"GRATI ALL’ ING. PININFARINA , PRECURSORE DELLA NECESSITA’ DI MAGGIORE CONCORRENZA ANCHE NELLE LIBERE PROFESSIONI”
 
“L’ Unione Giovani Avvocati Italiani esprime sincero cordoglio per l’ improvvisa scomparsa dell’ Ing. Andrea Pininfarina, che oltre ad essere stato un indiscusso elemento di spicco del made in Italy nel mondo, come Vicepresidente di Confindustria è stato un promotore dell’esigenza di creare dinamiche concorrenziali anche nell’ambito dei servizi professionali.Ricordiamo che ,sotto la “Presidenza Montezemolo”, nella sua relazione al grande convegno di Confindustria, intitolato “Concorrenza, bene pubblico” di Vicenza del Marzo 2006 l’ Ing. Pininfarina ripropose anche la necessità di liberalizzare le tariffe ,la pubblicità e le società di capitali professionali a tutela dei consumatori ,delle imprese nonchè di noi giovani professionisti.La conferma della giustezza delle sue richieste si materializzò nel decreto legge governativo di qualche mese dopo con cui di fatto vennero accolte queste istanze che hanno modernizzato un intero settore dell’economica italiana e che tanto hanno giovato anche a noi giovani professionisti - conclude Gaetano Romano Presidente dell’ U.G.A.I.Pininfarina: giovani avvocati lo ricordano come promotore della concorrenza nelle libere professioni
L'Ugai (Unione Giovani Avvocati Italiani) ha espresso un sincero cordoglio per la scomparsa di Andrea Pininfarina e lo ricorda non solo come "un indiscusso elemento di spicco del made in Italy nel mondo" ma anche come "promotore dell'esigenza di creare dinamiche concorrenziali anche nell'ambito dei servizi professionali". "Ricordiamo - scrive l'Ugai - che, sotto la presidenza Montezemolo nella sua relazione al grande convegno di Confindustria, intitolato 'Concorrenza, bene pubblico' di Vicenza del Marzo 2006 l'Ingegner Pininfarina ripropose anche la necessita' di liberalizzare le tariffe, la pubblicita' e le societa' di capitali professionali a tutela dei consumatori, delle imprese nonche' di noi giovani professionisti". Qualche mese dopo - conclude Gaetano Romano Presidente dell'Ugai - le sue richieste furono accolte e si concretizzarono in un decreto legge governativo che ha "modernizzato un intero settore dell'economica italiana e che tanto hanno giovato anche a noi giovani professionisti".
 
(Data: 08/08/2008 8.52.00 - Autore: Roberto Cataldi)
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_5880.asp
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Giorno 31.05.2008 è uscito un articolo su uno dei più diffusi settimanali dei consumatori "Il Salvagente" a pg. 25 nella rubrica "Informagiusto" che parla del  "Forum Giovani Avvocati" http://www.unionegiovaniavvocati.it/index.php
 
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“ CI CHIEDIAMO SE LE DICHIARAZIONI DELL’ ON. BORGHEZIO SUL MEDAGLIERE OLIMPICO ITALIANO NON VIOLINO LA “LEGGE MANCINO”

 
“Abbiamo letto con stupore le dichiarazioni dell’ europarlamentare della Lega Nord On. Mario Borghezio secondo cui le medaglie olimpiche italiane “dimostrano la superiorità etnica dei padani, anche in questo campo” – dichiara Gaetano Romano Presidente dell’ Unione Giovani Avvocati Italiani.Come Giovani Avvocati ci chiediamo se l’On. Borghezio non possa avere in questo caso violato la Legge 205/93, meglio conosciuta come Legge Mancino, recante norme in tema di “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”.Invero questa legge all’art .1 alla lettera a) punisce anche “chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico“ .Stando alle dichiarazioni pubblicate su vari organi di stampa l’On. Borghezio si sarebbe riferito proprio ad una presunta superiorità etnica di un gruppo , tale “padano” ,comunque non definito, nè definibile.E’ da valutarsi, a nostro parere, quindi la compatibilità giuridica delle dichiarazioni dell’europarlamentare leghista con la Legge Mancino considerando anche il fatto che non esiste nemmeno una popolazione “padana” - conclude Gaetano Romano Presidente dell’ U.G.A.I.
 
 
ADNK (FDG) - 14/08/2008 - 15.50.00
NOTIZIE FLASH: 2/A EDIZIONE - LO SPORT (8)
 
