Mario Sensini, Corriere della sera 22/3/09 pag. 6
L'Antitrust contro i professionisti-casta
Fatta la legge, trovato l'inghippo. E in due anni
notai, commercialisti, psicologi, medici, odontoiatri,
giorna-listi, avvocati, ingegneri, architetti, di garbugli
ne hanno trovati parecchi. Perché, a loro, la
liberalizzazione delle professioni, la «lenzuolata» di
Pierluigi Bersani del 2006, non ha fatto un baffo. Parola
dell'Antitrust, che dopo 26 mesi di indagine è arrivata ad
una sconcertante conclusione: la liberalizzazione resta un
sogno, e la legge Bersani va rifatta. Da capo.Quasi
nessuno dei meccanismi inventati per portare un po' di
concorrenza nei servizi professionali, ha funzionato.
Colpa di una legge annacquata in fase di conversione, ma
soprattutto dell'epica resistenza delle categorie.
Insensibili ai dettami della legge, e pure sorde alle
insistenze ripetute, ma informali, dell'Antitrust. Un
esempio? Le tariffe minime. La legge ha sancito solo la
loro «non obbligatorietà». Però sono rimaste, tutte. C'è
chi le ha lasciate pari pari, facendo orecchie da
mercante, chi ha previsto di far ricorso
«obbligatoriamente » al «decoro» professionale nella
determinazione dei compensi e chi ha liberalizzato tutto
sulla carta, ma poi giudica deontologicamente scorretti, e
sanzionabili, i colleghi che fanno prezzi troppo bassi.
Stesso discorso per la pubblicità. Il decreto Bersani
concedeva ai professionisti la possibilità di promuovere i
propri servizi, anche comparativamente. Risultato? Nessuno
lo fa. Anche perché in alcuni casi, come per chi fa gli
sconti, c'è il rischio di denuncia al proprio Ordine per
comportamento scorretto. Morale: secondo l'Antitrust la
legge Bersani va cambiata, altrimenti nessuna concorrenza
scalfirà mai i placidi affari dei professionisti. Stop,
dunque, alla tariffa minima e al potere di verifica della
pubblicità affidato agli Ordini. Via libera, poi, ai corsi
di laurea abilitanti alle professioni, al tirocinio
durante il corso di studio e alla presenza di soggetti
«terzi » negli organi di governo degli Ordini. Poi si può
essere anche «soddisfatti» di queste conclusioni, come si
sono detti ieri farmacisti e commercialisti.
O pensarla come i Giovani Avvocati,
che chiedono tout court di «abolire gli Ordini», «tanto è
evidente — dicono — come le gerarchie ordinistiche si
siano ormai rintanate nel loro fortino corporativo
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Corriere della Sera 25/3/09 pag. 31
Antitrust, la rivolta di architetti e ingegneri
MA I COMMERCIALISTI E I
GIOVANI AVVOCATI DIFENDONO IL GARANTE:VA
NELLA GIUSTA DIREZIONE SULLA VIA DELLA RIFORMA
L'annuncio di nuove istruttorie dell'Antitrust
sugli ordini professionali, dopo quella appena
conclusa dallo stesso Garante Antonio Catricalà,
provoca la levata di scudi delle categorie
interessate. Ingegneri, architetti, psicologi
respingono le accuse di conservatorismo lanciate
dall'organismo di vigilanza, quando non invocano
la tutela del governo. È il caso degli ingegneri:
il presidente del Consiglio nazionale, Paolo
Stefanelli, ha scritto direttamente al presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, per segnalare
come le richieste di riforma, avanzate dal
Garante, siano «in evidente e frontale contrasto
con gli indirizzi provenienti dagli ambienti
governativi ». Per Stefanelli l'indagine
dell'Antitrust è «viziata da pregiudizi
ideologici». Un'accusa che fa il paio con quella
già lanciata, subito dopo la pubblicazione del
provvedimento, dal Consiglio nazionale degli
architetti che aveva tuonato contro la «nuova
campagna di stampa antiordinistica ». Sia pure in
un momento di crisi come l'attuale, argomentavano
gli architetti, la riduzione delle tariffe,
auspicata da Catricalà, sarebbe già stata
applicata nell'ordine del 50%. E il tema delle
tariffe sembra essere il più spinoso.
Dall'indagine dell'Antitrust emerge che alcuni
ordini «hanno mostrato resistenze, anche fondate
sull'idea che il professionista sia ancorato al
rispetto del decoro della professione nella
determinazione della parcella». Una spiegazione
che non convince Catricalà: «Una prestazione di
alta qualità - spiega - deve avere tariffe alte.
