà più opportuni". Lo afferma dichiara Gaetano
Romano Presidente dell' Unione Giovani Avvocati
Italiani. In linea più generale, sottolinea Romano, è
"paradigmatico che il Ministro Gelmini abbia
pubblicamente sottolineato, in merito all'esame di
avvocato, che 'tutti sanno che passavano
prevalentemente i figli degli avvocati e coloro che
facevano pratica nei grandi studi'. Si aggiunga che
rispetto agli anni in cui il Ministro ha sostenuto
l'esame di avvocato la percentuale di candidati
promossi a livello nazionale è poi precipitata al 35%
(la più bassa percentuale tra tutti gli esami nelle
altre libere professioni)"."Se moltissimi candidati
-continua Romano - già allora si spostavano in altre
zone della Nazione per poter diventare avvocati, ed
alcuni addirittura cominciavano a migrare addirittura
in Spagna, ove non vigeva un esame professionale, si
comprende - essendo la situazione ulteriormente
peggiorata - come non basti più la semplice abolizione
degli esami per le libere professioni, ma serva
superare immediatamente gli ordini professionali. Per
comprendere l' autoreferenzialità generazionale degli
organi rappresentativi degli Ordini professionali si
pensi che ,non solo il Consiglio Nazionale Forense -
organo nazionale degli avvocati - è per legge composto
solo da Avvocati con non meno di dodici anni di
anzianità professionale, ma che - come l'U.G.A.I. ha
denunciato qualche mese fa - di quest'organo non fa
parte alcuna donna avvocato".
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La leghista
avvocato a Napoli
Carolina Lussana ha appena sostenuto nel capoluogo
campano gli scritti dell'esame per l'esercizio della
professione
FLAVIA AMABILE
Entro la prossima settimana si saprà se Carolina Lussana
avrà superato gli esami scritti per diventare avvocato.
Carolina Lussana è un’onorevole della Lega Nord, 37 anni
a novembre, bergamasca, bionda, molto ma molto in alto
nelle classifiche di bellezza parlamentari.Laureata in
Giurisprudenza, è vicepresidente della commissione
Giustizia della Camera. Quest’anno, dopo diversi anni
dalla laurea, ha deciso di tentare anche l’esame di
abilitazione alla professione. Come sede invece dei
luoghi dove abitualmente vive, Roma e Bergamo, ha scelto
Napoli. Nel capoluogo partenopeo quest’anno la
percentuale di promossi alle prove scritte in base alle
prime indiscrezioni dovrebbe aggirarsi intorno al 30%,
gli esami sono stati corretti da una commissione che ha
sede a Roma. Agli orali la commissione invece è
napoletana e da anni la percentuale di promossi si
aggira intorno all’80-90%. Onorevole, avrà seguito le
polemiche nate quando si è saputo che il ministro
Gelmini da Brescia si era trasferita a Reggio Calabria
per sostenere l’esame. Sì, ma nel mio caso non c’è da
fare polemiche. Quando ministro della Giusizia era
Roberto Castelli abbiamo cambiato le regole. Abbiamo
introdotto il sorteggio della sede che correggerà i
compiti e quindi non importa dove si sostiene l’esame.
Non è più possibile andare alla ricerca di esami
facili». Durante la preparazione della legge lei ha
sempre dichiarato di essere contro gli esami facili.
«E coerentemente con quanto ho sempre sostenuto, anche
se potevo darlo prima, ho preferito aspettare».
Così come è strutturato
l’esame non da’ adito a trucchi.
«Penso che si debba fare un’ulteriore passo avanti e
capire se è adeguato a selezionare chi dovrà svolgere la
professione. Si parla anche di adottare sistemi
diversi».
Da vicepresidente della
commmissione Giustizia e praticante avrà modo di
constatare che cosa non va.
«Non ho bisogno di fare l’esame per capire che cosa non
va. Comunque se ne discuterà».
Onorevole, mi perdoni, ma
lei dove abita?