ZCZC ADN0626 3 FDG 0 ADN FDS NAZ NOTIZIE FLASH: 2/A EDIZIONE - LO SPORT (8) = Roma."Abbiamo letto con stupore le dichiarazioni dell' europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio secondo cui le medaglie olimpiche italiane 'dimostrano la superiorita' etnica dei padani, anche in questo campo'. Come Giovani Avvocati ci chiediamo se Borghezio non possa avere in questo caso violato la Legge 205/93, meglio conosciuta come Legge Mancino, recante norme in tema di 'Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa'". E' quanto afferma Gaetano Romano, presidente dell' Unione Giovani Avvocati Italiani (Ugai). "Invero questa legge all'articolo 1 alla lettera 'a' -continua Romano- punisce anche 'chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale o etnico'. Stando alle dichiarazioni pubblicate su vari organi di stampa Borghezio si sarebbe riferito proprio ad una presunta superiorita' etnica di un gruppo, tale 'padano',comunque non definito, ne' definibile"."E' da valutarsi, a nostro parere quindi -sottolinea Romano- la compatibilita' giuridica delle dichiarazioni dell'europarlamentare leghista con la Legge Mancino considerando anche il fatto che -conclude- non esiste nemmeno una popolazione 'padana'". (Pab/Col/Adnkronos) 14-AGO-08 15:49 NNNN
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Il Governo nazionale - sollecitato dal Consiglio Nazionale Forense e da alcune associazioni forensi - sembra intenzionato a porre mano alla riforma dell’ordinamento professionale forense. Noi ,giovani avvocati, riteniamo deleteria questa proposta promanante ,in particolare, dagli esponenti dell’avvocatura cassazionista. Non è infatti ,in favore degli avvocati, la previsione della formazione coattiva che tanto grava, quasi ovunque, in termini di esborso economico e di sottrazione di tempo all’attività professionale di ciascun professionista. Non è nell’interesse dei giovani avvocati, che i componenti del CNF – già tutti cassazionisti - chiedano l’abolizione dell’ attuale sistema di abilitazione automatica al patrocinio in Cassazione dopo un certo numero di anni di anzianità professionale. Non è nell’interesse della base degli avvocati introdurre l’assicurazione civile obbligatoria , che aprirebbe il varco ad un aumento vorticoso di cause, magari pretestuose, per responsabilità professionale dei legali (come già avviene per i medici). Da ricusare altresì la tenuta, presso gli ordini, di elenchi degli avvocati specialisti , nonché  la facoltà per il CNF di determinare il livello ,non solo dei contributi annuali obbligatori a carico dei cassazionisti, ma anche quelli degli avvocati iscritti negli altri albi ed elenchi. Parimenti da stigmatizzare la possibilità , per gli Ordini locali, di cancellare gli avvocati che ,persino con una media anzianità professionale, non raggiungendo un reddito minimo  prestabilito, non verrebbero magari ritenuti esercitanti la professione con continuità. Costoro - al fine di evitare la cancellazione d’ ufficio – contribuirebbero ad una progressiva corsa all'accaparramento di clientela con un aumento esponenziale del contenzioso processuale.  Gli ordini locali poi - con la controriforma - avrebbero il non invidiabile mandato di tramutarsi quasi in “controllori fiscali” - d’intesa con gli uffici finanziari – circa i redditi professionali (anche al di sotto di un minimo) degli iscritti. Ci stupiamo che la maggior parte degli ordini locali abbia avallato un progetto che decreterà ,assai probabilmente, la riduzione quasi totale del proprio spazio d’azione. La proposta ,onusta di richiami a “regolamenti” emanandi dal Consiglio Nazionale Forense, si denota infatti per un’ impostazione autoritaria ed accentratrice; si va dal potere ispettivo del CNF in relazione ai procedimenti disciplinari locali agli iscritti, fino addirittura ai “commissari” ,inviati presso gli ordini territoriali, per ovviare alle eventuali omesse revisioni degli albi finalizzate anche alle cancellazioni coattive degli avvocati per reddito ritenuto troppo basso. Spiace che gli ordini locali non abbiano saputo o voluto - innanzi al C.N.F - difendere gli interessi dei propri rappresentati. Dato per assodato che il Consiglio Nazionale Forense dovrebbe in teoria rappresentare anche i giovani avvocati e le donne, e che invece è composto solo da avvocati cassazionisti e - unico caso nel continente europeo - da 26 componenti tutti di sesso maschile , ci siamo chiesti che tipo di rappresentatività abbiano gli ordini locali. Dai dati raccolti dall’ Unione Giovani Avvocati Italiani ,pubblicati sulla stampa nazionale, risulta che ,su un campione di circa 80.000 avvocati di Ordini di tutte le dimensioni ed aree geografiche, la percentuale nazionale di votanti alle elezioni per il rinnovo degli ordini locali 2008 è stata inferiore al 45% .Nei due più grossi fori italiani la percentuale scende clamorosamente al 32% (Roma) ed al 33% (Milano).La mancanza di rappresentatività degli ordini locali non giustifica ,a nostro parere, l’accondiscendenza al quasi “funerale” della propria autonomia istituzionale e gestionale, decretato dalla proposta del CNF .Organismo, il CNF, i cui componenti, ricordiamo, non sono votati direttamente dalla base degli avvocati. Ma quale tipo di legittimazione avrebbero quelle associazioni ,che hanno avallato la proposta di riforma, e  che hanno ritenuto di richiedere di essere riconosciute dal cd Congresso Nazionale Forense (pagato dalla base degli avvocati) ? I giovani avvocati si sono adoperati per verificare il mai controllato indice di partecipazione degli avvocati alle elezioni per votare - presso i vari Fori italiani - i cd delegati congressuali. Tra i pochi siti internet degli ordini locali forensi che hanno pubblicato i dati relativi agli avvocati votanti ci sono Milano e Bologna (che ospitava il Congresso) ; ebbene, in questi due Fori hanno votato ufficialmente rispettivamente addirittura meno del 6% e del 4% degli aventi diritto al voto. Siamo ben consapevoli che, presumibilmente, le percentuali negli altri Fori non siano dissimili. Alla luce di tutto ciò, sarebbe più opportuno convocare un referendum tra gli avvocati, per verificare il grado di contrarietà alla proposta di riforma che graverà giustappunto sulla base della classe forense. Completando l’analisi della proposta di controriforma del C.N.F. si nota la previsione di un accesso alla professione inutilmente farraginoso ed improponibile, perchè, se da una parte renderà quasi impossibile il superamento dell’esame, dall’altra non apporterà alcun beneficio a chi è già avvocato, essendo i neoavvocati, per tanti anni, quasi “innocui” sul piano della concorrenzialità professionale. Altra efficacia immediata avrebbe avuto , in favore dei giovani avvocati, la previsione del prepensionamento per gli avvocati ultrasessantacinquenni in modo tale da liberare la gran parte del contenzioso processuale. Negativa ,in particolare, la previsione delle scuole forensi a pagamento che graveranno ,in termini di perdite di tempo e di danaro, sui praticanti avvocati, nonché sugli studi legali che avranno a disposizione - solo part time - i giovani colleghi. Manca colpevolmente nella proposta, la previsione della partecipazione alle società professionali da parte dei soci di mero capitale, la qual cosa invece garantirebbe non solo di ampliare la struttura degli studi professionali, ma di dare occupazione e sostegno economico ad un maggior numero di giovani avvocati. L’eventuale mancanza di indipendenza e di autonomia dell’avvocato ,rispetto a chi apporterebbe il capitale esterno, è una favola a cui non crede più nessuno, anche perché lo stesso discorso si potrebbe obiettare per quegli studi legali che vivono sulla base di “pratiche” ricevute per amicizie politico-elettorali. Per fortuna è già stata abolita quella norma voluta dal regime fascista che era atta ad impedire la mera associazione tra professionisti ,vista come possibile strumento ,per gli avvocati ebrei cancellati dall’albo, di esercitare in modo “mascherato” la professione. In quel contesto è purtroppo storicamente provato - come i giovani avvocati italiani hanno ricordato nel “Giorno della Memoria” - che il Consiglio Superiore Forense non esitò a rigettare con una “decisione - standard” ed in un’unica serie di sedute tra il 17 ed il 19 dicembre 1940 – i ricorsi disperati degli avvocati ebrei avverso le invereconde cancellazioni dall’ albo ordinario a seguito della famigerata legge razziale n. 1054/39. Anche la parte della controriforma  riguardante la pubblicità ,le tariffe e il patto di quota lite è da ritenersi anacronistica perché reintrodurrebbe l’impossibilità ,per gli avvocati che lo volessero, di usufruire,in modo facoltativo, degli strumenti concessi della Legge Bersani. Paradossalmente, ad esempio, la proposta ripristinerebbe il divieto di patto di quota lite che era previsto dal codice civile per evitare che gli avvocati potessero guadagnare grosse cifre, ben più del normale tariffario, dai contenziosi processuali. Mutuando alcune dichiarazioni ,rese da uno dei due VicePresidenti Ugai , Manuela Mongili, in un’ intervista all’interno del rapporto "Urge ricambio generazionale" voluto dal CNEL ed edito da "Rubbettino", riteniamo che “l’avvocato giovane deve trovare quelle condizioni che soddisfano sia il cliente che l’avvocato, ma in un momento di crisi come questo è utopico pensare di potersi vincolare a una tariffa”. Su questi (ed altri) punti ,nelle scorse settimane, è intervenuto l’Antitrust che sostanzialmente ci ha dato ragione su molti punti della segnalazione presentata nel marzo 2007. Siamo rimasti invece perplessi dal fatto che ,le nostre richieste contro la formazione coattiva a spese degli avvocati, non siano state recepite all’interno dell’ indagine conoscitiva dell’ AGCM, specie alla luce del fatto che anche i grandi media di massa se ne stanno occupando. Dovrebbero fare infatti riflettere le recenti dichiarazioni del Presidente di Altroconsumo, Avvocato Martinelli, sul “Magazine” del Corriere della Sera del 05.03.2009 secondo cui “si è creato un mercato della formazione. Un business, non c’è dubbio. Ci sono avvocati che si sono messi a fare questo di mestiere”. Secondo i calcoli indicati , nello stesso articolo, dal giornalista Agostino Gramigna, sarebbe di “100 milioni di euro il potenziale giro d’affari della formazione”. Non sarebbe l’ ora che gli altri ordini locali seguissero l’esempio dell’Ordine degli avvocati di Roma che ha sostanzialmente reso facoltativa - ove non sia possibile garantirne la gratuità - la formazione per i propri iscritti?