Una prestazione di qualità più bassa deve averle
minori ». Sul punto il Garante ha annunciato
l'apertura di nuove istruttorie a carico di
«alcuni ordini nazionali e consigli territoriali».
«Ma quali tariffe minime? si ribella il presidente
del Consiglio nazionale dell'Ordine degli
psicologi, Giuseppe Luigi Palma - . Noi non
abbiamo un tariffario approvato per decreto.Ma
entrando nel merito, vogliamo dire che per un
colloquio di 45 minuti la tariffa minima
"consigliata" è di 30-35 euro?». Insomma anche la
tariffa, secondo Palma, «deve rispondere a criteri
di dignità». I consulenti del lavoro richiamano
l'attenzione su un altro aspetto: «Qui - attacca
il presidente dell'ordine, Marina Calderone - non
si tiene conto di come oggi i professionisti si
facciano carico (a costi ridicoli) delle carenze
della pubblica amministrazione e delle difficoltà
dei clienti a pagare le prestazioni».
Insomma un coro di
critiche da cui hanno preso le distanze i
commercialisti e i giovani avvocati, soddisfatti
delle conclusioni dell'Antitrust e
pronti a «proseguire sulla via della riforma delle
professioni economico-giuridiche».
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ORDINI PROFESSIONALI: GIOVANI
AVVOCATI, ABOLIRE CORPORAZIONI
(AGI) - Roma, 21 mar. - “Plaudiamo agli esiti
dell’indagine conoscitiva dell’Autorita’ Garante
della Concorrenza e del Mercato in base ai quali
gli ordini professionali resistono alle
modernizzazioni determinate dalla Legge Bersani.
Ormai e’ evidente che le gerarchie
ordinistiche si sono rintanate in un fortino
corporativo con ingenti danni per il sistema
produttivo italiano, per i consumatori ma anche
per i propri iscritti cui - a dispetto delle
sempre piu’ corpose tasse annuali - viene
inibito di svolgere la propria professione in
modo da poter competere con gli altri colleghi
europei”. Lo dichiara il Presidente dell’
Unione Giovani Avvocati Italiani, Gaetano
Romano. “Porre ancora dei vincoli sostanziali al
fatto di potere sfruttare appieno la pubblicita’
informativa, di adottare tariffe al di sotto del
minimo, significa creare dinamiche
anticoncorrenziali che acuiscono lo stato di
crisi economica in cui versa l’Italia - prosegue
Romano - Non e’ piu’ tempo di riforme che
tentino almeno di contenere lo strapotere delle
gerarchie ordinistiche, ma si rende
indifferibile l’immediata abolizione degli
antiquati ordini professionali”. “Cio’ e’
ancora piu’ necessario per l’Ordine Nazionale
Forense che - come dimostrato da una nostra
indagine pubblicata su un articolo del Sole 24
ore del 12 Novembre 2008 pg 39 dal titolo ” Al
Voto per gli Ordini una minoranza di legali” -
viene ritenuto inutile anche dai propri
iscritti. Alle elezioni per gli ordini locali
del 2008 solo il 40% degli iscritti vi ha
partecipato denotando l’assoluta disaffezione
per un ente ormai privo di qualunque
rappresentativita’” conclude Romano. (AGI)
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Laura Cavestri, Il Sole 24 Ore 24/3/09 pag. 35
Le categorie contro l’Antitrust
“Una visione ideologica della realtà,che non
tiene conto di come oggi i professionisti si
facciano carico (a costi ridicoli) delle carenze
della Pa e delle difficoltà dei propri clienti a
pagare le prestazioni. Benchè ci siano obblighi
fiscali da onorare e ai quali noi, anche in
questa fase di crisi, non ci stiamo sottraendo”.
Dura la replica del Presidente dei consulenti
del lavoro, Marina Calderone all’impostazione
dell’istruttoria Antitrust secondo cui gli
Ordini non avrebbero fatto abbastanza per
completare una vera liberalizzazione del
comparto, mantenendo in vita tariffe non più
obbligatorie ma “consigliate” nei codici
deontologici, per scoraggiare pubblicità e
multidisciplinarietà. Respinge “con fermezza”
che ci sia stata “chiusura” da parte del
Notariato, il presidente Paolo Piccoli.
