Dal
settimanale PANORAMA
n. 44 in edicola pg 180 di Vita Lo Russo
Anche a Roma avvocati in vetrina
Liberalizzazioni Dopo Milano, apre un negozio anche
nella capitale lo studio legale che applica prezzi
popolari. Ma non mancano le resistenze.
L’abolizione dei minimi tariffari e la pubblicità dei
servizi professionali, a quasi 2 anni dalla
liberalizzazione Bersani, piacciono ai cittadini, che
stanno premiando gli avvocati che le applicano. A
gennaio 2008 a Milano, in viale Abruzzi, è nato lo
studio Assistenza legale per tutti, in sigla Alt, a buon
mercato (una lettera costa 50 euro contro un minimo
abituale di 200) e di facile accesso, non solo perché
l’ufficio è in un negozio su strada, ma anche perché si
entra senza appuntamento. E gli incarichi non si sono
fatti attendere: oggi gli avvocati dell’Alt ricevono in
media dieci clienti al giorno e a fine ottobre aprono
una seconda sede a Roma in corso Trieste.I fondatori
dello studio, Cristiano Cominotto e Francesca Passerini,
interpretando alla lettera l’abolizione dei divieti
introdotta da Bersani, hanno deciso di investire in
comunicazione (l’ufficio ha la vetrina trasparente e
l’insegna colorata) e in marketing: la prima consulenza
è gratuita e in taluni casi i compensi sono patteggiati
con i clienti sulla base del risarcimento. Spiega
Passerini: «Chi ha bisogno di assistenza legale in
genere deve prima telefonare in studio, fissare un
appuntamento e solo dopo qualche giorno riesce a
incontrare l’avvocato. Sono convinta che offrendo una
risposta immediata e gratuita molte persone saranno
portate a superare il timore reverenziale nei confronti
del mondo forense».La nascita del primo studio legale
popolare non è l’unico segnale di cambiamento nella
categoria. I quotidiani di tutta Italia si stanno
riempiendo di loghi di studi legali (secondo una ricerca
del Censis del 2007, nelle regioni del Nord-Ovest la
spesa pubblicitaria degli studi legali è aumentata del
20 per cento) e cominciano a circolare directory e siti
internet di avvocati, spesso giovani, che abbassando i
prezzi e applicando i patti di quota lite possono
competere con i colleghi più anziani.Una rivoluzione
quindi che ha investito anche il Consiglio nazionale
forense il quale, fin quando ha potuto, l’ha frenata.
All’indomani dell’introduzione della Bersani fu fatta
circolare una lettera firmata dal presidente, Guido Alpa,
in cui si ribadivano i divieti a pubblicità, tariffe
minime e patto di quota lite. Qualcuno, come l’avvocato
Gianluca Meterangelo, si è trovato costretto ad
annullare una pianificazione pubblicitaria con un
editore della free-press milanese. A quel punto è
intervenuta l’Autorità antitrust che ha aperto una
procedura di verifica, ancora in corso, sulla
compatibilità del codice deontologico forense con il
nuovo regime di legge. E, dopo una serie di richiami, ha
indotto i vertici della categoria a ritoccare il
regolamento interno per due volte, a gennaio 2007 e a
giugno 2008. Oggi il codice deontologico ammette sia le
tariffe minime sia l’accordo sui compensi tra cliente e
assistito, e allenta gli obblighi in tema di pubblicità
e comunicazione.
Persistono, tuttavia, i riferimenti all’onore
e al decoro professionale in ambito pubblicitario, c’è
poca chiarezza sulla comunicazione delle tariffe e si
ribadisce il divieto di citare i propri clienti.
«Sofismi avvocateschi» li definisce Gaetano Romano,
presidente dell’Unione giovani avvocati italiani, «che
frenano un regime concorrenziale completo».
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INTERVISTA DELLA
VICEPRESIDENTESSA UGAI AVV. MONGILI ALL'INTERNO DEL
RAPPORTO "Urge ricambio generazionale" (voluto da
CNEL-FORUM GIOVANI- UNICREDIT) edito dalla Casa Editrice
"Rubbettino"
URG
Urge ricambio generazionale
Primo rapporto su quanto e come il nostro Paese si rinnova
edito dalla Casa Editrice "Rubbettino"... Visualizza altro
La
presente ricerca è stata realizzata nell’ambito delle
attività del Centro
Studi per le Politiche Giovanili del Forum Nazionale dei
Giovani e del
CNEL.