                                                                              

                                              Gaetano Romano

                                                                                  Presidente Unione Giovani Avvocati Italiani

      

 
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“PIU’ DI 200 MILA AVVOCATI IN ITALIA? DATI TUTTI DA DIMOSTRARE. I GIOVANI AVVOCATI PROPONGONO IL PREPENSIONAMENTO OBBLIGATORIO PER GLI AVVOCATI ULTRASESSANTACINQUENNI”
 
“Nel condividere interamente l’autorevole relazione del Primo Presidente della Cassazione Dott. Carbone, ci sentiamo però di avere molti dubbi sul numero di avvocati in Italia desunto dai dati del Consiglio degli ordini forensi d'Europa. Quei dati sono comunicati periodicamente dal Consiglio Nazionale Forense proprio al CCBE; non essendoci tuttavia ad oggi alcun albo nazionale degli avvocati, ci chiediamo su quali basi il C.N.F. possa indicare al CCBE il numero esatto di avvocati presenti in Italia. Invitiamo pertanto il CNF a fornire alla pubblica opinione il dato diviso per ogni ordine locale forense in modo da poterlo verificare” Riteniamo, a nostro parere, molto più probante il numero reso dal Censis nel 2006 secondo cui gli avvocati erano 158.000, contro 183.044 ingegneri ed addirittura 377.726 medici. Si desume come, se il trend fosse confermato negli ultimi due anni, gli avvocati sarebbero meno degli ingegneri e meno della metà dei medici. Rifacendoci allo studio della Banca d’Italia richiamato oggi dal Primo Presidente della Cassazione, è utile ricordare che, nell’ambito dell’avvocatura, la maggiore concorrenza può portare a una riduzione del prezzo del servizio per i consumatori. Ciò a nostro parere permette a tantissimi cittadini di potersi difendere con spese non ingenti. Ogni riforma tendente a ridurre la concorrenza nella professione forense, danneggerebbe in primis i cittadini che vedrebbero aumentate le tariffe professionali. Per questo siamo pronti a scendere in piazza contro il Governo in difesa del consumatore, delle imprese e del loro diritto a potersi difendere con un costo il più basso possibile.In ogni caso anche qualora il problema fosse il numero di avvocati, proponiamo il prepensionamento per gli avvocati ultrasessantacinquenni in modo tale da liberare la gran parte del contenzioso processuale in favore dei giovani avvocati e di quelli che stanno per diventarlo “
 
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Intervento di Daniela Marchesi su lavoce.info
 
 
"L’ipotesi di ricorrere al numero chiuso per contenere l’eccesso di domanda di giustizia non mi sembra, però, una proposta condivisibile. Il fatto che si rilevi una correlazione tra numero dei processi e numero degli avvocati non dà indicazioni chiare sulle relazioni di causalità tra i due fenomeni: è possibile che ciò si verifichi perché gli avvocati, quando sono troppi, cercano di procurarsi il lavoro alimentando la domanda di giustizia, cosa che giustificherebbe il numero chiuso. Ma è altrettanto possibile che, invece, vi siano più avvocati dove vi è più litigiosità, proprio perché vi è più lavoro e vi sono più opportunità. In tal caso, il numero chiuso sarebbe una distorsione imposta dall’alto e porterebbe più danni che vantaggi, quali ad esempio rendite e inadeguatezza del servizio.
Assai più neutro e con maggiori garanzie di successo sarebbe invece un intervento che modifichi la formula di determinazione dell’onorario degli avvocati, attualmente a prestazione, in una modalità a forfait, che favorirebbe un concorrenza virtuosa tra i legali incentivando l’alleggerimento dei fascicoli processuali e riducendo i tempi dei processi.
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http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001047.html

PERCHE' ALL'ORDINE NON PIACE LA CONCORRENZA

di Daniela Marchesi 07.04.2009

A più di due anni dal decreto Bersani, i servizi professionali appaiono ancora assai poco concorrenziali. La riforma è stata sostanzialmente annullata dall'azione degli ordini, che hanno utilizzato i codici deontologici per ridurre al minimo i cambiamenti, soprattutto sulla disciplina delle tariffe e la pubblicità. Ma mettere all'indice i minimi tariffari ha un valore più simbolico che di sostanza. In ambito legale, la regola da smantellare è quella che determina l'onorario degli avvocati secondo il numero degli atti svolti. Per passare alla parcella a forfait.
L’indagine conoscitiva dell'Autorità per la concorrenza sulla liberalizzazione degli ordini professionali ripropone la questione della mancanza di concorrenza nel mercato dei servizi professionali. E in modo particolare in quello dei servizi legali.

LA SCAPPATOIA DEL CODICE DEONTOLOGICO

L’indagine conoscitiva analizza i codici deontologici adottati dai principali ordini professionali: la maggioranza contiene disposizioni in materia di compensi, di attività pubblicitaria e di organizzazione societaria dell’attività professionale che risultano ingiustificatamente restrittive della concorrenza. Il risultato generale è che a due anni e mezzo dal decreto Bersani, il settore appare ancora assai poco concorrenziale e gli effetti della riforma sono stati sostanzialmente annullati dall’azione degli ordini, che soprattutto attraverso i codici deontologici, hanno ampiamente utilizzato gli spazi concessi dalla legge per ridurre all'indispensabile i cambiamenti, specialmente riguardo la disciplina delle tariffe minime e fisse e la pubblicità.
Fra tutte le politiche attuate dai diversi ordini in conseguenza del decreto Bersani, l'Autorità ritiene che richiedano maggiore attenzione quelle intraprese dal Consiglio nazionale forense, sia per la decisa resistenza al cambiamento, sia “in quanto proveniente da professionisti del settore legale e quindi idonea a rappresentare una guida per gli appartenenti alle altre categorie professionali”.
In particolare, i punti principali su cui l’Autorità propone di intervenire sono l'eliminazione delle tariffe minime e l'apertura alla pubblicità.
Come prevedeva il decreto Bersani nella formula originaria, prima degli ammorbidimenti introdotti in sede di conversione in legge, nuove modifiche normative dovrebbero rendere automatica l’abrogazione di qualsiasi disposizione legislativa e regolamentare che stabilisca tariffe minime o fisse e non solo di quelle che tali tariffe rendano obbligatorie. L’idea sottostante è che se tali tariffe restano anche solo a scopo orientativo, lo sviluppo di una reale concorrenza sui prezzi non può svilupparsi: l’esistenza di una griglia di tariffe di riferimento fa da regola sia nella definizione degli onorari in sede di computo delle spese in sede giudiziaria, sia nelle decisioni relative alla concessione del parere di congruità della parcella, che gli ordini sono chiamati a emettere quando sorgano questioni, anche tra cliente e professionista, sull’ammontare del compenso da liquidare. Di conseguenza, indirettamente tutto il mercato finisce per rimanere ancorato a tali prezzi di riferimento.
Si dovrebbero sottrarre agli ordini i poteri di controllo, ossia di verifica della trasparenza e veridicità, sull’attività di pubblicità svolta dai professionisti, previsti dal decreto Bersani. Dall’indagine svolta dall’Autorità sui diversi codici deontologici emerge infatti che, per via di tale potere, sono state imposte serie limitazioni all’attività della pubblicità.