«A Roma e a Bergamo»
E perché ha scelto di dare
l’esame a Napoli, allora?
«Non avrei potuto frequentare a Bergamo perché vivo tra
Roma e Bergamo e allora faccio pratica da un avvocato
che ha lo studio a Roma e a Napoli. Ma gliel’ho detto:
con me non c’è da fare polemiche».
E la pratica lei la fa a
Roma o a Napoli?
«A Napoli».
E perché se abita a Roma e a
Bergamo?
«Perché mi è stata data la possibilità di frequentare
uno studio a Napoli. Mi era venuto comodo così».
L’onorevole chiude con fare
brusco la telefonata. C’era ancora una domanda da farle:
se ha cambiato residenza come prevede la legge.
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“ DOPO LA GELMINI, ANCHE
LA LEGHISTA LUSSANA AL SUD ITALIA PER SOSTENERE L’ESAME
DI AVVOCATO. ADESSO ENTRAMBE PER COERENZA PROTESTINO
CONTRO IL PROSSIMO DDL ALFANO “SALVA-CORPORAZIONI”
“Attraverso l’articolo-intervista di oggi della
giornalista de “La Stampa” Flavia Amabile è a tutti
noto che - dopo il Ministro Gelmini - anche
l’Onorevole della Lega Nord Carolina Lussana si è
trasferita in una sede del Sud Italia, questa volta
Napoli, per sostenere l’esame di avvocato. E’
l’ennesima dimostrazione che la corporazione degli
Avvocati Cassazionisti si è chiusa in se stessa al
punto che persino qualche esponente di una parte del
quadro politico si trova quasi “obbligato” dal sistema
ordinistico a cercare nuove modalità per superare la
rigidissima barriera eretta dagli ordini – dichiara
Gaetano Romano Presidente dell’ Unione Giovani
Avvocati Italiani.Era stato d’altronde lo stesso
Ministro Gelmini ad ammettere testualmente che “tutti
sanno che passavano prevalentemente i figli degli
avvocati e coloro che facevano pratica nei grandi
studi” . Mentre i cittadini italiani scoprono fino in
fondo, attraverso queste vicende delle ultime
settimane, a cosa porta la patologia degli ordini
professionali, paradossalmente il Ministro Alfano
sembra sia subito intenzionato a “regalare” ad un
autoreferenziale Consiglio Nazionale Forense una
riforma della professione forense - all’interno della
riforma della giustizia - che servirà a rafforzare
ancora di più le gerarchie ordinistiche. Ciò che più è
grave è che tale richieste non vengono direttamente
dalla base degli avvocati, ma da organismi dall’
evidente autoreferenzialità come il Consiglio
Nazionale Forense che è per legge composto solo da
Avvocati Cassazionisti, quindi con non meno di dodici
anni di anzianità professionale, e che – unico caso
tra gli omologhi organismi forensi nel continente
europeo – non ha incredibilmente alcuna donna avvocato
tra i suoi 26 componenti.E’ bene che si sappia che la
normativa che il Consiglio Nazionale Forense , su
espressa richiesta del Ministro Alfano , - sta
allestendo - oltre a neutralizzare quasi del tutto le
liberalizzazioni delle tariffe professionali in favore
dei consumatori – contiene, tra le tante aberrazioni
corporative, persino alcune norme palesemente
incostituzionali come l’indicibile possibilità
attribuita all’Ordine di cancellare coattivamente
dall’albo degli avvocati chi - ad esempio anche dopo
10, 15 anni di iscrizione - non abbia raggiunto o non
abbia voluto raggiungere un determinato reddito.
Auspichiamo che il Presidente del Consiglio Berlusconi
bloccherà questa riforma professionale illiberale
voluta dai vertici degli ordini contro la base della
classe forense e che alla luce di queste ultime
vicende apparirebbe come un’autentica provocazione ;
in caso contrario l’Unione Giovani Avvocati Italiani è
comunque pronta a difendere - se del caso anche in
piazza - la base della classe forense contro le
gerarchie ordinistiche e siamo sicuri che al nostro
fianco ci saranno coerentemente il Ministro Gelmini,
il Vicepresidente della Commissione Giustizia della
Camera On. Lussana e con lei tutta la Lega Nord “
conclude Gaetano Romano Presidente dell’ U.G.A.I.
