da Il Sole 24 Ore 12.11.2008 pg 39 http://www.ilsole24ore.com/
 
Al voto per gli Ordini una minoranza di legali
La maggioranza degli avvocati sceglie di non andare a votare per eleggere i vertici degli Ordini. La media nazionale di quanti sono andati a votare all’inizio di quest’anno per il rinnovo degli organismi non arriva al 45%. Sul diffuso disinteresse dei professionisti nel partecipare alla vita degli Ordini, i dati raccolti dall’Unione giovani avvocati italiani sono significativi. Su 152 Ordini, l’associazione è riuscita a ricostruire l’afflusso alle urne in 29 Ordini, che sfiorano 80mila iscritti. “La percentuale nazionale di votanti che se ne ricava è inferiore al 45%; scende al 40% se si considerano i Fori più grandi (Roma, Milano, Napoli, Palermo) rappresentativi di quasi 50mila avvocati”. A Milano e Roma la percentuale si riduce intorno al 33-32%. L’Unione – presieduta da Gaetano Romano – ha anche tentato di quantificare la partecipazione al voto per i delegati del Congresso nazionale forense. Scarsa su internet la trasparenza dei dati, con poche eccezioni, tra cui Milano e Bologna:qui i votanti sono rispettivamente del 5,55 e del 3,8% degli aventi diritto. “A livello nazionale non si supererebbe – secondo Romano – il 15%: troppo poco per affermare la rappresentatività del Congresso nazionale forense rispetto a tutta l’avvocatura”.
----------------------------------------------------------------
COMUNICATO STAMPA
UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI: “ALLE ELEZIONI FORENSI LA MAGGIORANZA DEGLI AVVOCATI RIMANE IN STUDIO;
ALLE ELEZIONI LOCALI PER I DELEGATI DEL CONGRESSO NAZIONALE FORENSE, PERCENTUALI QUASI DA PREFISSO TELEFONICO”
 
“L’Unione Giovani Avvocati Italiani, avendo verificato che ad oggi non è mai stata fatta alcuna verifica di questo tipo, ha richiesto a quasi tutti i 152 Ordini degli avvocati, su tutto il territorio nazionale, i dati relativi alle elezioni locali svoltesi nei primi mesi del 2008.
I dati ricevuti, in aggiunta a quelli ricavati da organi di stampa (come i dati, ad esempio di Roma e Milano, che non hanno risposto all’invito) ed a quelli pubblicati su alcuni siti internet degli Ordini, propongono un campione di quasi 80.000 avvocati (78.620) rappresentativi di 30 C.d.O. di tutte le dimensioni ed aree geografiche.
La percentuale nazionale di votanti che se ne ricava è inferiore al 45% (precisamente 44,5%) e la stessa scende al 40% se si considerano i quattro Fori più grandi, ovvero Roma, Milano, Napoli e Palermo, rappresentativi di quasi 50.000 avvocati.
Il dato è ancora più significativo se si considera che la valutazione è stata fatta in relazione al primo turno delle elezioni e non al ballottaggio, il cui svolgimento è solo eventuale, e le cui percentuali normalmente sono più basse, essendoci meno candidati su cui far convergere il voto.
Dai dati si ricava che, a livello nazionale, quasi sei avvocati su dieci non votano alle elezioni forensi (e nei due più grossi Fori italiani la percentuale si inabissa al 32% (Roma) ed al 33% a (Milano).
Gli eletti, alla fine, ovviamente rappresentano una percentuale di avvocati ancora più bassa rispetto alla percentuale dei votanti.
Considerato che alle ultime elezioni politiche nazionali ha votato l’80,5 % degli aventi diritto al voto, e per le quali si parla di “distanza dalle istituzioni democratiche” , balza agli occhi la quasi dimidiata percentuale che risulta dalle elezioni forensi che dimostra un’incomprensibile disaffezione per il voto.
Solo la partecipazione al voto rende tale una “democrazia rappresentativa” (o meglio, “partecipativa”).
Ancora più sorprendenti sono i risultati relativi alle elezioni per i delegati al Congresso Nazionale Forense, anche quelli sinora negletti, in ordine ai quali sui diversi siti internet -salvo rari casi- non è possibile conoscere i fondamentali dati sui votanti, ma solo i dati, invero ben poco significativi, degli eletti o dei voti complessivi.
Tra le eccezioni, Milano e Bologna (ospitante il Congresso) che con doverosa trasparenza hanno pubblicato anche i dati da cui si ricava una percentuale di votanti rispettivamente del 5,8% e del 3,8% degli aventi diritto.
Se a questi due incredibili risultati aggiungiamo i dati di Roma, la cui percentuale di votanti, secondo fonti non ufficiali tratti dall’UGAI, non supererebbe il 15%, comprendiamo come, paradossalmente, la ritenuta rappresentatività del Congresso Nazionale Forense corrisponda solo ad un’ infinitesima parte dell’avvocatura.
Teniamo a precisare che la nostra attenzione si è soffermata su Bologna e Milano perchè sono tra i pochissimi grandi Fori che hanno dimostrato -meritoriamente- trasparenza pubblicando il numero di votanti sul loro sito, e su Roma perchè è il più grande Foro italiano: siamo ben consapevoli che, presumibilmente, le percentuali negli altri Fori non siano dissimili.
I dati relativi alla (presunta) rappresentatività di una assise così celebrata sono importanti: da una parte questo congresso è possibile grazie alle tasse dei Colleghi che pagano gli Ordini, sul presupposto che il congresso sintetizzi la voce della base dell’avvocatura, dall’altra ci si chiede quando questa voce sarà ascoltata.
 