MEGLIO IL FORFAIT

L'obiettivo comune di tali proposte è di promuovere una concorrenza virtuosa che di fatto renda i prezzi segnali di qualità anche in questo settore, eliminando rendite e opacità.
In realtà, mettere all'indice i minimi tariffari ha un valore più simbolico che di sostanza. Certamente, i minimi tariffari sono inutilmente coercitivi, e sono assolutamente inidonei a svolgere un ruolo di difesa dell'interesse del cliente da inettitudini professionali: fornire questa garanzia dovrebbe invece essere compito e ruolo degli ordini.
I minimi sono però tutto sommato innocui rispetto alle distorsioni del mercato dei servizi legali. Se l'obiettivoè rendere i prezzi dei servizi professionali segnali di qualità, la regola da smantellare è piuttosto quella che governa la formula di determinazione dell'onorario degli avvocati e di alcune aree di attività di altre professioni, ossia le tariffe a prestazione. Una sorta di compenso a cottimo che fa corrispondere un prezzo a ogni atto del professionista: tanto più è elevato il numero di attività svolte, tanto più alta è la parcella. Le tariffe riguardano infatti solo i singoli atti e prestazioni che l'avvocato svolge, ma il loro numero può, per uno stesso caso, variare molto a seconda della strategia processuale scelta dal legale. Si può arrivare al paradosso per cui la parcella presentata dall'avvocato che pratica prezzi inferiori ai minimi sia più alta di quella di un altro che invece non fa sconti, ma sceglie una strategia processuale più snella e magari anche più efficace. In altri termini, a che servono pubblicità e assenza di limiti al ribasso delle tariffe se poi non si può sapere in anticipo il costo complessivo del servizio, e perciò non si è in grado di confrontare le offerte di due diversi professionisti né farsi un'idea del rapporto qualità prezzo?
Anche se si consentisse al singolo avvocato di praticare prezzi inferiori agli attuali minimi, che peraltro oggi non sono alti, e se pure contemporaneamente gli si consentisse di pubblicizzare questa sua scelta, il potenziale cliente non sarebbe comunque messo in grado di scegliere se conviene rivolgersi a questo piuttosto che a un altro professionista. Non sarebbe nemmeno messo in condizione di capire se entrare in causa gli conviene oppure no: se la parcella dipende da quanto si complicherà la contesa, un preventivo di spesa non è possibile. Il risultato in termini di concorrenza sarebbe deludente.
Inoltre, per il cliente, il fatto che un avvocato abbia svolto la causa con un gran numero di attività non è affatto garanzia di un servizio migliore, poiché questa formula incentiva comportamenti distorti: tanto più l'avvocato è abile e riesce a ridurre al minimo la contesa, tanto meno viene pagato, l'incentivo di comportamento è quello di complicare la dinamica delle contese. O quanto meno non è quello di semplificarle. In Italia, in proporzione, costa meno affrontare una causa di grande valore che una di valore modesto: da dati della Commissione Ue emerge che una causa civile quattro volte più piccola comporta costi di difesa, in proporzione al valore della causa, quattro volte maggiori. In Germania, dove gli onorari sono determinati a forfait, questa sproporzione si riduce della metà. Ciò significa che in Italia una causa civile di modesta importanza si svolge con un grado di complicazione, di lavoro professionale e impiego di risorse pubbliche vicino a quello di una causa in cui sono in gioco somme rilevanti.
E questa è la conseguenza di una formula economicamente irrazionale di determinazione delle parcelle che, oltre a dare luogo a opacità, concorre non poco alla congestione della giustizia. Se gli onorari sono a forfait, i preventivi di spesa sono possibili, così come i confronti tra le offerte di vari professionisti. In questo modo, i prezzi diventano segnali di qualità. E l'avvocato non ha incentivo ad assecondare tattiche dilatorie, né tanto meno a rendere il fascicolo più carico dello stretto necessario, perché comunque sia il compenso resta inalterato. Imporre parcelle di importo anche non completamente libero, ma forfettario, risolverebbe i problemi di concorrenza nel mercato dei servizi legali. E alleggerirebbe non poco anche la congestione della giustizia civile. Sarebbe una riforma a costo zero con vantaggi economici notevoli.

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"LA PROSPETTIVA DEL COMPENSO OBBLIGATORIO PER IL PRATICANTE AVVOCATO AIUTERA' I TIROCINANTI AVVOCATI"

Tutt'altro.Ciò determinerà l'impossibilità del praticante a potere svolgere la pratica forense in quanto gli avvocati, che già oggi prendono i praticanti con difficoltà, avranno l'interesse a non prenderli più per la pratica se dovranno pagarli.Comunque la storia dimostra che nessun praticante ha denunciato e denuncerà il titolare di studio,pena l'impossibilità a trovare un altro studio legale che lo accolga.
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"IN ITALIA CI SONO OLTRE 210.000 AVVOCATI E QUINDI CI SONO TROPPI AVVOCATI"

I dati del Consiglio degli ordini forensi d'Europa sono comunicati periodicamente dal Consiglio Nazionale Forense.Non essendoci tuttavia ad oggi alcun albo nazionale degli avvocati, su quali basi il C.N.F. può indicare al CCBE il numero esatto di avvocati presenti in Italia? Il numero reso dal Censis nel 2006 dice che gli avvocati erano 153.000.Se aggiungiamo 30.000 avvocati (ogni anno si abilitano mediamente 15.000 avvocati) abilitatisi in due sessioni (dal 2006 al 2008) scopriremo che arriviamo al totale di 183.000 avvocati.Non certo il numero di oltre 200.000 come ci dicono.
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"IN ITALIA CI SONO OLTRE 210.000 AVVOCATI E QUINDI CI SONO TROPPI AVVOCATI RISPETTO AGLI ALTRI LIBERI PROFESSIONISTI"

Secondo Censis 2006 gli avvocati erano 153.000 contro 183.044 ingegneri ed addirittura 377.726 medici.Se il trend fosse confermato in Italia attualmente ci sono medici in numero 3 volte superiore agli avvocati e molti più ingegneri degli avvocati.In effetti ad oggi risultano 207.000 iscritti all' albo degli ingegneri e quasi 400.000 medici.
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"IN ITALIA CI SONO TROPPI AVVOCATI RISPETTO AGLI ALTRI PAESI UE"

In Spagna secondo i dati CCBE ci sono 154953 avvocati, mentre in Germania 146910.In GB gli avvocati sono circa 152.000 (compresi i barristers).La Francia ha ancora più problemi di concorrenza non raggiungendo nemmeno i 50.000 avvocati in Europa.

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"GLI AVVOCATI SENTONO LA NECESSITA' DELLA PERMANENZA DEGLI ORDINI PROFESSIONALI"

Tra Gennaio e Febbraio 2008 presso tutti gli ordini Italiani si sono tenute le elezioni locali per il rinnovo dei consiglieri dell'ordine.Su campione di circa 30 ordini locali forensi (che comunque è omogeneo per numero di iscritti e territorialità su base nazionale) rappresentativi di circa 80.000 avvocati si rivela che la percentuale complessiva di votanti alle elezioni per i rinnovi degli ordini rimane sotto al 45% (su 80.948 avvocati hanno votato in 36.063) e che nei 4 ordini (Roma, MIlano, Napoli e Palermo) più grandi (pari a circa 50.000 avvocati) la percentuale si inabissa al 40%.
A Roma e Milano l'affluenza è stata rispettivamente del 33% e 32 %.Dati , non parole.
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"L'OUA E' L'ORGANISMO CHE RIUNISCE POLITAMENTE GLI AVVOCATI ITALIANI"