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dall'inviato Fabrizio
dell'Orefice MILANO Arriva a passo ...
Fabrizio dell'Orefice
MILANO Arriva a passo svelto. Attraversa gli stand
della festa del Pdl e va dritta alla sala dove la
stanno aspettando. Avvolta in un impermeabile
chiaro, tailleur nero gessato, sembra davvero un
sergente di ferro.
Mariastella Gelmini ha soltanto un segno di
debolezza, una piccolo gonfiore appena sotto
l'occhio destro. Per il resto, non si scompone.
Fende la sala, subito la spianata di richieste, di
gente che ha da rivolgere una supplica, poi tocca ai
giornalisti. Gli si para davanti un inviato di «Annozero»
che le rimprovera di aver fatto l'esame di
abilitazione di avvocato a Reggio Calabria e non a
Brescia. Lei glissa, tira dritto fino al palco, si
siede e fa agli altri che l'attendono al tavolo dei
relatori: «Cominciamo, cominciamo».
Per il ministro dell'Istruzione è un tributo. Un
tributo del suo popolo. Prima Luigi Amicone, poi
Paola Frassinetti, Mario Mauro e infine Luca
Barbareschi a decantare le lodi della sua riforma.
Tocca a lei. E la Gelmini, a differenza degli altri,
si alza in piedi, dismette i panni della «dolce
Stella» e diventa la «tigre di Leno». Afferra il
microfono a avverte: «C'è qui
tra il pubblico un giornalista di Ballarò, anzi, mi
correggo, di Annozero. Ebbene chiede perché ho fatto
l'esame di abilitazione non a Brescia. E glielo dico
subito, mio caro. Perché nella mia città si erano
adottate misure per limitare la concorreza. E così
per fare l'avvocato bisognava mettersi in macchina,
fare centinaia di chilometri e andare da un'altra
parte d'Italia. E poi l'avvocato se è bravo a
deciderlo è il mercato, non un esame». Applausi. Lei
rifà lo sguardo mansueto, guarda l'interlocutore e
gli fa: «Ecco, vede, caro il mio signore di Annozero.
Voi ci accogliete con i fischi e noi a voi con
applausi e sorrisi». La
Gelmini è così, un sorriso e una sberla. Una sberla
e un sorriso. Questa sera tira fuori gli artigli e
fa la pasionaria, gioca in casa, il pubblico è con
lei (e se non fosse con lei sarebbero cavoli amari):
«Si stanno agitando le bandiere ideologiche. Non si
guarda al problema, che è una scuola che non può
essere uno stipendificio. Tra l'altro distribuendo
stipendi brutti, da 1200 euro al mese. È questo che
volevano i sindacati?». Altro giro, altra sberla,
pardon zampata: «Un tempo la sinistra si batteva
contro la guerra del Vietnam o per la pace nel
mondo. Adesso se ne sta aggrappata al maestro unico
per sopravvivere». E ancora: «Le proteste provengono
da striminzite minoranze. Io rispetto tutti. Sono
solo dispiaciuta del fatto che si usano i bambini
per attaccare la Gelmini o il governo Berlusconi, è
vergognoso. Li usano per ricompattare la sinistra
contro il governo». Ma lei no, va avanti. «Sapete,
non sono un'insegnante ma sono figlia di
insegnanti». La sala non è poi tanto piccola ma è
gremita in ogni angolo. Lei confessa: «Faccio il
ministro perché l'ha voluto Berlusconi, perché ha
voluto dare a una generazione, la mia, quella dei
trenta-trentacinquenni (la ministra è nata nel '73
ndr) un'opportunità. Starà a noi, a me, a Fitto, ad
Alfano, dimostrare di essere all'altezza». Cita il
premier in un altro passaggio: «C'è chi si
meraviglia che non litighiamo. Ma Berlusconi non ci
dà il tempo per farlo, lavoriamo e basta. Con
rispetto e amicizia tra ministri come mai era
accaduto prima. E poi, perché dovremmo farlo?».