Si
ringrazia per il contributo UniCredit Group.
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pg
214
Finalmente l’abilitazione: le prospettive di un giovane
avvocato e la formazione infinita
"...................
Difficile valutare positivamente questa misura, visto che
la maggior parte delle giornate
formative sono a pagamento;
particolare non da poco per un giovane professionista
che è costretto a
sobbarcarsi anche quest’ulteriore onere economico. In
proposito, l’Avv.
Manuela Mongili, Vicepresidente dell’UGAI (Unione Giovani
Avvocati Italiani), è
molto critica su questo provvedimento e osserva che: «sono
previste esenzioni per i
consiglieri degli ordini, per
chi esercita l’attività nel Consiglio Nazionale Forense o
nella Cassa di
Previdenza Forense, per i professori universitari, per
tutti quelli che già fanno
parte di un potere
costituito14. Tutti gli oneri gravano allora sui giovani,
rendendo più difficile
lo svolgimento della professione in termini veramente
liberi e indipendenti.Anche
perché in una professione libera come quella dell’avvocato
la formazione e l’aggiornamento
dovrebbero essere lasciati
alla responsabilità del legale, che si forma
giorno dopo giorno nelle aule
dei tribunali e nello studio dei singoli casi che va ad
affrontare, e non
nelle conferenze che sono spesso autoreferenziali e
lontane dalla realtà ».
In effetti, i corsi ai quali bisogna partecipare
affrontano le tematiche più varie,
spesso in modo prettamente teorico e senza alcun
riferimento all’attività concreta dell’avvocato.
Per di più, presentano costi decisamente elevati per
giovani che già faticano
ad affermarsi sul mercato:
alcune attività raggiungono i 4.000 euro; altre, meno
costose si aggirano
intorno ai 200 euro. Esistono anche eventi formativi
gratuiti, ma i posti
disponibili sono pochi e si esauriscono in fretta. Infine,
tali corsi e attività seminariali
non costituiscono un titolo
aggiuntivo ed effettivamente qualificante: «in definitiva
questi corsi vanno a
ledere la libera concorrenza perché gravano più sui
giovani e li spingono
maggiormente fuori dal mercato. Questo nuovo obbligo
deontologico è
mascherato dietro l’esigenza di garantire l’aggiornamento
dei soggetti che svolgono la
professione, ma va in senso
inverso rispetto allo spirito delle liberalizzazioni e
introduce tutta una
serie di oneri che sono tanto più pesanti quanto più il
professionista è giovane
e cerca di esercitare
l’attività in modo indipendente» (Vicepresidente UGAI).
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7.5 La confusione dei giovani avvocati tra Ordini Forensi
e liberalizzazioni
pg
220
"....posizione dell’UGAI che, invece, vede nelle
liberalizzazioni una possibilità
in più per i giovani avvocati
di affermarsi sul mercato: «siamo favorevoli alle
liberalizzazioni, perché in
realtà il giovane avvocato al cliente non può chiedere
qualsiasi cifra,
altrimenti non paga; le cifre che sono garantite dalle
tariffe sono applicabili
solo dai grossi studi.
L’avvocato giovane deve trovare quelle condizioni che
soddisfano sia il
cliente che l’avvocato, ma in un momento di crisi come
questo è utopico
pensare di potersi vincolare a una tariffa. Invece, poter
scompaginare questa
logica crea delle occasioni. Il giovane è più capace di
capire le esigenze del mercato,
è più adatto anche a plasmarsi
al momento storico che sta attraversando»
(Vicepresidente UGAI).