“Innanzitutto perché abbiamo introdotto la
pubblicità nel Codice, dal 2005, una ano prima
che arrivasse la Bersani”. Piccoli ritiene
“incomprensibile” l’ottica dell’Antitrust
soprattutto nel rispetto della concorrenza. “Ma
se si parla di svolgere una funzione pubblica,
quale è quella del notaio, come per i
magistrati, non si coglie tutta la complessità
del nostro ruolo, peraltro riconosciuto non solo
dalla Cassazione (sentenza 9878/08), ma anche
dall’elaborazione giurisprudenziale che ha
escluso la categoria anche dalle direttive
servizi”. Esprime sconcerto anche i presidente
degli architetti e del Cup, Raffaele Sirica,
“per una nuova campagna antiordinistica
artificiosamente indotta da toni e giudizi
generali, che non tengono conto di tariffe
dimezzate del settore”. “Nel solo sistema dei
lavori pubblici – aggiunge Pietro de Paola
(geologi) – i ribassi sono stati dell’85%,
mandando in crisi proprio quei giovani che
dovrebbero beneficiare delle liberalizzazioni”.
Il presidente degli Ingegneri, Paolo Stefenelli
ha mandato un telegramma al presidente del
Consiglio perché “fortemente irritato” dalle
conclusioni dell’Antitrust. “Il governo faccia
rapidamente la riforma delle professioni –
aggiunge Gaetano Stella (Confprofessioni) – il
sistema non sta favorendo i cittadini ma ha
indebolito le professioni”.
Controcorrente i
giovani avvocati dell’Ugai: “L’Antitrust
finalmente riconosce ciò che da oltre due ani
denunciamo. E la legge Bersani può essere ancor
più arricchita introducendo la possibilità di
costituire società di capitali come già proposto
dal presidente dei commercialisti Claudio
Siciliotti”. Infine per i
tributaristi Lapet “Solo riformando tutto il
mondo professionale, ordini stico e non, si può
conferire al sistema una sana concorrenza”.
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COMUNICATO STAMPA
“SUL
DL BERSANI L’ ANTITRUST DA’ RAGIONE ALLA NOSTRA
DENUNCIA; SULLA SEGNALAZIONE IN MERITO ALLA
FORMAZIONE A SPESE DEGLI AVVOCATI DECIDERA’ LA
COMMISSIONE EUROPEA ”
“Anche se con largo ritardo, l’Antitrust ha
riconosciuto fondatezza alla nostra denuncia-
segnalazione inviata all’ Autorità Garante
Concorrenza e Marcato ormai quasi due anni fa in
merito al non esaustivo adeguamento del codice
deontologico forense alla Legge Bersani.
E’ evidente che le gerarchie ordinistiche si
siano rintanate in un fortino corporativo con
ingenti danni per il sistema produttivo
italiano, per i consumatori ma anche per i
propri iscritti cui – a dispetto delle sempre
più corpose tasse annuali - viene inibito di
svolgere la propria professione in modo da poter
competere con gli altri colleghi europei. Porre
ancora dei vincoli sostanziali al fatto di
potere sfruttare appieno la pubblicità
informativa, di adottare tariffe al di sotto del
minimo, significa creare dinamiche
anticoncorrenziali che acuiscono lo stato di
crisi economica in cui versa l’Italia.
La legge Bersani può essere ancor di più
arricchita solamente introducendo anche la
possibilità di costituire – nell’ambito delle
professioni - società di capitali anche con
apporto esterno la qual cosa - come ha dedotto
in maniera condivisibile il Consiglio Nazionale
dei Dottori Commercialisti – aiuterebbe i
giovani.
Rimaniamo delusi dalla mancata stigmatizzazione
– a mezzo dell’ indagine Antitrust – della
formazione “business” coattiva a spese degli
avvocati che ormai è attenzionata persino dai
grandi organi di informazione (si veda la
recente inchiesta a pg 65 del “Corriere
Magazine” del Corriere della Sera firmata da
Agostino Gramigna nell’articolo intitolato “E’
caccia ai corsi per gli avvocati a punti”).
Su questo tema - dopo la denuncia all’ Antitrust
italiano - continueremo la battaglia con la
nostra segnalazione alla Commissione Europea ,
Divisione Concorrenza atteso che la formazione
coattiva a spese degli avvocati – a nostro
parere - violerebbe anche l’art 7 del decreto
legislativo luogotenenziale 23.11.1944, n 382
che stabilisce che i Consigli degli Ordini non
possono esigere contributi dai propri iscritti
se non nei “limiti strettamente necessari a
coprire le spese dell’Ordine”. Non è chi non
veda come nessuna legge dello Stato italiano
preveda che un Ordine forense obblighi i propri
iscritti a spese funzionali alla formazione
obbligatoria.