Le proteste non la spaventano: «Al ministero me lo
dicono tutti i giorni: "Ma ministro, qui a viale
Trastevere, le manifestazioni ci sono sempre
state"». E comunque sia, i cortei non la
impressionano: «Andiamo avanti», insiste. Posa il
microfono. Applausi, si gira verso lo staff e
mormora: «È vero, questi in piazza sono proprio
quattro gatti».
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Apprendiamo da una intervista
rilasciata a “il Riformista”in data 11 settembre
2008 che il Ministro della Istruzione Mariastella
Gelmini vanta il suo percorso professionale, con la
sua abilitazione conseguita in Calabria anziché a
Milano.La scelta di sedi di esame ritenute più
favorevoli per il candidato è un espediente elusivo
assai diffuso anche perché l’esame da avvocato è
regolato da norme anacronistiche che lo rendono
iniquo, aleatorio ed assolutamente inidoneo alla
funzione che gli sarebbe propria. Tutto ciò è dovuto
alla insensibilità del legislatore che non ha mai
accolto le richieste di riforma avanzate
dall’Avvocatura in relazione ad un Ordinamento
datato 1933, richieste per altro ora riproposte al
Ministro Alfano le cui prese di posizione rendono
finalmente fiduciosi in relazione al varo della
tanto attesa, indispensabile riforma.Perno della
riforma dovrà essere proprio la riforma dell’accesso.Ciò
che stupisce è invece la giustificazione avanzata
dal Ministro Gelmini in relazione alla adozione del
menzionato espediente.Ella avrebbe maturato una
esperienza, avrebbe cioè ben presenti una serie di
fatti concreti, che la indurrebbe a credere che in
determinati concorsi, il riferimento al suddetto
esame è evidente, “passavano solo i figli di
avvocati”.Tale affermazione non è fondata.Visto che
nel 1995 gli avvocati italiani erano 87.029, nel
2006 erano in Italia 151.000 ed oggi superano i
210.000, ove si accedesse alla tesi “Gelmini”
dovrebbe presumersi una eccezionale prolificità
della avvocatura.La realtà è ben diversa. Se in
alcune sedi gli esami sono “facili” è però escluso
che la selezione avvenga solo a favore dei figli
degli avvocati.Secondo una indagine CENSIS del 2007
i figli d’arte sono in realtà il 12,4 del totale e
la percentuale scende quando si parla di
infra-quarantacinquenni a 11,6%.L’utilizzo di
illazioni non confortate da elementi oggettivi ed
anzi smentite da dati inconfutabili non produce
altro risultato che disinformare l’opinione pubblica
e offendere chi opera nella sfera professionale con
dedizione istituzionale, onestà e correttezza.Per
altro delegittimare l’Avvocatura equivale ad
indebolire il diritto alla difesa ed il principio di
legalità in un momento assai delicato che vede il
Governo impegnato prioritariamente su questi temi.
Della intervista del Ministro Gelmini ritengo utile
richiamare all’attenzione tutti, anche al Ministro,
un lodevole passaggio: “bisogna tornare al decoro,
al rispetto degli altri... se non si comincia da lì
non si cambia niente.
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da LA STAMPA di Flavia Amabile
La traccia apparsa su un sito quattro
giorni prima della prova
E' il 12 dicembre, quasi le nove di sera,
le 8,57 indica la traccia registrata sul
web. Irneria interviene sul sito «xxxxxxxxxxx
e senza esitazioni dice: preliminare di
vendita di cosa altrui o condominio
(condominio minimo o diritto di
sopraelevazione). Sono le tracce della
prova scritta dell'esame per
l'abilitazione alla professione di
avvocato, assicura.