Nel 95% dei siti degli ordini forensi non è possibile sapere quanti siano stati i votanti per le elezioni per i delegati del cd Congresso OUA.Tra i pochissimi siti che hanno ,meritoriamente, inserito il numero dei votanti ci sono il sito dell'Ordine di Bologna (che ospitava il congresso!) ove ufficialmente non ha votato nemmeno il 4% degli aventi diritto al voto (152 votanti su 3918), e dell'Ordine di Milano ove non ha votato nemmeno il 6% degli aventi diritto al voto (800 votanti su 13782). Bastino queste cifre per capire chi (non) rappresenta quest'inutile baraccone burocratico-avvocatizio.
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"I LIBERI PROFESSIONISTI NON ACCETTANO LE DETERMINAZIONI DEL DL BERSANI"

Se leggiamo l'articolo "Tariffe minime ? Certo che no" de il Mondo (19 gennaio 2007) :

testualmente: "A sorpresa, I PROFESSIONISTI PROMUOVONO LE NORME DELLA RIFORMA". "Sono scesi in piazza per protestare contro il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani, autore del decreto di luglio sulla liberalizzazione delle professioni. Hanno minacciato la raccolta di firme contro il guardasigilli Clemente Mastella, che ha steso il disegno di legge sulla riforma degli ordini approvato dal governo. Ma, misurati sul campo, i professionisti sembrano essere molto meno anti liberalizzazioni di quanto non dicano. È ciò che emerge da un sondaggio che il Mondo ha fatto con Tomorrow Swg fra i rappresentanti di molte categorie, fra cui quelle protette da ordini e albi. Alla prima domanda (è d' accordo con l' abolizione delle tariffe minime ?) a sorpresa il 62,5% del campione (1.654 rispondenti) ha detto sì: il 26,8% "molto", e il 35,7% "abbastanza". A dire "poco" o "per niente" sono rimasti rispettivamente il 19,6% e il 14,4%, poco più di un terzo del totale (grafici in basso). Nel campione sondato, ci sono tutte le categorie che a luglio avevano manifestato con maggior determinazione (uno dei punti contestati era proprio l' abolizione delle tariffe minime) come architetti, geologi e avvocati. ..........Dopo tante polemiche, insomma, i più sembrano essere d' accordo con Bersani e Mastella. Alla seconda domanda (è favorevole alla pubblicità dei titoli, delle specializzazioni, delle caratteristiche e dei costi delle prestazioni professionali ?) ben il 72,5% ha risposto di sì, con solo il 16,6% di contrari. ............. P.Bol. "
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"L'ABOLIZIONE DELL'OBBLIGATORIETÀ DELLE TARIFFE MINIME PORTA ALLA DEQUALIFICAZIONE DELLA PROFESSIONE"

Tutto il contrario.La concorrenza porta il professionista a dovere migliorare la prestazione messa in concorrenza con altre.Dove c’è concorrenza - e la Corte Costituzionale n.189/01 a proposito ha dichiarato che “i servizi legali sono naturalmente concorrenziali” - , il livello delle prestazioni necessariamente si eleva.
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"CON L'ABOLIZIONE DELLE TARIFFE MINIME E DEL DIVIETO DI PATTO DI QUOTA LITE I PROFESSIONISTI GUADAGNERANNO DI MENO"

Falso.A due anni di distanza non abbiamo dati per cui ci sia stato alcun consumatore scontento o un avvocato che abbia guadagnato di meno.Questo perchè andare sotto i minimi è solo una facoltà dell'avvocato non un obbligo.Infatti moltissimi continuano ad applicare i minimi.Sul patto di quota lite è evidente che anche questo sia una facoltà non un obbligo;in secondo luogo è noto come il patto d quota lite dia grandi guadagni a fronte di misere parcelle ordinarie.Non per niente il vecchio articolo del codice civile lo vietata affinchè l'avvocato non guadagnasse troppo ai danni del cliente.
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"DELL'ABOLIZIONE DELLE TARIFFE MINIME HANNO USUFRUITO LE BANCHE E LE AZIENDE CHE PRENDONO AVVOCATI SCARSI CHE SI ACCONTENTANO DI ESSERE PAGATI SOTTO IL MINIMO"

Ma se sono scarsi come si può pensare che le banche si affidino a loro? Le aziende vogliono i migliori ,non i peggiori.Ancora una falsità.
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"LA PROFESSIONE DI AVVOCATO È DEQUALIFICATA"

Strano che questa frase venga da chi dovrebbe difendere il buon nome dell'avvocatura ed invece vi getta fango".Da un sondaggio Doxa di Milano pubblicato in un articolo de “Il Mondo” del 30.11.2007 risulta che ,per gli italiani, gli avvocati sono ritenuti , tra tutti i professionisti, quelli dotati della più “alta preparazione culturale e professionale” .Nondimeno ,secondo una ricerca recentissima commissionata dal Consiglio Nazionale Forense al Censis ed all’Università Roma Tre, ben il 66,5% dei clienti ritiene che i servizi degli avvocati siano in linea con la proprie aspettative.
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" SE NON CI FOSSE L'ESAME DI AVVOCATO SAREMMO SOMMERSI DI NUOVI AVVOCATI"

In Spagna (ove non esiste alcun esame di avvocato) gli iscritti all'ordine sono di meno che in Italia ove esiste l'esame di avvocato
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"LA FORMAZIONE COATTIVA FORENSE SERVE PER AVERE AVVOCATI ALL'ALTEZZA DI DIFENDERE I CITTADINI"

Allora questo significa che bisogna abolire l'esame di avvocato.,A che serve l'esame (dato che non scrimina chi può fare l'avvocato da chi non può farlo)?
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"MENO AVVOCATI SIGNIFICA PIÙ QUALITÀ"

Tutto il contrario.Con meno avvocati ci sarà meno concorrenza e quindi meno possibilità di migliorare il servizio professionale.
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"IL CNF RAPPRESENTA TUTTI GLI AVVOCATI."

Se guardiamo al contenuto della norma che lo istituisce sembra così.Sostanzialmente no, perchè non ci sono giovani avvocati (per legge) e donne.
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"LA FORMAZIONE PROFESSIONALE È DI GIOVAMENTO A COLLEGHI E CONSUMATORI"


E' tutto il contrario.Le spese (e le perdite di tempo) dovute alla formazione vengono spostate dagli avvocati poi sui consumatori con più alte tariffe.
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"LA FORMAZIONE AUMENTA LA QUALITÀ ED È RICHIESTA DAI CONSUMATORI"

Nessuna associazione dei consumatori ha mai chiesto che gli avvocati facessero formazione.Sull'aumento della qualità con la formazione basta avere riguardo a come i Colleghi assistono alle lezioni.Facendo tutt'altro (leggendo fascicoli, libri, lavorando al notebook etc)
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"L'ESAME OBBLIGATORIO PER CASSAZIONISTA RIQUALIFICHERÀ CHI PATROCINA IN CASSAZIONE"

Allora ciò significa che quelli che sono diventati avvocati senza esame (il 99%) sono inadatti a rimanere in quell' alboi.Dovrebbero rifare l'esame.La mancata concorrenza tra i Cassazionisti produrrà maggiori tariffe per i consumatori.
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"L' ACCESSO A NUMERO CHIUSO RIGOROSO FARÀ STARE MEGLIO CHI È GIÀ AVVOCATO"

In teoria questo sarebbe vero tuttavia senza nuovi accessi mancheranno i soldi delle pensioni per gli attuali avvocati.E poi gli avvocati per i primi 5 anni non guadagnano quasi niente.Che serve eliminarli dal mercato? Sarebbe meglio porre un prepensionamento a 65 anni per gli avvocati in modo da liberare la gran parte del contenzioso processuale in favore dei giovani avvocati e di quelli che lo stanno per diventare.
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"PIÙ AVVOCATI VUOL DIRE PIÙ CAUSE"