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Antitrust: professionisti, caste chiuse
di Noemi Ricci
lunedì 23 marzo 2009
Secondo l’indagine conoscitiva
condotta dall’Antitrust, e appena conclusasi, su
13 ordini professionali, questi agirebbero come
caste detentrici di privilegi ingiustificati ed
restie al cambiamento Conclusa l'indagine
conoscitiva dell'Antitrust su 13 ordini
professionali partita nel gennaio 2007. Ne esce un
quadro preoccupante: categorie poco propense al
cambiamento e all'introduzione nei codici
deontologici di innovazione, necessari per
aumentare la spinta competitiva nei singoli
comparti.Stiamo parlando degli ordini
professionali di architetti, avvocati, consulenti
del lavoro, farmacisti, geologi, geometri,
giornalisti, ingegneri, medici e odontoiatri,
notai, periti industriali, psicologi, dottori
commercialisti ed esperti contabili.
Il loro comportamento sarebbe
assimilabile, secondo l'organismo di vigilanza
sulla concorrenza,a quello delle caste, detentrici
di privilegi ingiustificati – permessi da una
regolamentazione normativa unica in Europa - ed
estremamente reticenti al cambiamento. Più in
particolare, le 13 categorie professionali in
esame non avrebbero colto le opportunità di
crescita offerte dalla liberalizzazione della
pattuizione del compenso del professionista, dalla
possibilità di costituire società
multidisciplinari e di fare pubblicità informativa
(decreto Bersani). Al contrario, queste sarebbero
state viste addirittura come ostacoli allo
svolgimento della propria attività.Poche le
eccezioni positive: a geometri, dottori
commercialisti, periti industriali e farmacisti,
l'Antitrust ha riconosciuto il merito di aver
«adeguato i codici deontologici in materia di
determinazione del compenso professionale ai
principi concorrenziali»L'Antitrust lancia quindi
il monito agli ordini professionali, esortandoli a
non perdere altro tempo per adeguarsi alle
normative europee. Il Garante suggerisce inoltre
di l'utilizzo di strumenti legislativi per
combattere l'immobilismo degli ordini. Tra quelli
più urgenti viene indicata la necessità di creare
dei percorsi di accesso alle professioni più
agevoli, mediante corsi universitari e tirocini
studiati sulle reali esigenze di apprendimento e
con un limite di tempo predeterminato.Andrebbe
inoltre rafforzata la nozione di "decoro
professionale" al fine di incentivare la
concorrenza tra professionisti e la correttezza
professionale nei confronti della clientela.
Secondo l'Associazione
dei Consumatori Aduc e i Giovani Avvocati, ogni
tentativo di riforma degli ordini professionali
sarebbe inutile: l'unico modo per "democratizzare
offerte e domande" è abolirli del tutto.
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COMUNICATO STAMPA
GIOVANI AVVOCATI ITALIANI: “PLAUDIAMO ALL’
INDAGINE ANTITRUST: E’ ORA DI ABOLIRE LE
CORPORAZIONI PROFESSIONALI ZAVORRA DEI PROPRI
ISCRITTI, DEL SISTEMA PRODUTTIVO ITALIANO E DEI
CONSUMATORI”
“Plaudiamo agli esiti dell’indagine conoscitiva
dell’Autorità Garante della Concorrenza e del
Mercato in base ai quali gli ordini professionali
resistono alle modernizzazioni determinate dalla
Legge Bersani. Ormai è evidente che le gerarchie
ordinistiche si sono rintanate in un fortino
corporativo con ingenti danni per il sistema
produttivo italiano, per i consumatori ma anche
per i propri iscritti cui – a dispetto delle
sempre più corpose tasse annuali - viene inibito
di svolgere la propria professione in modo da
poter competere con gli altri colleghi europei”
dichiara il Presidente dell’ Unione Giovani
Avvocati Italiani, Gaetano Romano.
“Porre ancora dei vincoli sostanziali al fatto di
potere sfruttare appieno la pubblicità
informativa, di adottare tariffe al di sotto del
minimo, significa creare dinamiche
anticoncorrenziali che acuiscono lo stato di crisi
economica in cui versa l’Italia.
Non è più tempo di riforme che tentino almeno di
contenere lo strapotere delle gerarchie
ordinistiche , ma si rende indifferibile
l’immediata abolizione degli antiquati ordini
professionali.
Ciò è ancora più necessario per l’Ordine Nazionale
Forense che - come dimostrato da una nostra
indagine pubblicata su un articolo del Sole 24 ore
del 12 Novembre 2008 pg 39 dal titolo “ Al Voto
per gli Ordini una minoranza di legali” – viene
ritenuto inutile anche dai propri iscritti. Alle
elezioni per gli ordini locali del 2008 solo il
40% degli iscritti vi ha partecipato denotando
l’assoluta disaffezione per un ente ormai privo di
qualunque rappresentatività” conclude il
Presidente dell’ U.G.A.I., Gaetano Romano
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