L'esame era in programma ieri, quattro
giorni dopo il commento secco lasciato da
Irneria. E le tracce sono sugli argomenti
che ha indicato lei. Le probabilità di
cogliere nel segno affidandosi al caso?
Basti pensare che la prova riguardava il
codice civile, e che nel codice vi sono
2969 articoli.
Irneria in realtà non si ferma alle tracce
della prima prova. Svela anche quella
della seconda prova, sul codice penale,
prevista per oggi. «Legittima difesa e
abuso di sostanze stupefacenti», sostiene
Irneria. Ci prenderà anche stavolta?
Il forum «xxxxxxxxxx» è lo stesso che finì
nella bufera lo scorso anno per le tracce
passate. Quest'anno avevano avvertito
tutti: evitare conversazioni inerenti
all'esame e le tracce e infatti ieri a
consultare le sue pagine era un vero
deserto al confronto di quello che si era
scatenato su altri siti.
I più agguerriti sono quelli di «mininterno.net»
dove il giorno prima gli argomenti delle
due tracce indicati da Irneria sono i più
gettonati. La traccia vera e propria, la
prima delle due, la scrive integralmente
un certo Alex alle 10,59 quando ancora non
tutti i futuri avvocati sono dentro le
sedi di esame, e quindi collegarsi al sito
e prelevare la traccia è davvero uno
scherzo. Ma a prelevare tracce e soluzioni
sono in tanti, anche quelli già seduti ai
loro posti che non dovrebbero avere né
cellulare né aiuti di alcun genere: basta
seguire la discussione sul forum
xxxxxxxxxxxxx per capire come è andata.
Insomma, dopo le polemiche per le prove
copiate poche settimane fa all'esame per
magistrato e quelle per l'esame di
abilitazione pe ravvocati dello scorso
anno nulla è cambiato. Dura la condanna
dei giovani avvocati dell'Ugai. «Al di là
dell' eventuale malaffare - spiega il
presidente Gaetano Romano - di alcuni
candidati relativamente alle tracce
online, che sarebbe ovviamente da
stigmatizzare nel modo più assoluto,
qualora fosse confermato, ci si chiede
perchè ciò avvenga per questo tipo di
esame professionale e non per altri. La
risposta è che questo è forse il risultato
di un esame che con gli anni è diventato
sempre più proibitivo per la gran parte
dei candidati a livello nazionale dato
che, a differenza delle altre professioni,
all'esame di avvocato risultano
annualmente idonei solo il 35, 40% dei
candidati a livello nazionale».
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Mercoledì 21.01.2009
alle 8.35 c'è stata
una trasmissione condotta dal Dott.
Alessandro Milan sul tema degli "Avvocati
in Spagna" con ospite il Presidente UGAI.
http://www.radio24.ilsole24ore.com/
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COMUNICATO STAMPA
GIOVANI AVVOCATI: “FUGA DI NOTIZIE ONLINE
SULLE TRACCE PER L’ESAME DI AVVOCATO IN
CORSO DI SVOLGIMENTO. SE LE TRACCE FOSSERO
CONFERMATE IL MINISTERO DI GIUSTIZIA
RESPONSABILE DOVREBBE ABOLIRE GLI ORDINI
PROFESSIONALI”
“L’ Unione dei Giovani Avvocati Italiani
denuncia quanto starebbe accadendo su
qualche sito internet in occasione degli
esami di avvocato che hanno avuto inizio
oggi e che anche per la giornata odierna
si chiuderanno solo nel tardo pomeriggio.
Da stamane ,incredibilmente, su qualche
sito internet, circolano non solo le
tracce che sarebbero state assegnate oggi
all’esame di avvocato in corso, ma altresì
le possibili sentenze ed i pareri
risolutivi”
In questi forum di discussione ,a quanto
pare, ci sarebbero collegati alcuni amici
o parenti dei candidati che sarebbero
pronti a far avere loro le soluzioni degli
esami anche per via informatica.