E chi l'ha detto che non è il contrario? Ci sono abbastanza avvocati perchè ci sono parecchie cause.Un certo numero di avvocati poi garantisce che le cause saranno trattate con più attenzione rispetto al fatto che pochi avvocati trattino moltissime cause
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"L'ESAME DI AVVOCATO E' DIVENTATO RIDICOLO"

Anche queste affermazioni, oltre che false, portano i cittadini a pensare che gli avvocati iscritti agli albi siano degli ignoranti.La percentuale nazionale degli ammessi all'esame di avvocato è SOLO del 35%.Tra l'altro qui ci sono due articoli del Sole 24Ore dove si dimostra che l'esame di avvocato è il più difficile tra tutte le professioni (solo 35% dei promossi)

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=HS2UX

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=HS3VP

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"CANCELLARE GLI AVVOCATI CON UN REDDITO MINIMO SIGNIFICHERÀ AUMENTARE LA QUALITÀ DELLA PROFESSIONE"

Tutto il contrario.La qualità del servizio professionale sarà a rischio se si dovrà andare alla ricerca di cause per mantenere il reditto alto e quindi l'iscrizione all'albo.Aumenteranno quindi il numero di cause.
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http://www.deltanews.it/evidenza/marzo09/090309.htm
Unione Giovani Avvocati italiani: Avvocatura Istituzionale ancora preclusa alle donne
 
“Nella giornata dedicata a tutte le donne, il Presidente dell’Unione Giovani Avvocati Italiani ricorda che da una loro indagine condotta qualche tempo fa all’interno di quasi tutti i singoli Consigli Nazionali degli Avvocati d’Europa (quindi anche oltre i limiti dell’Unione Europea) – risulta “ incredibilmente, che solo l’Italia sembri non avere alcuna donna Consigliere Nazionale. Persino la Turchia vanta una donna all’interno dell’ “Executive Board of The Turkish Bar Association”. “In Italia invece - continua Romano - il Consiglio Nazionale Forense, massimo organo istituzionale forense, è composto da 26 componenti, tutti uomini. Si potrebbe pensare che ciò è dovuto alla poca presenza femminile nell’avvocatura ma ciò è smentito dal fatto che la media delle donne italiane iscritte all’Albo degli Avvocati (36%) è in linea con la media delle donne avvocato nel continente europeo (287.232 pari a circa il 35%). Sono quindi precluse sostanzialmente alle donne avvocato le posizioni di vertice dell’avvocatura e c’è poco da attendersi in termini di riforme da un organismo nazionale forense composto esclusivamente da uomini. E’ molto grave che una categoria che si vanta di difendere i diritti dei cittadini, non abbia ancora pensato a quote di donne all’interno dell’organismo nazionale forense” conclude il Presidente dell’ U.G.A.I., Gaetano Romano.
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Domenica 05 Aprile 2009 (L'ARENA DI VERONA E IL GIORNALE DI VICENZA)
NAZIONALE,
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Maria Stella Gelmini
BRESCIA
Il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini si è detta «d’accordo con Massimo Cacciari sull’abolizione del valore legale del titolo di studio». Si è pronunciata in tal senso venerdì sera nel corso di un incontro pubblico tenutosi a Castenedolo, in provincia di Brescia, incontro al quale, oltre a lei, ha partecipato anche il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. Proprio il filosofo, intervenendo poco prima, aveva lanciato la proposta.
«Sono d’accordo sull’abolizione del valore legale del titolo di studio», ha detto la Gelmini, prendendo la parola per le conclusione. «Perché non siamo partiti in questa direzione? Perché, su un tema così forte, anche dall’opposizione, servono più voci che si levino nella direzione del professor Cacciari. È un elemento per introdurre competizione, per rendere più virtuoso il sistema. Ma oggi da una parte dell’opposizione non c’è la disponibilità a ragionare su questo tema. Su temi come questo occorre una trasversalità. Perché su alcuni temi le lobby sono molto forti, sia nell’opposizione che nella maggioranza».
All’incontro di Castenedolo veniva presentato il libro di Bruno Vespa Viaggio in un’Italia diversa, presenti, oltre al ministro Gelmini e a Cacciari, l’autore, Mino Martinazzoli e il filosofo Emanuele Severino.
L’Unione giovani avvocati italiani ha apprezzato la presa di posizione della Gelmini, favorevole all’abolizione del valore legale della laurea. Ma avverte che una simile innovazione «avrebbe la sua massima efficacia solo se combinata con l’abolizione degli ordini professionali inutili e costosi (per i cittadini e per gli iscritti)».
 
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CAMPAGNA NAZIONALE U.G.A.I. 2009

BLOCCHIAMO LA FORMAZIONE COATTIVA  (VOLUTA SOPRATTUTTO DAL VERTICE DEL CNF ED ANCHE DA CAMERE PENALI,  AIGA, OUA E CAMERE CIVILI) A SPESE DELLA BASE DELL'AVVOCATURA  

AIUTACI A DIFENDERE LA TUA AUTONOMIA ED INDIPENDENZA DI PROFESSIONISTA LIBERO DAL CNF E DELLE ALTRE ASSOCIAZIONI FORENSI

 

NO AGLI ORDINI PROFESSIONALI = NO AI CONTRIBUTI ANNUALI OBBLIGATORI  ED   ALLE SPESE PER LA FORMAZIONE OBBLIGATORIA A CARICO DEGLI AVVOCATI  = TARIFFE PIU’ BASSE PER I CONSUMATORI

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PREPENSIONAMENTO AVVOCATI ULTRASESSANTACINQUENNI = RESTITUZIONE AL MERCATO DI CIRCA IL  70 % CONTENZIOSO PROCESSUALE = MAGGIORI GUADAGNI  PER I GIOVANI AVVOCATI

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COMUNICATO STAMPA
GIOVANI AVVOCATI ITALIANI : “NON CONDIVIDIAMO LA SCELTA DELLA COLLEGA SERRACCHIANI PER FRANCESCHINI. NOI CON BERSANI.”
“Noi non dimentichiamo ciò che Pierluigi Bersani ha fatto ,da Ministro, in favore dei giovani professionisti, dei consumatori nonché degli apparati produttivi del Paese. Per questo motivo per noi giovani è naturale sostenere l’ex Ministro dello sviluppo economico affinché il PD riprenda il cammino di rinnovamento e di sviluppo “Abbiamo tra l’altro appreso con sorpresa dalla stampa il supporto che l’On. Debora Serracchiani ritiene di dovere dare all’altro competitor, On. Franceschini, che non ha mai espresso proposte di liberalizzazioni in favore dei giovani professionisti. Comprendiamo che l’Avv. Serracchiani adesso sia un parlamentare europeo, tuttavia sarebbe opportuno ,a nostro parere, che non dimenticasse di essere una Collega e quindi potesse determinare le sue scelte in base agli esponenti politici che hanno dimostrato fattivamente di avere in mente l’interesse dei giovani”

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COMUNICATO STAMPA

 

GIOVANI AVVOCATI : “PLAUDIAMO ALL’APPELLO ODIERNO DEL PRESIDENTE MARCEGAGLIA SULLA NECESSITA’ DI NUOVE LIBERALIZZAZIONI ; SI COMINCI CON LE LOBBY PROFESSIONALI”

 

