Al voto per gli
Ordini una minoranza di legali
La
maggioranza degli avvocati sceglie di non andare a votare
per eleggere i vertici degli Ordini. La media
nazionale di quanti sono andati a votare all’inizio di
quest’anno per il rinnovo degli organismi non arriva al
45%. Sul diffuso disinteresse dei professionisti nel
partecipare alla vita degli Ordini, i dati raccolti
dall’Unione giovani avvocati italiani sono significativi.
Su 152 Ordini, l’associazione è riuscita a ricostruire
l’afflusso alle urne in 29 Ordini, che sfiorano 80mila
iscritti. “La percentuale nazionale di votanti che se ne
ricava è inferiore al 45%; scende al 40% se si considerano
i Fori più grandi (Roma, Milano, Napoli, Palermo)
rappresentativi di quasi 50mila avvocati”. A Milano e Roma
la percentuale si riduce intorno al 33-32%.
L’Unione – presieduta da Gaetano
Romano – ha anche tentato di quantificare la
partecipazione al voto per i delegati del Congresso
nazionale forense. Scarsa su internet la trasparenza dei
dati, con poche eccezioni, tra cui Milano e Bologna:qui i
votanti sono rispettivamente del 5,55 e del 3,8% degli
aventi diritto. “A livello nazionale non si supererebbe –
secondo Romano – il 15%: troppo poco per affermare la
rappresentatività del Congresso nazionale forense rispetto
a tutta l’avvocatura”.
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COMUNICATO STAMPA
UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI: “ALLE ELEZIONI FORENSI
LA MAGGIORANZA DEGLI AVVOCATI RIMANE IN STUDIO;
ALLE ELEZIONI LOCALI PER I DELEGATI DEL CONGRESSO
NAZIONALE FORENSE, PERCENTUALI QUASI DA PREFISSO
TELEFONICO”
“L’Unione Giovani Avvocati
Italiani, avendo verificato che ad oggi non è mai stata
fatta alcuna verifica di questo tipo, ha richiesto a quasi
tutti i 152 Ordini degli avvocati, su tutto il territorio
nazionale, i dati relativi alle elezioni locali svoltesi
nei primi mesi del 2008.
I dati ricevuti, in aggiunta a quelli ricavati da organi
di stampa (come i dati, ad esempio di Roma e Milano, che
non hanno risposto all’invito) ed a quelli pubblicati su
alcuni siti internet degli Ordini, propongono un campione
di quasi 80.000 avvocati (78.620) rappresentativi di 30
C.d.O. di tutte le dimensioni ed aree geografiche.
La percentuale nazionale di votanti che se ne ricava è
inferiore al 45% (precisamente 44,5%) e la stessa scende
al 40% se si considerano i quattro Fori più grandi, ovvero
Roma, Milano, Napoli e Palermo, rappresentativi di quasi
50.000 avvocati.
Il dato è ancora più significativo se si considera che la
valutazione è stata fatta in relazione al primo turno
delle elezioni e non al ballottaggio, il cui svolgimento è
solo eventuale, e le cui percentuali normalmente sono più
basse, essendoci meno candidati su cui far convergere il
voto.
Dai dati si ricava che, a livello nazionale, quasi sei
avvocati su dieci non votano alle elezioni forensi (e nei
due più grossi Fori italiani la percentuale si inabissa al
32% (Roma) ed al 33% a (Milano).
Gli eletti, alla fine, ovviamente rappresentano una
percentuale di avvocati ancora più bassa rispetto alla
percentuale dei votanti.
Considerato che alle ultime elezioni politiche nazionali
ha votato l’80,5 % degli aventi diritto al voto, e per le
quali si parla di “distanza dalle istituzioni
democratiche” , balza agli occhi la quasi dimidiata
percentuale che risulta dalle elezioni forensi che
dimostra un’incomprensibile disaffezione per il voto.
Solo la partecipazione al voto rende tale una “democrazia
rappresentativa” (o meglio, “partecipativa”).
Ancora più sorprendenti sono i risultati relativi alle
elezioni per i delegati al Congresso Nazionale Forense,
anche quelli sinora negletti, in ordine ai quali sui
diversi siti internet -salvo rari casi- non è possibile
conoscere i fondamentali dati sui votanti, ma solo i dati,
invero ben poco significativi, degli eletti o dei voti
complessivi.