Se a fine giornata ufficialmente si
scoprisse che quelle sono state
effettivamente le tracce dettate ai
candidati in sede d’esame bisognerebbe
prendere atto dell’assoluta inefficienza
del Ministero di Giustizia e forse degli
Ordini professionali nel gestire
strutturalmente questo tipo di esami.
Al di là dell’ eventuale malaffare di
alcuni candidati relativamente alle tracce
online, che sarebbe ovviamente da
stigmatizzare nel modo più assoluto ,
qualora fosse confermato, ci si chiede
perché ciò avvenga per questo tipo di
esame professionale e non per altri. La
risposta è che questo è forse il risultato
di un esame che con gli anni è diventato
sempre più proibitivo per la gran parte
dei candidati a livello nazionale dato che
- a differenza delle altre professioni -
all’esame di avvocato risultano
annualmente idonei solo il 35, 40% dei
candidati a livello nazionale.
I Giovani Avvocati credono sia venuto
davvero il momento ,per il Ministro
Alfano, non solo di abolire l’ esame di
avvocato, ma anche l’Ordine Nazionale
degli Avvocati inutile e costoso per noi
iscritti e per i cittadini ,sostituendolo
con qualcosa di più moderno ed europeo”
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COMUNICATO STAMPA
“FONDATA LA DENUNCIA U.G.A.I. DI IERI
SULLA FUGA DI TRACCE ONLINE PER L’ESAME DI
AVVOCATO RIPRESA ANCHE IN UN ARTICOLO DI
OGGI DE “LA STAMPA”. ORDINI PROFESSIONALI
E MINISTERO DELEGITTIMATI”
“E’ tutto confermato quanto avevamo
denunciato ieri in un comunicato stampa
circa l’arrivo online delle tracce d’esame
di avvocato durante lo svolgimento delle
prove. A fine giornata ieri le tracce
ufficiali erano perfettamente coincidenti
con quelle pubblicate online sin dalla
mattinata da un sito internet che anche
oggi ospita incredibilmente da ore la
pubblicazione delle tracce , delle
possibili sentenze e dei pareri risolutivi
da parte di centinaia di utenti a quanto
si legge, anche in favore di alcuni
candidati presenti all’esame
Oggi nell’articolo pubblicato a pg 18 da
“La Stampa” dal titolo “Avvocati, l’esame
svelato sul web” è stato persino “scovato”
un utente su un forum di discussione che
aveva esattamente indovinato – ben 4
giorni prima della sessione di esami di
ieri – gli argomenti che avrebbero formato
oggetto delle prove d’esame.
Da tutto ciò ne esce delegittimato il
Ministero della Giustizia assolutamente
inefficiente che, evidentemente, non
sembrerebbe in grado di mantenere nemmeno
il riserbo sulle tracce d’esame.
Forse il Ministro della Giustizia ,prima
di favoleggiare riforme contro la base
degli avvocati e contro i magistrati,
dovrebbe occuparsi della funzionalità
dell’esistente, a partire dal Ministero
stesso. Dagli eventi di questi giorni ne
esce delegittimato anche l’Ordine
Nazionale degli Avvocati che propone, per
legge, al Ministero della Giustizia, i
nomi degli avvocati Commissari d’esame.