Avv. Ivano Lusso
(Segretario Nazionale U.G.A.I.)

 
qui  http://www.unionegiovaniavvocati.it/viewtopic.php?f=21&t=4272 i dati relativamente alle percentuali ed ai dati di cui al comunicato stampa
----------------------------------------------------------------
COMUNICATO STAMPA
 

L’ UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI RIVELA : “ IL MINISTRO ALFANO HA PARTECIPATO OGGI A BOLOGNA AD UN CONGRESSO NAZIONALE FORENSE CHE POTREBBE ESSERE DEFINITO UN COSTOSO “BLUFF”; L’ U.G.A.I. HA ALCUNE PERCENTUALI INCREDIBILMENTE IRRISORIE DI PARTECIPAZIONE ALLE ELEZIONI LOCALI DEI DELEGATI CONGRESSUALI”
 
“ Oggi il Ministro della Giustizia Angelino Alfano a Bologna è intervenuto al cosiddetto Congresso Nazionale Forense - che secondo l’auspicio degli organizzatori - avrebbe dovuto rappresentare la voce dell’intera avvocatura italiana. In realtà l’ U.G.A.I. si è adoperata per verificare il mai controllato indice di partecipazione degli avvocati alle elezioni per votare - presso i vari Fori italiani - i 1054 delegati congressuali. I risultati raccolti dall’ Unione Giovani Avvocati Italiani sono stati pubblicati in anteprima dal Sole 24 ore nell’articolo “Al voto per gli ordini una minoranza di legali ” a pg 39 del 12.11.2008” – dichiara Gaetano Romano Presidente dell’ Unione Giovani Avvocati Italiani.
“Nella maggioranza dei siti internet degli ordini locali forensi assai stranamente non è possibile conoscere il numero degli avvocati votanti alle elezioni locali dei delegati congressuali , ma solo – nella migliore della ipotesi - i poco utili dati relativi agli eletti o ai voti complessivi. Tra le eccezioni, Milano e Bologna (che ospita il Congresso), che per amore di trasparenza, hanno pubblicato i dati relativi agli avvocati votanti: in questi due Fori hanno votato ufficialmente rispettivamente addirittura meno del 6% (5.8%) e del 4% (3,8%) degli aventi diritto al voto. Se a questi due incredibili irrisori risultati , aggiungiamo i dati di Roma, la cui percentuale di avvocati votanti ,secondo fonti non ufficiali attinte dall’ U.G.A.I., non dovrebbe supererare il 15% di avvocati votanti, comprendiamo come il Congresso Nazionale Forense potrebbe ,essere a nostro parere, considerato quasi un vero e proprio “bluff”: un “bluff” assai costoso dato che potrebbero essere stati spesi - dagli ordini e dal comitato organizzatore - presumibilmente (compresi i rimborsi spese ai delegati ) centinaia di migliaia di euro dei Colleghi iscritti agli albi che pagano coattivamente le tasse annuali agli ordini e che ,come si è dimostrato, non hanno interesse a partecipare nemmeno alle elezioni dei delegati congressuali.
Il Congresso Nazionale Forense infatti viene finanziato, per statuto, anche attingendo alle casse degli ordini.
L’ Unione Giovani Avvocati Italiani ha anche svolto un’analisi circa le votazioni per l’ultimo rinnovo 2008 dei consigli degli ordini locali forensi – anche questa a dir poco sorprendente - su un campione di circa 80.000 avvocati rappresentativi di circa 30 Ordini locali di tutte le dimensioni ed aree geografiche. La percentuale nazionale di votanti alle elezioni per il rinnovo degli ordini locali che se ne ricava è di meno del 45% (precisamente 44,5%) e la stessa scende al 40% se si considerano i 4 fori più grandi ovvero Roma, Milano, Napoli e Palermo rappresentativi di quasi 50.000 avvocati (48.138). Dai dati ne discende che a livello nazionale più di un avvocato su due non ha interesse alla “vita” degli ordini forensi (e nei due più grossi fori italiani la percentuale scende vorticosamente al 32% (Roma) ed al 33% a (Milano). Gli eletti, alla fine, ovviamente rappresentano una percentuale di avvocati ancora più bassa rispetto alla già ridottissima percentuale dei votanti.