“Condividiamo l’appello, all'incontro Nielsen a Santa Margherita di Pula (Cagliari), svolto oggi dal Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, secondo cui è l’ora di dare inizio a riforme impopolari che vanno a toccare lobby e privilegi” “E’ da anni che anche noi chiediamo la liberalizzazione delle professioni, autentiche zavorre non solo per l’economia italiana, per i consumatori e per le imprese, ma anche per i giovani professionisti.L’ultimo tentativo di modernizzazione del sistema degli ordini professionali, attraverso l’abolizione del vincolo delle tariffe minime e del divieto di pubblicità, risale alla Legge Bersani del 2006. L’appello per una forte dose di liberalizzazioni in tutti i settori dell’economia viene da un contesto , quello imprenditoriale , che è il vero motore dell’economia italiana , a differenza di quello corporativistico delle lobby professionali che rimane avvitato su se stesso ed impermeabile alla modernizzazione.La liberalizzazione delle professioni è una delle cosiddette riforme a costo zero che produrrebbe sicuramente un aumento del PIL nazionale, oltre a creare dinamiche concorrenziali virtuose a beneficio di tutti”

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http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=24484
Con la prefazione dell'ex Ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, L'Assedio svela i retroscena dei pacchetti di liberalizzazioni voluti dal Governo Prodi. A raccontarli sono Antonio Lirosi, ex-consigliere dell'allora Ministro Bersani e attuale dirigente al Ministero dello Sviluppo Economico, ed Enrico Cinotti, giornalista de "Il Salvagente". Che fine hanno fatto le "lenzuolate" promosse dal ministro Bersani? Dove sono finite le misure varate durante il governo Prodi? E chi le ha volute e le vuole tuttora... contrastare? In un libro dal titolo L'Assedio, Antonio Lirosi ed Enrico Cinotti raccontano, a tre anni dal primo pacchetto di liberalizzazioni e a due dal secondo i retroscena di chi si oppose venendo allo scoperto - tassisti, farmacisti, avvocati, banche, assicurazioni per primi - ma anche il lavorio di contrasto dietro le quinte, operato dalle lobbies e dai potentati economici, con la complicità di esponenti influenti dei partiti politici. Di destra e di sinistra.Nel libro che si fregia della prefazione del fautore delle liberalizzazioni, Pier Luigi Bersani, anche lo stato dell'arte di quei provvedimenti. Mentre la crisi economica morde il potere d'acquisto dei consumatori, non mancano i tentativi delle corporazioni colpite di mettere in discussione le liberalizzazioni.Il libro è completato da un'appendice, di valore d'uso pratico, grazie alla quale ogni consumatore potrà, misura per misura, capire cosa era previsto, qual è lo stato dell'arte e quali sono tuttora i nuovi diritti e le opportunità di risparmio, con alcuni nuovi dati sui risultati ottenuti:oltre 480 mila famiglie nel 2008 hanno ottenuto automaticamente dalla loro banca la cancellazione dell'ipoteca sulla casa dopo l'estinzione del mutuo senza più bisogno di rivolgersi ad un notaio. Il risparmio complessivo è stimabile in 100 milioni di euro; sono in aumento i clienti che cambiano banca senza più essere obbligati a pagare spese fisse di chiusura del conto corrente. Nel 2007 sono stati 2 milioni e trecentomila; ammonta a circa 2 miliardi di euro la cifra annua risparmiata dagli utenti di telefonia mobile dall'eliminazione delle commissioni fisse per la ricarica delle schede prepagate; sono 2.986 le parafarmacie attive al 1 luglio 2009, di cui 2.497 sono piccoli esercizi di vicinato, che vendono medicinali da automedicazione con pressi più bassi anche del 20%.

L'Assedio, di A.Lirosi e E. Cinotti edito da Aliberti Editore, pgg 153 (€12,90)

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21 lug 17:17 - POL - Giovani avvocati: incredibile Pd si lamenti rinvio riforma forense

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=907856#news_id_907856
il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l'articolo
Origine:
www.ilvelino.it
Roma, 21 lug (Velino) - “I giovani avvocati italiani rimangono basiti dal fatto che il capogruppo in commissione Giustizia del Senato, Felice Casson si lamenti del fatto che la controriforma forense sia stata rimandata in.....

 

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COMUNICATO STAMPA
“RIFORMA FORENSE; E’ INCREDIBILE CHE IL SENATORE CASSON DEL PD SI LAMENTI PER IL RINVIO DI UNA CONTRORIFORMA A DANNO DELLA BASE DEGLI AVVOCATI , DELLE IMPRESE E DEI CONSUMATORI”

“I giovani avvocati italiani rimangono basiti dal fatto che il Capogruppo in Commissione Giustizia del Senato, Felice Casson si lamenti del fatto che la controriforma forense sia stata rimandata in autunno” E’ per noi incredibile che ,in Commissione Giustizia del Senato, il PD solleciti l’approvazione di una riforma , da alcuni definita quasi fascista, voluta solo dalle gerarchie ordinistiche forensi e contraria agli interessi ,non solo della base degli avvocati, ma anche di imprese e consumatori.La controriforma forense vorrebbe reintrodurre i minimi tariffari a danno di imprese, giovani avvocati e consumatori, e vorrebbe punire la base degli avvocati ,non solo con nuove spese ed incombenze insostenibili, ma anche con misure illiberali e classiste indegne della Repubblica Italiana ,come ad esempio la cancellazione dall’albo degli avvocati per asserita mancata continuità professionale.Questa è la conferma che il Pd deve cambiare radicalmente marcia in autunno con una nuova guida nazionale finalmente degna di un centrosinistra vicina agli interessi dei consumatori , delle imprese e della base degli avvocati e quindi contraria alle richieste delle lobbies ordinistiche. “