I Giovani Avvocati Italiani ribadiscono la
necessità che si vada incontro alla
richiesta degli iscritti agli albi e dei
cittadini abolendo l ’Ordine degli
Avvocati, ente inutile ed anche costoso e
verso il quale c’è ormai la quasi totale
disaffezione . Da un’ analisi U.G.A.I. ,
pubblicata nelle scorse settimane dal Sole
24 Ore, risulta che ,su un campione di
quasi 80.000 avvocati rappresentativi di
30 Ordini locali di tutte le dimensioni ed
aree geografiche, la percentuale nazionale
di votanti alle elezioni per il rinnovo
degli ordini locali forensi 2008 è stata
di meno del 45% (precisamente 44,5%) e la
stessa scende al 40% se si considerano i 4
fori più grandi ovvero Roma, Milano,
Napoli e Palermo rappresentativi di quasi
50.000 avvocati ” mano
Amministratore del Forum
GiovaniAvvocati
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20/1/2009
Avvocati subito in Spagna
Un pomeriggio con i laureati che per
evitare l'esame di stato vanno a
tentare l'abilitazione in Spagna
mentre gli ordini professionali si
oppongono
FLAVIA AMABILE
Appuntamento da Giolitti, il bar a due
passi da Montecitorio, in genere pieno
zeppo di deputati, portaborse e
giornalisti a ogni ora. Due volte al
mese si trasforma in un luogo di
pellegrinaggio per i laureati in
giurisprudenza respinti all’esame da
procuratore. C’è chi è stato bocciato
una volta, chi due, chi non prova più
perché tanto sa che è inutile.
Arrivano a gruppi o da soli, a
scansioni di mezz’ora l’uno
dall’altro, per parlare con il loro
guru. Si chiama Giovanni, avvocato,
trentenne, pizzetto e modi decisi: il
suo secondo lavoro è organizzare
viaggi della speranza in terra di
Spagna, dove procurarsi il titolo di
procuratore legale è infinitamente più
semplice. In Italia a superare le
prove sono 35 laureati su 100. E’ una
lotteria, non un esame: né gli
ingegneri né i commercialisti,
nessun’altra professione ha cifre
simili. Un tempo esisteva Catanzaro.
«L’esamificio» la chiamavano perché lì
alla lotteria vincevano quasi tutti:
si arrivava a 97 laureati promossi su
100. Ma si poteva anche andare a
Reggio Calabria, o a Messina o in
altre città dove essere promossi tutto
sommato era abbastanza semplice. Nel
2003 i meccanismi dell’esame vennero
rivoluzionati, fu la fine dei viaggi
della speranza da nord a sud alla
ricerca della sede più compiacente. Ai
laureati in giurisprudenza non restò
che trovare un’altra via di fuga.
Siamo o non siamo nell’Unione Europea?
Un avvocato spagnolo può o non può
esercitare in Italia? Ed è vero che in
Spagna per iscriversi all’albo bisogna
pagare una lauta tassa ma non superare
esami? Durerà solo fino al 2011, poi
anche in Spagna si dovrà superare una
prova di Stato. Ci sono ancora due
anni pieni, però: chi può, ne
approfitta. Cifre su quanti
procuratori con titolo conquistato in
Spagna esercitino in Italia è
difficile averne: una volta avuto il
riconoscimento, si confondono negli
elenchi generali, e ne sono ben felici
visto che molti colleghi li
considerano avvocati di serie B. Si sa
che sono un centinaio in attesa di
ottenere l’iscrizione all’albo, quasi
la metà solo a Milano. A Sassari 13, a
Torino 1 e nessuno a Roma, né a Napoli
e in molte città del centro-sud. Cifre
basse, in alcuni casi soprattutto
perché gli ordini italiani si sono
ribellati all’arrivo in massa dei
procuratori miracolati lungo la via
spagnola e hanno risposto alle
richieste di riconoscimento del titolo
conquistato in terra iberica con un
ricorso al Tar o un semplice rifiuto
ad accogliere la domanda del
neo-avvocato dal titolo iberico.