Se si pensa che alle ultime elezioni politiche nazionali ha votato l’80,5 % degli aventi diritto al voto, e che purtuttavia si parla ordinariamente di disaffezione degli elettori alle politiche per le istituzioni democratiche, fa impressione come alle elezioni degli avvocati voti quasi la metà di quella stessa percentuale.
Tutto ciò dà ragione ai Giovani Avvocati Italiani che hanno sempre rifiutato gli inviti a partecipare a qualsivoglia manifestazione o assemblea organizzata dagli ordini professionali, verso cui ,come dimostrato, da parte della base degli avvocati c’è una totale disaffezione che forse si tentava ancora di tenere nascosta” - conclude Gaetano Romano Presidente dell’ U.G.A.I.
----------------------------------------------------------------
Sopra la spiegazione per cui - in ossequio all'art 2 Statuto UGAI - i Giovani Avvocati Italiani non riconoscono il Consiglio Nazionale Forense, nè il cd Congresso Nazionale Forense, nè alcuna associazione forense, come propri interlocutori.Nessuno di questi organismi viene ritenuto rappresentativo.
----------------------------------------------------------------
Corriere della Sera 30/4/09 pag. 37

Quanti sono gli avvocati italiani
In merito all’articolo «Avvocati, un futuro di piccoli studi» ( Corriere, 29 aprile) è interessante notare che il numero complessivo di 213.081 avvocati italiani indicati nell’articolo sono solo quelli dichiarati dal Consiglio Nazionale Forense. Tuttavia, non esistendo alcun albo nazionale degli avvocati, è azzardato a nostro parere indicare da parte del Cnf, in assenza di un trasparente documento recante il numero di iscritti diviso per ogni ordine locale, un numero così alto. Riteniamo più attendibile il dato Censis 2006 (153 mila avvocati) che, cumulato ai circa 15 mila rituali neoavvocati per sessione (2006 e 2007), porterebbe il numero attuale a circa 183 mila. il numero di avvocati ufficiale, fornito recentemente all’Ugai dagli altri grandi Paesi Ue, è quasi ovunque oltre le 150 mila unità (159.295 in Spagna, 150.375 in Germania, 151.802 in Inghilterra-Galles), quindi non molto distante da quello italiano. E il rapporto numerico con gli altri professionisti? Se attingiamo ai dati ufficiali fornitici dagli ordini professionali di medici e ingegneri si scopre che i medici (esclusi gli odontoiatri) sono addirittura circa 363.761 e gli ingegneri ben 207.005. Che dire poi del numero di architetti italiani che sono la metà di tutti gli architetti europei? Se si pensa che l’esame professionale di avvocato, con appena il 35% su base nazionale di abilitati annuali, è il più difficile tra tutte le libere professioni, si comprende come ormai l’Ordine nazionale degli avvocati sia diventato quasi una corporazione medievale.

 

Gaetano Romano
Presidente Nazionale Unione Giovani Avvocati Italiani