Tra le eccezioni, Milano e Bologna (ospitante il
Congresso) che con doverosa trasparenza hanno pubblicato
anche i dati da cui si ricava una percentuale di votanti
rispettivamente del 5,8% e del 3,8% degli aventi diritto.
Se a questi due incredibili risultati aggiungiamo i dati
di Roma, la cui percentuale di votanti, secondo fonti non
ufficiali tratti dall’UGAI, non supererebbe il 15%,
comprendiamo come, paradossalmente, la ritenuta
rappresentatività del Congresso Nazionale Forense
corrisponda solo ad un’ infinitesima parte
dell’avvocatura.
Teniamo a precisare che la nostra attenzione si è
soffermata su Bologna e Milano perchè sono tra i
pochissimi grandi Fori che hanno dimostrato
-meritoriamente- trasparenza pubblicando il numero di
votanti sul loro sito, e su Roma perchè è il più grande
Foro italiano: siamo ben consapevoli che, presumibilmente,
le percentuali negli altri Fori non siano dissimili.
I dati relativi alla (presunta) rappresentatività di una
assise così celebrata sono importanti: da una parte questo
congresso è possibile grazie alle tasse dei Colleghi che
pagano gli Ordini, sul presupposto che il congresso
sintetizzi la voce della base dell’avvocatura, dall’altra
ci si chiede quando questa voce sarà ascoltata.
Avv. Ivano Lusso
(Segretario Nazionale U.G.A.I.)
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COMUNICATO STAMPA
L’ UNIONE GIOVANI AVVOCATI ITALIANI RIVELA
: “ IL MINISTRO ALFANO HA PARTECIPATO OGGI A BOLOGNA AD UN
CONGRESSO NAZIONALE FORENSE CHE POTREBBE ESSERE DEFINITO
UN COSTOSO “BLUFF”; L’ U.G.A.I. HA ALCUNE PERCENTUALI
INCREDIBILMENTE IRRISORIE DI PARTECIPAZIONE ALLE ELEZIONI
LOCALI DEI DELEGATI CONGRESSUALI”
“ Oggi il Ministro della
Giustizia Angelino Alfano a Bologna è intervenuto al
cosiddetto Congresso Nazionale Forense - che secondo
l’auspicio degli organizzatori - avrebbe dovuto
rappresentare la voce dell’intera avvocatura italiana. In
realtà l’ U.G.A.I. si è adoperata per verificare il mai
controllato indice di partecipazione degli avvocati alle
elezioni per votare - presso i vari Fori italiani - i 1054
delegati congressuali. I risultati raccolti dall’ Unione
Giovani Avvocati Italiani sono stati pubblicati in
anteprima dal Sole 24 ore nell’articolo “Al voto per gli
ordini una minoranza di legali ” a pg 39 del 12.11.2008” –
dichiara Gaetano Romano Presidente dell’ Unione Giovani
Avvocati Italiani.
“Nella maggioranza dei siti
internet degli ordini locali forensi assai stranamente non
è possibile conoscere il numero degli avvocati votanti
alle elezioni locali dei delegati congressuali , ma solo –
nella migliore della ipotesi - i poco utili dati relativi
agli eletti o ai voti complessivi. Tra le eccezioni,
Milano e Bologna (che ospita il Congresso), che per amore
di trasparenza, hanno pubblicato i dati relativi agli
avvocati votanti: in questi due Fori hanno votato
ufficialmente rispettivamente addirittura meno del 6%
(5.8%) e del 4% (3,8%) degli aventi diritto al voto. Se a
questi due incredibili irrisori risultati , aggiungiamo i
dati di Roma, la cui percentuale di avvocati votanti
,secondo fonti non ufficiali attinte dall’ U.G.A.I., non
dovrebbe supererare il 15% di avvocati votanti,
comprendiamo come il Congresso Nazionale Forense potrebbe
,essere a nostro parere, considerato quasi un vero e
proprio “bluff”: un “bluff” assai costoso dato che
potrebbero essere stati spesi - dagli ordini e dal
comitato organizzatore - presumibilmente (compresi i
rimborsi spese ai delegati ) centinaia di migliaia di euro
dei Colleghi iscritti agli albi che pagano coattivamente
le tasse annuali agli ordini e che ,come si è dimostrato,
non hanno interesse a partecipare nemmeno alle elezioni
dei delegati congressuali.