7.6 La parola ai giovani: il punto di vista delle
associazioni giovanili
l’analisi svolta dalla Vicepresidente dell’Ugai, che
rivendica il ruolo innovativo
che potrebbero avere i
giovani: «oggi il ricambio generazionale è difficile
perché la professione presenta barriere all’accesso sul
mercato professionale. Le
regole che sono nate per
tutelare il professionista nella sua crescita
professionale oggi si
trasformano in barriere. Anche il praticantato e l’esame
di avvocato si sono
snaturati nel tempo. Il mercato è “cannibalizzato” dai
grandi studi legali che rendono
quasi impossibile l’autonoma
iniziativa dei giovani professionisti. Una spinta
positiva è venuta dal
pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni perché ha
consentito di creare
delle facilitazioni per i giovani che con la loro
creatività e capacità di interpretare
i tempi possono trovare uno
spazio maggiore per inserirsi sul mercato».
Difatti, la pubblicità, l’abolizione dei minimi tariffari,
l’introduzione del patto di
quota lite e delle
associazioni multidisciplinari, garantiscono una maggiore
trasparenza nei
rapporti e consentono una scelta più consapevole da parte
dei clienti che possono
finalmente «concordare la prestazione con l’avvocato e il
costo relativo,
superando così le reticenze che oggi trattengono molti,
soprattutto privati e piccoli
imprenditori, dal rivolgersi a
un legale per tutelare i propri interessi».
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Should you buy shares in a law firm?
WERE it possible to buy shares in big
British and American law firms, they would appear to be
attractive investments. They boast double-digit revenue
growth at a time when many companies are suffering. Baker
& McKenzie, one of America’s biggest firms, has just
announced a 20% increase in annual revenues, which
exceeded $2 billion for the first time. Britain’s top four
firms have reported revenues up by an average of 15% this
year, with all four passing the £1 billion ($1.85 billion)
mark.Investing in law firms is more than just a pipe dream.
A change in British law, introduced last year, enables law
firms to use business structures other than private
partnerships, and allows for external investment and
initial public offerings (IPOs). Law firms will have to
wait for a new regulator, the Legal Services Board, but
everything is due to be in place by 2011.Listing could
have a dramatic effect on law firms’ behaviour. Slater &
Gordon, an Australian law firm that went public in May
2007, used the proceeds to go on an acquisition spree,
swallowing up six smaller rivals within a year. The firm’s
share price has risen 50% since the IPO. Companies could
also use the money from a flotation to expand abroad more
rapidly, or to poach talented lawyers from rivals.Law
firms have high profit margins (typically 20-40%), grow
rapidly when the economy is buoyant and are resilient in
downturns. Big international firms have litigation and
financial-restructuring departments that pick up work when
the dealmakers in corporate and banking departments are
left twiddling their thumbs. (On average, litigation
departments are thought to account for around 45% of law
firms’ revenues in America, and 25% in Britain.) And
foreign expansion in the past ten years, particularly in
Asia, eastern Europe and the Middle East, acts as a hedge
against a slowdown in the West.So the investment case
seems strong. But law firms may not be as invulnerable to
downturns as they appear—it may just take a little longer
for the symptoms to show. Giles Rubens, a strategist at
Hildebrandt International, a legal consultancy, says that
the credit crunch has taken time to filter through to law
firms’ profits because the “deal pipeline takes up to a
year to dry out”. Moreover, big deals in the pipeline can
take months to close, and lingering deals from 2007 may
have helped this year’s results. Royal Bank of Scotland
has kept Linklaters, a British firm, busy well into this
year working on last year’s €71 billion ($99 billion)
takeover of ABN AMRO, a Dutch bank. Tony Williams of
Jomati, a legal consultancy, predicts that “2008 will be a
black year for everyone.” Another concern for potential
investors is that lawyers are not proven business leaders.
Clients frustrated with private-practice lawyers often
accuse them of lacking commercial nous. Because most
lawyers spend much of their time peering at small print,
big-picture concerns can go unnoticed. Few managing
partners know their firm’s profit per billable hour, even
though that is the main product law firms sell. Cost
control is often an afterthought, trailing far behind
revenue generation.Furthermore, lawyers have never had to
endure the same pressures as the managers of listed
companies, where the shareholders call the shots. In law
firms, equity is held by a small number of partners.
Outside investors are sure to be less sentimental and more
critical when analysing a firm’s performance. For law
firms that do decide to go public, success will depend on
their managers’ ability to run them as public companies,
rather than members-only gentlemen’s clubs.
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