Accade a Verona e in buona parte del
Veneto, accade in Piemonte ma anche a
Udine e in tutto il Friuli. A dispetto
degli sgambetti degli ordini italiani,
nell’agenda appoggiata su un tavolino
del bar Giolitti, Giovanni ha pagine e
pagine zeppe di nomi, orari, giorni
della settimana. Io sono riuscita ad
ottenere un appuntamento dopo giorni e
giorni di attesa e insistenze. «Ci
sono 150 persone solo a Roma in attesa
per avere informazioni», mi spiega la
segretaria di Omologazione Titoli, una
delle agenzie più forti
nell’organizzazione dei viaggi della
speranza verso gli albi legali
spagnoli. Il meccanismo me lo spiega
Giovanni. «Mi servono innanzitutto
alcuni documenti. Da quel momento
tutta la parte burocratica spetta a
noi». Spetta a loro la procedura per
la richiesta di omologazione. Se si
vuole, spetta a loro anche la scelta
dell’università dove superare la «prueba
de aptitud», che permette alla laurea
italiana di essere riconosciuta in
Spagna. La scelta vale tutti i soldi
che le agenzie chiedono per il loro
lavoro. «Vedi, noi possiamo trovare
l’università dove si tiene la prova
con le risposte multiple, quelle da
riempire con crocette, o quella dove
la prova prevede risposte scritte ma
con la possibilità di portare i codici
spagnoli commentati in aula», assicura
Giovanni. E, quindi, copi quello che è
scritto nel codice, oppure riempi la
casella giusta senza nemmeno dover
pensare all’ortografia, e il gioco è
fatto. Percentuali di riuscita? Al
primo colpo sono basse: ci riescono
quattro o cinque su cento. Al terzo,
tutti promossi, garantisce ancora
Giovanni. Due anni almeno di tempo per
arrivare al risultato. Il costo? Tutto
compreso viene 1900 euro, più Iva,
dispense di preparazione incluse. Se
invece si vuole affidare all’agenzia
solo la parte burocratica, bastano 980
euro più Iva. Se non si hanno soldi da
spendere conviene farsi un giro sui
forum dei laureati in giurisprudenza.
Io capito su Giuseppe, avvocato
milanese seguendo la «via spagnola»,
secondo lavoro consulente in nero di
chi vuol fare come lui. Mi offre per
350 euro le dispense per preparare la
«prueba» e un consiglio da amico
sull’università più facile. Pagamento
su Carta Poste Pay, invio delle
dispense immediato. Almeno così
sostiene. E se fosse una truffa mi
toccherebbe anche cercare un avvocato.
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E questa è una conversazione con
Veronica Comici, una delle poche
iscritte all'albo spagnole rientrate
in Italia per esercitare la
professione, ad accettare di
raccontarsi senza nascondere nome e
cognome.
Per molti è una vergogna, sanno che
gli altri avvocati li considereranno
sempre come appartenenti ad una casta
inferiore e quindi preferiscono non
uscire allo scoperto. Veronica Comici,
«abogado» in Spagna in attesa di
iscrizione all’albo dei legali
ordinari di Latina, invece non si
preoccupa di quello che si dirà di
lei.
Si dirà che è una scorciatoia...
«Una scorciatoia? Per nulla. Diventare
avvocati in Spagna non è nè più breve,
né più facile, è solo un modo per
riuscire liddove in Italia è
praticamente impossibile arrivare.
Sono laureata con 110 alla Sapienza,
ho una tesi importante al mio attivo,
ho sempre studiato, ma sono stata
bocciata due volte all’esame da
procuratore».
E ha studiato davvero per superare la
prova in Spagna?
«Non solo: ho viaggiato, ho imparato
una lingua straniera, ora ho delle
competenze in più che mi permettono di
essere più preparata di altri
avvocati».
E’ riuscita al primo tentativo?
«No, al secondo. Ho fatto tutto da
sola, non mi sono rivolta ad alcuna
agenzia, in tutto ho speso 1200-1300
euro e ho impiegato due anni».
Le hanno fatto la guerra?
«Per l’ordine di Latina è stato un
caso nuovo, questo è sicuro. Ci sono
state alcune difficoltà iniziali,
dovute soprattutto al fatto che
nessuno sapeva come fare. Fra gli
avvocati c’è chi pensa che io sia
andata all’estero a comprare il titolo
ma con il tempo e il mio lavoro si
renderanno conto di quello che valgo».
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