Il Congresso Nazionale Forense infatti viene finanziato,
per statuto, anche attingendo alle casse degli ordini.
L’ Unione Giovani Avvocati Italiani ha anche svolto
un’analisi circa le votazioni per l’ultimo rinnovo 2008
dei consigli degli ordini locali forensi – anche questa a
dir poco sorprendente - su un campione di circa 80.000
avvocati rappresentativi di circa 30 Ordini locali di
tutte le dimensioni ed aree geografiche. La percentuale
nazionale di votanti alle elezioni per il rinnovo degli
ordini locali che se ne ricava è di meno del 45%
(precisamente 44,5%) e la stessa scende al 40% se si
considerano i 4 fori più grandi ovvero Roma, Milano,
Napoli e Palermo rappresentativi di quasi 50.000 avvocati
(48.138). Dai dati ne discende che a livello nazionale più
di un avvocato su due non ha interesse alla “vita” degli
ordini forensi (e nei due più grossi fori italiani la
percentuale scende vorticosamente al 32% (Roma) ed al 33%
a (Milano). Gli eletti, alla fine, ovviamente
rappresentano una percentuale di avvocati ancora più bassa
rispetto alla già ridottissima percentuale dei votanti.
Se si pensa che alle ultime elezioni politiche nazionali
ha votato l’80,5 % degli aventi diritto al voto, e che
purtuttavia si parla ordinariamente di disaffezione degli
elettori alle politiche per le istituzioni democratiche,
fa impressione come alle elezioni degli avvocati voti
quasi la metà di quella stessa percentuale.
Tutto ciò dà ragione ai Giovani Avvocati Italiani che
hanno sempre rifiutato gli inviti a partecipare a
qualsivoglia manifestazione o assemblea organizzata dagli
ordini professionali, verso cui ,come dimostrato, da parte
della base degli avvocati c’è una totale disaffezione che
forse si tentava ancora di tenere nascosta” - conclude
Gaetano Romano Presidente dell’ U.G.A.I.
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Sopra la
spiegazione per cui - in ossequio all'art 2 Statuto UGAI
- i Giovani Avvocati Italiani non riconoscono il Consiglio
Nazionale Forense, nè il cd Congresso Nazionale Forense, nè
alcuna associazione forense, come propri
interlocutori.Nessuno di questi organismi viene ritenuto
rappresentativo.
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Corriere della Sera 30/4/09 pag. 37
Quanti sono gli avvocati italiani
In merito all’articolo «Avvocati, un futuro di piccoli
studi» ( Corriere, 29 aprile) è interessante notare che il
numero complessivo di 213.081 avvocati italiani indicati
nell’articolo sono solo quelli dichiarati dal Consiglio
Nazionale Forense. Tuttavia, non esistendo alcun albo
nazionale degli avvocati, è azzardato a nostro parere
indicare da parte del Cnf, in assenza di un trasparente
documento recante il numero di iscritti diviso per ogni
ordine locale, un numero così alto. Riteniamo più
attendibile il dato Censis 2006 (153 mila avvocati) che,
cumulato ai circa 15 mila rituali neoavvocati per sessione
(2006 e 2007), porterebbe il numero attuale a circa 183
mila. il numero di avvocati ufficiale, fornito
recentemente all’Ugai dagli altri grandi Paesi Ue, è quasi
ovunque oltre le 150 mila unità (159.295 in Spagna,
150.375 in Germania, 151.802 in Inghilterra-Galles),
quindi non molto distante da quello italiano. E il
rapporto numerico con gli altri professionisti? Se
attingiamo ai dati ufficiali fornitici dagli ordini
professionali di medici e ingegneri si scopre che i medici
(esclusi gli odontoiatri) sono addirittura circa 363.761 e
gli ingegneri ben 207.005. Che dire poi del numero di
architetti italiani che sono la metà di tutti gli
architetti europei? Se si pensa che l’esame professionale
di avvocato, con appena il 35% su base nazionale di
abilitati annuali, è il più difficile tra tutte le libere
professioni, si comprende come ormai l’Ordine nazionale
degli avvocati sia diventato quasi una corporazione
medievale.
Gaetano Romano
Presidente Nazionale Unione Giovani Avvocati Italiani
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