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http://www.libertiamo.it/2009/07/22/liberalizzare-le-professioni-impresa-da-gulliver/
Liberalizzare le professioni, impresa da Gulliver
- Alcuni ragazzotti, spalleggiati da qualche deputato naive, redigono una proposta di legge sulla liberalizzazione (e sull’ammodernamento) delle professioni, la depositano grazie ai deputati alla Camera dei Deputati e puntano ad aprire un dibattito – anzi, diciamola tutta, uno scontro – interno alla maggioranza di governo, sperando che il maggior partito di opposizione scelga finalmente di fare il suo mestiere. Il tutto mentre al Senato si discute e si approva un testo corporativo e illiberale su una delle più importanti professioni, quella forense.La nostra proposta, che abbiamo chiamato “Per aprire le professioni”, è un testo di bandiera o una mossa tattica per cercare di gonfiare il petto in attesa che la controriforma dell’avvocatura giunga nell’altro ramo del Parlamento? Entrambe le cose, ma con un’aggiunta “filosofica”: l’affermazione di una diversa visione del mondo e della società. Quella del Senato, si perdoni il termine, è una vera porcheria, una controriforma corporativa dell’avvocatura che alza insostenibili barriere all’ingresso per i giovani, reintroduce le antistoriche e anticoncorrenziali tariffe ed elimina ogni scampolo di concorrenza permesso dalla legge Bersani (quel po’ che era rimasto, la gran parte è già stato vanificato dagli Ordini con pasticci interpretativi). D’altronde, come diceva ieri Gaetano Romano dell’Unione Giovani Avvocati Italiani, intervistato da Libertiamo.it, non c’è molto da aspettarsi da un sistema di partiti – tutti, nessuno escluso – che si fa quasi dettare una riforma dal Consiglio Nazionale Forense.
Domani quindi presentiamo una proposta di legge che pare battuta in partenza, sull’avvocatura e sulle altre professioni. Ma non lo facciamo perché siamo ingenui o inguaribili ottimisti: lo facciamo perché vogliamo esprimere, spiegare e comunicare con forza che “un altro mondo è possibile”. E non è il mondo preconizzato dai tanti nostri coetanei no-global e sinistrorsi: qui non si chiedono salari minimi, contratti a tempo indeterminato per tutti, lotte contro le multinazionali. E’ possibile – anche in Italia… cazzo – un mondo fatto di merito, di responsabilità, di opportunità, di competizione. A partire dalle libere professioni, che si chiamerebbero non a caso “libere”.
Provate a dire negli altri paesi ad economia avanzata che per tutelare il decoro di una professione va vietata la pubblicità di un’attività professionale sui quotidiani o su Internet. Spiegate ad un architetto di un grande studio di New York che in Italia le società di professionisti non possono assumere la forma di società di capitali. Raccontate ad un commercialista spagnolo che in Italia la sua attività è incompatibile con quella di giornalista. Vi guarderanno cercando di capire il perché di questi astrusi divieti.
Sentita questa. Ho un amico brasiliano che ha conseguito il suo PhD alla Bocconi di Milano e ora insegna in un’università americana. Qualche anno fa è venuto a trovarmi a Roma in compagnia di una sua amica. Le spiegava che in Italia abbiamo il “problema dei taxi”. Io lo guardavo, stupito e imbarazzato, parlare di un paese in cui non si riesce a liberalizzare quel settore, un paese in cui la politica viene condizionata nelle sue scelte da qualsivoglia corporazione. “I taxi?” chiedeva divertita la ragazza, forse pensando a quanto competitivo sia lo stesso settore nelle metropoli americane, o a Barcellona, a Buenos Aires, a Bangkok, a Londra. Ecco, a me quella conversazione – chissà perché – mi riportò alla mente I viaggi di Gulliver. Nel paese di Blefuscu, impero rivale di Lilliput, era stata emanato dall’imperatore un editto con il quale s’imponeva ai sudditi che volessero bere un uovo fresco, di rompere lo stesso dalla parte della punta stretta, anziché da quella della punta larga, come è normale che sia. Il tutto perché il padre del re, da bambino, si era graffiato un dito seguendo il metodo classico. Il popolo reagì violentemente a questa legge. Ci furono sei rivoluzioni. Nell’Italia di oggi, non ci s’indigna nemmeno. In attesa della rivoluzione, con il nostro disegno di legge, cerchiamo di spiegare almeno da che parte si rompe l’uovo.

 

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CONCORRENZA. Antitrust su riforma forense, plauso dei Giovani Avvocati http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=24789

CONCORRENZA. Antitrust su riforma forense, plauso dei Giovani Avvocati
22/09/2009 - 11:26

 

"Plaudiamo all'intervento del Presidente dell' Autorità Garante Concorrenza e MercatoCatricalà con cui si critica il testo di riforma forense, pendente in Commissione Giustizia al Senato, attraverso il quale si vorrebbero favorire le gerarchie ordinistiche a danno dei giovani avvocati, dei consumatori e delle imprese" dichiara il Presidente dell' Unione Giovani Avvocati Italiani, Gaetano Romano.

 

"E' molto grave che il Governo assecondi le richieste di autoreferenziali ordini professionali che produrranno ingenti danni per le imprese, per i consumatori ma anche per i propri iscritti cui - a dispetto delle sempre più corpose tasse annuali - viene inibito di svolgere la propria professione in modo da poter competere con gli altri colleghi europei. La controriforma forense, tra le altre cose, intenderebbe abolire di fatto le benefiche liberalizzazioni di Bersani".

 

L'UGAI chiede, infine, all'Antitrust di non limitarsi ad un semplice appello ma di fare tutto il possibile affinché il Governo non porti avanti l'illiberale riforma forense contro i consumatori, le imprese ed i giovani avvocati.

 

2009 - redattore: VC

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Interventi e repliche Corriere della Sera 26.09.2009

L' aggiornamento dei professionisti A proposito dell' articolo «Lo speciale balzello dei corsi di formazione per i giovani in toga» (CorrierEconomia, 21 settembre), vorrei precisare che alcune affermazioni fatte dal coordinatore della commissione per l' assegnazione dei crediti formativi del Consiglio Nazionale Forense non sono corrette. L' aggiornamento professionale, infatti, non è obbligatorio in tutto il mondo; esiste una risoluzione europea (2002/C 163/01 del 27/06/02) che lo auspica per tutte le professioni e mestieri (dall' ingegnere alla casalinga), senza però prevedere alcun obbligo. Tale risoluzione è stata tuttavia interpretata da alcuni Ordini professionali, tra i quali quello dei geologi, in modo tale da rendere obbligatorio l' aggiornamento. Va poi precisato che gli avvocati non sono stati gli ultimi professionisti ad adeguarsi a tale norma, visto che, limitandoci alle categorie più importanti, gli architetti e gli ingegneri ancora prevedono l' aggiornamento facoltativo, senza aver travisato il significato originario della suddetta Risoluzione europea. Esistono ampie frange di professionisti che stanno combattendo questa imposizione dall' alto, rivendicando invece il diritto a seguire l' aggiornamento in base alle proprie necessità e possibilità, senza ricorrere all' avvilente sistema dei crediti a punti. Chi scrive sta conducendo un' iniziativa, con oltre 750 colleghi geologi, per chiedere che l' aggiornamento sia reso facoltativo. Antonio Menghini

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http://www.lexform.it/trattazione-processo-civile/
Ci permettiamo di segnalare a tutti i praticanti e giovani avvocati, dopo averlo consultato, l'E-Book "Come evitare le insidie e i trabocchetti del processo civile!" della collana "Diritto e Processo" di Lexform.it. La particolarità è che non esiste in commercio un testo simile ,avendo il testo, un taglio pratico che affronta tutte le questioni relative alle preclusioni delle domande, eccezioni, conclusioni, richieste istruttorie, allegazioni di fatti, argomentazioni, aggiornato con la più recente giurisprudenza e normativa. Il Manuale sulle insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione, aggiornato alla riforma del processo civil 2009, è privo di divagazioni, elucubrazioni, inutili orpelli.Auspichiamo che ne venga preparato uno sul processo prenale dallo stesso taglio pratico.Il Collega Mirco Minardi , autore del libro,è anche su facebook.

 

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Presidente dell'Unione Giovani Avvocati Italiani
"Non ha avuto dubbi a stare dalla parte dei cittadini consumatori, opponendosi alle lobby". Gaetano Romano.
 "Scelgo Bersani perché è una delle pochissime personalità politiche, se non l'unica, a comprendere e risolvere le esigenze dei giovani. Gli altri fanno a gara, a parole, per occuparsene, ma alla fine nessuno ha interesse a risolverli realmente".
Così Gaetano Romano, presidente dell'Unione Giovani Avvocati Italiani (U.G.A.I.), a sostegno di Pier Luigi Bersani nella corsa alla segreteria nazionale del Pd.

 

"Secondo me Bersani - ha proseguito Romano - ha avuto l'intuizione politica più innovativa degli ultimi anni, comprendendo prima di tutti, con le sue politiche, che lo sviluppo delle dinamiche sociali porta all'emersione di una nuova figura di cittadino: il cittadino consumatore. Tra le lobby e la loro tutela, infatti - ha terminato il presidente dell'U.G.A.I. - lui non ha avuto dubbi, scegliendo di stare dalla parte dei cittadini".